Alexis Tsipras 140403203650
MAMBO 14 Luglio Lug 2015 1024 14 luglio 2015

Povera sinistra: non c'è più e nessuno lo dice

Balbetta, arretra, perde. Preferisce litigare su Tsipras che riflettere sui propri errori.

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Alexis Tsipras, leader di Syriza.

La miseria della politica in Italia, ma forse non solo in Italia, è data dalle polemiche sulla Grecia.
Non penso alla destra, stretta fra una difficile difesa della Merkel e la tentazione populista e nazionalista. Penso alla sinistra in cui sembra prevalere il tema se Tsipras sia un incapace e Vendola e Fassina siano nuovamente due votati alla sconfitti. Meschinerie.
La questione drammatica per la sinistra, tutta quanta, è che non ha più riferimenti culturali. La strada populista è saldamente nelle mani della destra e di Grillo (con il dramma di Syriza dovrà confrontarsi anche Podemos), la linea dell’austerità ha perso persino il sentore di berlinguerismo per presentarsi come neo-liberismo burocratico.
TROPPI ERRORI A SINISTRA. Gli errori che hanno portato a tutto ciò sono noti.
Noi italiani siamo gli ultimi che possiamo dare lezioni ai greci e alzare il sopracciglio di fronte alla severità tedesca. Tuttavia la sinistra non ha più retroterra.
Grazie non solo a Renzi. Il post comunismo e il prodismo ci hanno regalato “terze vie” e retorica europeista e ora non sappiamo che farcene.
Il segretario Pd, buon ultimo, ci ha regalato una rottamazione di uomini fatta senza idee, con solo un’idea disinvolta del potere ben riassunta dal patto con Denis Verdini. Tutto ciò non assomiglia ad alcuna sinistra del passato, ma non fa pensare ad alcuna sinistra del futuro.
Il tema di fondo, quando la sinistra balbetta, arretra, perde, è che ha sbagliato l’analisi. Tutte e due le sinistre, quella riformista e quella radicale, si sono ispirate a cose del passato.
I radicali al lavorismo nel tempo del suo cambiamento più di fondo, dovuto anche alla globalizzazione e all’innovazione tecnologica.
I cosiddetti riformisti nell’ubriacatura liberista hanno dimenticato lo Stato, non lo Stato invadente ma lo Stato punto e basta. Si sono così succedute teorie a dir poco ridicole, dalla “fine della storia”, all’idea che solo questa epoca storica abbia visto l’autonomia della finanza sull’economia reale.
LA MIOPIA DEGLI INTELLETTUALI. Il dramma di tanti intellettuali e di tutti i politici è che ragionano su quel che vedono non su quello che è successo e su ciò che sta per succedere.
La sinistra non può reggere senza alcune cose, anche dopo il crollo del comunismo. Non può reggere se non assume la difesa di chi sta in basso come propria priorità, non regge se non è sviluppista, nei limiti ma anche nelle possibilità con cui oggi possiamo immaginare il progresso, non regge se non progetta il futuro, non regge se non rispetta la persona singola, non regge se non ha un’idea di democrazia decidente.
Quella che parte dai valori, come dicono i radical, non è meno inutile e noiosa di quella che parte dall’economia.
La sinistra ha un compito storico: produrre riforme sociali che non ammazzino l’economia ma che correggano le diseguaglianze in un contesto in cui lo Stato sia discretamente presente per fare la propria parte. Quella di oggi non ha leader perché dovrebbe essere un po’ marxista , un pò socialdemocratica, un po’ legata alle tematiche dell’individuo e dello Stato leggero, e, infine, internazionalista, nel senso di volere un nuovo ordine mondiale e non una comunità di Paesi a regime condiviso.
Questa sinistra non solo non c’è ma nessuno ne vuole parlare.
È meglio dare addosso a Renzi o a Fassina, che peraltro si danno addosso l’uno con l’altro, i poveracci.

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