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RETROSCENA 13 Luglio Lug 2015 1623 13 luglio 2015

Ue-Grecia, Tsipras in bilico: il governo in fibrillazione

Dopo l'accordo con l'Ue, la sopravvivenza politica di Tsipras è a rischio: «I falchi vogliono la sua testa. Ma i greci sono con lui». Incognita larghe intese.

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Alexis Tsipras durante una seduta del parlamento greco.

Dice Alexis Tsipras di essere riuscito a portare a casa la ristrutturazione del debito greco. Poche righe, in quell'accordo di sette pagine firmato il 13 luglio, spiegano in effetti che i Paesi Ue sono «pronti a tenere in considerazione la possibilità di modificare le scadenze e la durata dei prestiti». Un risultato importante in principio, ma che rischia di impallidire di fronte a tutto il resto.
LA PRIORITÀ: RIDARE FIATO ALLE BANCHE. A sentire fonti vicine al governo greco, nell'emergenza, anche le priorità dei leader di Atene sono cambiate. «Prima di tutto», spiegano a Lettera43.it dai corridoi dei palazzi ellenici, «otterremo la riapertura dei rubinetti dell'Ela, la liquidità di emergenza erogata dalla Bce e fondi per la ricapitalizzazione delle banche».
I dettagli possono venire poi, ma con questo accordo, ragionano le fonti, «evitiamo una carneficina, gli istituti di credito potranno riaprire e se evitiamo il collasso delle banche, di conseguenza evitiamo il crollo dell'intera economia greca».
L'uomo che spiegava al parlamento europeo che i soldi dei salvataggi sono andati alle banche si è ritrovato a firmare un accordo impietoso per non farle collassare. La prospettiva, con il ciglio del baratro sempre più vicino, le pressioni europee e la tagliola dei rimborsi, è diventata ormai di breve respiro. In tutti i sensi.
L'ELA NON CAMBIA PROGRAMMI. Finché non ci sarà l'approvazione delle riforme, e l'Unione non considererà gli impegni rispettati, la Bce continuerà a tenere lo stesso livello di aiuti, lasciando ferma la liquidità di emergenza (Ela) alle banche greche a 89 miliardi di euro.
Ma per approvare le riforme ci vuole una maggioranza in parlamento. E nei corridoi del governo si fanno già i conti con il pallottoliere. Secondo fonti vicino alle trattative, al voto sul piano mancano all'appello circa 30 parlamentari. E anche il leader dei Greci indipendenti, alleati di governo, ha fatto capire che il suo partito non sosterrà l'intesa. Se questi numeri saranno confermati, è chiaro che servirà l'appoggio dell'opposizione per mantenere in piedi l'esecutivo.

Alexis Tsipras, leader di Syriza e premier della Grecia.

Vogliono la testa di Tsipras, per dimostrare che la Grecia è capitolata

Tante sono le incognite per gli uomini di Tsipras. E tanti, ai loro occhi, i nemici.
«Vogliono la testa di Alexis», è il ragionamento che arriva dai palazzi del governo, «per dimostrare a tutti che la Grecia è capitolata».
«Avrebbero voluto fare di Atene una Hiroshima o una Nagasaki», continua la fonte, «ed è già tanto che la bomba delle banche non sia scoppiata».
Ma ora ci sono da votare riforme strutturali in 72 ore. Un'impresa che un uomo dell'Europa come Mario Monti è riuscito a realizzare in Italia in un anno e mezzo.
L'INCOGNITA: L'OPPOSIZIONE SEGUIRÀ ALEXIS? «I greci sono ancora con Tsipras», si spiega dai piani alti, ma la domanda che ricorre è: cosa faranno i partiti di opposizione?
Il primo obiettivo è ovviamente serrare le fila del partito. Mantenerlo compatto per quel che si può, nonostante le defezioni crescenti. L'ala radicale di piattaforma di sinistra guidata dal ministro dell'Energia Lafazanis, è probabilmente perduta. Ma anche qui la prospettiva sembra ribaltata.
Gli uomini di Syriza vicini al premier si chiedono se partiti come To Potami e Pasok sarebbero disposti a una coalizione o a votare le riforme senza affossare il premier, accontentandosi di vederlo piegato al nuovo accordo. Che peraltro è solo l'antipasto di un'altra più corposa intesa.
IPOTESI NUOVO GOVERNO. O se, dopo aver intessuto contatti per settimane con i leader Ue e sostenuto finora la necessità di un'intesa, sono pronti allo sgambetto e cioè ad andare a chiedere al presidente della Repubblica un nuovo governo.
Le confidenze danno l'impressione di un premier accerchiato. Ma non ancora vinto. Le elezioni anticipate a settembre non spaventano il leader di Syriza, la prossima settimana invece sì.
Per Tsipras è il momento più difficile. I cittadini greci si sono stretti a lui, nelle ore in cui i falchi europei gli imponevano la fredda vendetta per aver indetto quel referendum del 5 luglio. Ma anche le loro speranze sono state tradite. Ora si lotta per la sopravvivenza.
«Se Tsipras, cadesse», si ripete negli ambienti vicini all'esecutivo, «avrebbe vinto l'Europa di Schaeuble».

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