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RETROSCENA 14 Luglio Lug 2015 1906 14 luglio 2015

De Cesaris, i motivi dell'addio del vice sindaco di Milano

L'assessore lascia. Per screzi con alcuni esponenti Pd. E guarda a Palazzo Marino.

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Lucia Ada De Cesaris.

Gelata a Palazzo Marino.
Lucia De Cesaris, vice sindaco con le deleghe all'Urbanistica, all'Edilizia privata e all'Agricoltura, ha presentato le dimissioni.
Proprio nello stesso giorno dell'addio del n.2 di Ignazio Marino a Roma, Luigi Nieri.
«Si tratta di una decisione presa dopo approfondite riflessioni sugli ultimi mesi di lavoro», ha spiegato la dem, «che hanno messo in evidenza difficoltà non più sormontabili nella prosecuzione della mia attività amministrativa per il venir meno del rapporto di fiducia con una parte della maggioranza in Consiglio comunale».
PISAPIA: «SPERO CI RIPENSI». Un annuncio che ha lasciato senza parole Giuliano Pisapia. «Quando c'erano difficoltà avevo un vice sindaco che mi risolveva i problemi», ha dichiarato il primo cittadino. «Spero fortemente che ci ripensi, ma ho una certezza accanto a una speranza: al di là delle motivazioni politiche Ada Lucia continuerà a occuparsi della nostra città, che ha tanto amato».
Nel Pd nessuno riesce a spiegarsi, almeno ufficialmente, quello che è accaduto. E tra i motivi, nonostante ufficialmente venga negato, ci potrebbe essere la candidatura del super assessore a Palazzo Marino, ma alle sue condizioni. Matteo Renzi permettendo.
In pochi credono, infatti, alla rottura con la maggioranza. «In tutte le decisioni importanti, il partito l'ha appoggiata», ricordano a Lettera43.it i dem milanesi.
'AREA CANI' DELLA DISCORDIA. Tranne il 13 luglio, quando grazie anche al voto di buona parte del Pd milanese è passata la creazione di un'area cani nel quartiere Santa Giulia proposta dal consigliere forzista Gianluca Comazzi alla quale De Cesaris si era detta contraria.
Una «bazzeccola», minimizzano dal partito. Può un'area cani provocare le dimissioni di un vice sindaco?
ACCORDO PD-FORZA ITALIA. Se si guarda bene, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, tanto goccia non è. Il voto sull'area cani era infatti un emendamento che faceva parte dell'accordo Pd-Forza Italia-Ncd sul bilancio, sul cui iter pesava l'ostruzionismo della maggioranza. Il prezzo da pagare per arrivare al ritiro di migliaia di emendamenti.
Accordo che, è bene ricordarlo, prevede 1 milione di euro da destinare alla sicurezza e il controllo del territorio, finanziando la polizia. E che contempla 30 mila euro per la banda musicale e altrettanti per l'area cani.

De Cesaris e gli sgambetti dem

L'assessore alle Politiche sociali di Milano Pierfrancesco Majorino.

Dietro la decisione di De Cesaris, assessore stakanovista che però non brilla in diplomazia - «è un vulcano, ma non sempre essere ruvidi non signica essere autorevoli», si bisbiglia nel Pd - peserebbe una serie di schiaffi e frizioni con il partito. Non con la segreteria, certo. Ma con qualche «individualità» in Consiglio comunale.
IL CASO PORTELLO. L'ultimo esempio è la realizzazione del nuovo stadio del Milan a Portello. L'assessore aveva chiesto di giudicare dopo aver consultato carte e documenti, mentre una parte del Pd è partita all'attacco con Carlo Monguzzi e Rosaria Iardino.
MULTA DELLE POLEMICHE. Il 5 maggio scorso, poi, De Cesaris era finita nella bufera per aver fatto annullare una multa a un ciclista sul marciapiede. Bazzeccole, si dirà. Eppure il consigliere Pd Gabriele Ghezzi non aveva esitato a presentare una interrogazione a Pisapia sulla esistenza di eventuali pressioni sugli agenti della polizia locale da parte dell'assessore. Un'occasione ghiotta per il consigliere forzista Fabrizio De Pasquale che raccogliendo la palla al balzo aveva chiesto le scuse di De Cesaris che «avendo la fascia tricolore addosso non ha dovuto nemmeno pronunciare la classica frase lei non sa chi sono io. Risultato: multa cancellata, vigilessa umiliata pubblicamente davanti a colleghi e cittadini».
BATTAGLIE ROSA IN GIUNTA. Anche in Giunta però non è tutto rose e fiori. Soprattutto tra le donne.
A quanto risulta non corre buon sangue tra De Cesaris e l'assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza. Che spesso, è la critica, tende ad ascriversi meriti non del tutto suoi e bruciare sul tempo i colleghi. Come quando raccontò alla stampa del progetto di piazza Scala poche ore prima della conferenza stampa istituzionale con sindaco e vice sindaco (che venne etichettata da Rozza fan di Jovanotti).
La maggioranza con la quale «è venuto meno il rapporto di fiducia», sarebbe dunque quella di un Pd che non è più «in grado di controllare prime donne in cerca di visbilità», dice chi conosce la politica milanese.
AREA EX ENEL E LA SENTENZA. Tra le ipotesi (deboli, a dire il vero) di dimissioni c'è anche l'affaire area ex Enel, davanti al cimitero Monumentale. Con l'arrivo, a marzo, della sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce come l'approvazione del progetto di un super albergo e di alcuni edifici residenziali - un piano da 30 mila metri quadri - «è avvenuta utilizzando una procedura illegittima».
Gli atti risalgono al 2011, e quindi all'amministrazione Moratti, ma le conseguenze ricadono sulla Giunta Pisapia. I lavori già cominciati tra le proteste dei comitati potrebbero essere bloccati. De Cesaris disse chiaramente che la priorità era «Salvaguardare il territorio: faremo di tutto per evitare che quella zona si trasformi di nuovo in un’area abbandonata».
QUESTIONE PRIMARIE. Come, però, alcuni ipotizzano, la ragione del passo indietro di De Cesaris sarebbe di tutt'altro peso. E riguarda le primarie per il candidato sindaco.
Pare che De Cesaris si volesse candidare, ma avesse chiesto di «tenere le bocce ferme» e presentare i nomi solo a settembre. Così non è stato. Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali, ha infatti lanciato la sua corsa. Anche se dal suo entourage si assicura che «De Cesaris non era certo vista come un avversario, ma solo come una candidata forte con cui confrontarsi».
Una cosa è certa: dimettersi perché in disaccordo con la maggioranza non è certo una mossa strategica in vista di una futura corsa a Palazzo Marino con il centrosinistra.
CONDIZIONI DELLA CANDIDATURA. E quindi? Forse, ma sono solo voci, De Cesaris potrebbe ripensarci e tornare sui suoi passi chiedendo però a Pisapia un rafforzamento del suo ruolo. E poi, solo a quel punto, candidarsi a sindaco.
Ma l'ultima parola potrebbe spettare al segretario del Pd. Sabato prossimo infatti Renzi sarà a Expo. E c'è chi mormora che nei piani del premier, che aveva tentato di convincere Pisapia a un secoindo mandato, ci sia l'investitura del commissario Giuseppe Sala. Tirando una riga sopra alle baruffe dem meneghine.

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