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FACCIAMOCI SENTIRE 13 Luglio Lug 2015 1741 13 luglio 2015

Tsipras come Obama: è stato mitizzato troppo in fretta

La massa cerca un uomo della Provvidenza. Ma appena si sente tradita, non esita a scaricarlo. Per limitare questo fenomeno, verificatosi anche in Italia con Renzi, servirebbe una informazione più onesta.

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Alexis Tsipras, premier greco e leader del partito Syriza.

Tutti i media stanno commentando l’accordo trovato per la Grecia e i mercati finanziari stanno brindando.
Il tempo dirà quanto sarà perseguibile considerando gli ambiziosi impegni reciproci delle parti e quindi se la Grexit può dirsi definitivamente scongiurata.
In ogni caso per i greci l’accordo è stato sottoscritto da Tsipras, l’uomo che una parte importante dell’opinione pubblica internazionale, e italiana in particolare, aveva assunto al ruolo di eroe per il coraggio mostrato nella trattativa e per la grande prova di democrazia che aveva offerto al mondo sottoponendo a referendum la sua posizione.
Ad accordo raggiunto le cose stanno ancora così? Nelle prossime 48 ore il parlamento greco approverà quanto concordato nell’Eurosummit? La popolarità di Tsipras rimarrà quella che aveva dopo i festeggiamenti per la sonante vittoria del “no” al referendum?
TSIPRAS HA GIÀ PERSO L'ETICHETTA DI EROE. Nelle ultime settimane molti commentatori avevano dato a Tsipras un credito straordinario identificandolo come l’uomo che non solo avrebbe risolto i problemi greci ma anche colui che avrebbe potuto contribuire in modo sostanziale a cambiare le regole di questa Europa che certamente ha mostrato tutti i propri limiti e contraddizioni.
Il tema quindi non è se questa Europa vada cambiata (certamente si!) ma se per farlo basta un leader (che sicuramente ha il merito di aver messo all’ordine del giorno il problema) oppure non occorra un approccio più collettivo sulla base di un programma, sicuramente più lento vista la complessità e la molteplicità degli interlocutori in gioco, ma più condiviso e magari con un inferiore livello di emotività.
Credo che allo stato attuale una affermazione possa essere fatta: neanche Tsipras è l’uomo della Provvidenza.
IL PRECEDENTE DI OBAMA. Per altri aspetti era già capitato con l’elezione di Obama. Il livello di aspettativa che buona parte del mondo aveva nei suoi confronti era probabilmente superiore alle sue possibilità pur essendo il rappresentante della nazione più importante al mondo.
Non c’è dubbio che le personali caratteristiche del presidente Usa abbiano fatto registrare una disruption nei confronti delle elezioni precedenti. Su questa base tutti si aspettavano che guidasse il suo Paese, e attraverso il suo Paese, il mondo in una direzione diversa e migliore rispetto al passato.
Fine dei conflitti nelle aree critiche del pianeta, ambiente, equità e giustizia sociale con lui avrebbero dovuto fare un salto di qualità straordinariamente importante. Aspettiamo che finisca il suo secondo mandato, ma penso di poter già dire che tutto il grande entusiasmo che aveva salutato la sua prima elezione si sia notevolmente affievolito.

Anche Berlusconi e Renzi erano visti come uomini della Provvidenza

Barack Obama e Matteo Renzi.

Anche il nostro Berlusconi (comunque la si pensi) aveva sviluppato molte aspettative con la sua discesa in campo. Avrebbe dovuto «rivoltare questo Paese come un calzino».
Abbiamo visto tutti come poi sia andata realmente. Dall’altra parte della politica italiana, e in epoca più recente, lo stesso Renzi aveva catalizzato un consenso difficile da confrontare con altri leader negli ultimi decenni.
Senza dare giudizi di merito che non mi spettano, con le ultime elezioni regionali il suo consenso è sceso in modo consistente e anche lui è entrato a far parte del club “quelli che dovevano essere gli uomini della Provvidenza”.
Cohn Bendit ha scritto che «la vecchia teoria della sinistra è che sono le masse a fare la storia». Lo stesso è invece più propenso a sostenere che siano le personalità a fare la storia.
BASTA POCO PER ESSERE MITIZZATI. Io credo che nella complessità del terzo millennio, con lo straordinario sviluppo che hanno avuto le comunicazioni, la verità sia nel mezzo. I casi citati sono infatti, secondo la mia opinione, la conferma di come nel mondo attuale basti poco per essere “mitizzati” ma contemporaneamente anche la dimostrazione di come basti altrettanto poco per perdere la propria (buona) reputazione.
Le masse, per dirla alla Bendit, attraverso i media sviluppano fenomeni di condivisione estremamente rapidi rispetto al passato e chiedono soluzioni eque (dando però spesso a questo valore un significato non omogeneo) e soprattutto rapide.
Questo fa sì che da un lato abbiano sempre la necessità di identificarsi in un leader (detto più banalmente, in un salvatore della Patria) essendo però disponibili a cambiarlo rapidamente qualora lo stesso non risponda altrettanto rapidamente alle loro aspettative.
LE MASSE VANNO INFORMATE A DOVERE. Il tema nuovo portato dai moderni sistemi mediatici è che le masse andrebbero correttamente informate, andrebbe spiegato loro in modo chiaro e semplice la realtà delle cose e con grande trasparenza senza necessariamente farlo in modo strumentale per guadagnare qualche punto nei sondaggi e/o alle prossime elezioni.
Molti sostengono che non ci siano più i leader di una volta. Io non sono d’accordo. Se Alcide De Gasperi avesse dovuto operare nel sistema mediatico attuale non credo che sarebbe ricordato come il grande statista che è stato alla sua epoca.
Oggi non si può più aspettare l’uomo della Provvidenza. Posso sembrare romantico, ma ognuno deve dare il proprio contributo e i membri della cosiddetta classe dirigente, oltre alla responsabilità individuale, debbono sentire anche quella collettiva. Perché la storia ci ha insegnato che prima o poi le masse (sempre per dirla alla Bendit) si incazzano di brutto.

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