Haris Theoharis 150714211359
PROFILO 14 Luglio Lug 2015 1924 14 luglio 2015

Grecia, Theoharis: l'uomo che piace alla Troika

Portavoce di To Potami. Ha diretto l'Agenzia contro l'evasione fiscale. E si è dimesso per minacce. Oggi il partito di Theoharis è il preferito dai creditori.

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I suoi detrattori dicono che è l'uomo dei creditori internazionali. I suoi estimatori che è stato il funzionario che si è battuto da solo contro evasori, oligarchi e la corruzione del Paese. In ogni caso oggi Haris Theoharis, ex direttore generale delle Entrate al ministero delle Finanze ellenico e portavoce del partito centrista To Potami, potrebbe essere il miglior nemico di Alexis Tsipras.
Quarantaquattro anni, studi in Information technologies all'Imperial college di Londra e anni passati negli uffici del ministero delle Finanze a dirigere il sistema di raccolta dati, è stato scelto nel 2012 per istituire una nuova direzione indipendente delle finanze con lo scopo di modernizzare la raccolta delle tasse e cooperare con la guardia di finanza, come previsto dal Memorandum firmato da Atene con la troika di creditori internazionali.
LA SCELTA CIVICA ELLENICA. Nel 2014 ha raggiunto il nuovo partito centrista e pro Ue To Potami, fondato dal giornalista investigativo Stavros Theodorakis e da esponenti della società civile, una sorta di Scelta Civica alla greca. Descritta alla vigilia delle elezioni di gennaio come un possibile alleato per Syriza - data per tutti come trionfatrice - è stata scartata da Tsipras, che ha scelto invece il partito nazionalista degli Indipendenti greci per marcare la sua linea di opposizione all'austerity europea.
Oggi To Potami ha dichiarato di essere disponibile a votare le riforme chieste dai creditori, ma non a entrare in un governo di unità nazionale. E i giornalisti di Le Monde hanno chiesto direttamente a Theoharis se si sta preparando a prendere la poltrona di Euclid Tsakalotos al ministero.

Haris Theoharis e Alexis Tsipras in un servizio della Cnn.  

L'uomo che ha provato a lottare contro la super evasione greca

Il 10 luglio Theodorakis, il leader dei centristi greci, ha incontrato il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker a Bruxelles. Un faccia a faccia destinato probabilmente a chiedere garanzie sulla posizione dei partiti di opposizione rispetto al nuovo Memorandum da firmare con i creditori.
Secondo i rumors che circolano ad Atene, il leader di To Potami, apprezzato dalle élite imprenditoriali e intellettuali greche, sarebbe considerato un interlocutore affidabile a Bruxelles. D'altra parte non poteva scegliere un biglietto da visita migliore del suo portavoce Theoharis, la cui precedente posizione era stata creata proprio sotto pressione di Ue e Fmi.
I CONTRIBUENTI GRECI DEVONO PAGARE IL CONTO. Negli anni in cui ha guidato la modernizzazione dell'agenzia delle Entrate ellenica, cercando di introdurre la digitalizzazione in un sistema rimasto indietro di 30 anni, Theoharis ha usato il pugno di ferro. E colpito piccoli e grandi evasori.
Si è ritrovato un bilancio con 40 miliardi di rosso, e due terzi dei debiti nemmeno più esigibili. E ha cambiato la maggioranza degli ispettori, per mettere un freno alla corruzione.
Le sue dichiarazioni sono sempre state chiare: «Se vogliono che i servizi pubblici continuino, sono i contribuenti greci che devono pagare il conto, non i creditori stranieri». E ha cercato di trasmettere la sua cultura anti evasione congratulandosi dai suoi account social con chi aveva pagato le tasse.
Un funzionario molto mediatico e molto rigido, che durante la sua prima campagna elettorale offriva i santini spiegando ai cittadini che quello era il primo pezzo di carta che avrebbero ricevuto da lui.
LA COMMISSIONE PREOCCUPATA PER LE DIMISSIONI. Dopo due anni di lotta agli evasori, dopo essersi visto affibbiare il soprannome di «Piccolo Stalin» dalla stampa locale, Theoharis si è dimesso. E qualche mese dopo ha spiegato al Telegraph di aver ricevuto minacce e pressioni politiche. Gli sono state recapitate lettere e telefonate minatorie. E l'ex premier conservatore Antonis Samaras gli avrebbe chiesto di avere un approccio «più populista».
«Lascio a testa alta», ha detto il tecnico, annunciando la sua decisione. «Ho cercato di cacciare la politica dall'agenzia delle Entrate». E la Commissione europea ha diramato un comunicato ufficiale per dire che il suo abbandono era «motivo di profonda preoccupazione».
A guardare la rassegna stampa greca che lo riguarda, si scopre anche che qualche membro di Nea Demokratia lo accusò di aver fatto perdere, con il suo rigore da Equitalia, le elezioni europee al governo.

E ora To Potami rifiuta di entrare in un governo di unità nazionale

Haris Theoharis, portavoce del partito centrista e pro euro To Potami.  

Con Tsipras le cose erano partite meglio. A gennaio To Potami veniva descritto dalla stampa europea e finanziaria come il migliore alleato possibile per Syriza. «Avrebbe dato al premier l'alibi per abbandonare l'ala estrema del suo partito», spiegava un analista interpellato dal Financial Times.
Lo stesso Theoharis diceva di Tsipras: «Penso che sia onesto e determinato». Anche se poi avvertiva: «Minimizza i rischi della posta in gioco. Sottovaluta la complessità che ci attende. È un campo minato». Le scelte successive sono cosa nota: i partiti si sono ritrovati su fronti opposti nella partita con l'Unione europea. E i due sono arrivati quasi allo scontro diretto.
«COMPLOTTO PER IL RITORNO ALLA DRACMA». L'8 maggio il premier ha lanciato una frecciata all'ex direttore delle Entrate accusandolo di aver scelto gli uomini della sua agenzia in base alle «istruzioni delle email dei creditori». E il 30 giugno Theoharis ha risposto, accusando pubblicamente il governo di stare ordendo un «complotto con gli uomini del Tesoro» per riportare il Paese alla dracma. Una denuncia che, stando all'intervista rilasciata il 13 luglio dall'ex ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, era in parte fondata.
Ora, però, che il leader di Syriza ha firmato un accordo durissimo con i creditori ed è stato scaricato proprio da chi spingeva per un gioco più duro, l'aiuto di To Potami è necessario.
I creditori spingono per un governo con «professionalità tecniche». Il premier lo rifiuta.
Ma un rimpasto dell'esecutivo non è più rinviabile. E fino al 13 luglio, secondo quanto risulta a Lettera43.it, negli ambienti dell'esecutivo ellenico ci si chiedeva quanto i centristi avrebbero cooperato. La risposta è arrivata celere.
Il leader Theodorakis ha spiegato di essere disposto a sostenere le singole leggi, ma di non poter partecipare al governo «perché Syriza non è un partito riformatore (...) To Potami vuole fare le riforme ma Syriza non lo vuole veramente». Un modo forse per candidarsi a realizzarle in prima persona. O a farle realizzare a Theoharis seduto sulla poltrona che fu di Varoufakis.

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