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SCHEDA 14 Luglio Lug 2015 1457 14 luglio 2015

Usa-Iran, 36 anni di guerra fredda

Dalla caduta dello scià all'accordo sul nucleare. Come è mutato il rapporto tra i due Paesi.

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La rivoluzione islamica khomeinista del 1979, la caduta dello scià, poi l'inizio del gelo con gli Usa.
Un anno di sconvolgimenti, prima della lunga ostilità tra il «Grande satana» e lo «Stato canaglia», con l'embargo e frizioni che, come con Cuba, hanno sfiorato più volte il conflitto militare.
Questa ostilità, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif all'annuncio dell'accordo del secolo tra l'Iran e l'Occidente sul nucleare, «non era più necessaria».
Ma, dalla crisi dell'ambasciata americana alla fallita spedizione degli Usa in Iran fino ai muscoli mostrati con presidenti George W. Bush e Mahmoud Ahmadinejad, il 14 luglio resterà nei libri di storia come la data in cui è stata sancita la pace del 2015 tra Washington e Teheran.

La rivoluzione dell'ayatollah Khomeini (1978-1979)

L'ayatollah Ruhollah Khomeini nel 1978. (Getty Images)

I disordini nella Persia dell'allora scià Reza Pahlavi iniziarono nel 1978, in un momento di debolezza del regime laico, alleato con l'Occidente, che aveva messo al bando tutti i partiti politici d'opposizione. Lo scià era malato di cancro, tutti i gruppi di dissenso (religiosi, nazional-liberali e marxisti) si riunirono intorno alla figura carismatica dell'anziano ayatollah Ruhollah Khomeini, esiliato a Parigi, che nelle proteste di piazza divenne rapidamente, con il clero sciita, il punto di riferimento delle rivolte.
Pahlavi lasciò l'Iran il 16 gennaio 1979, il 31 gennaio seguente Khomeini atterrò in patria, assumendo il potere come capo del Consiglio rivoluzionario.

La crisi degli ostaggi all'ambasciata Usa (1979-1981)

Un ostaggio americano bendato nel compound dell'ambasciata Usa di Teheran, 8 novembre 1979. (Getty Images)

L'ostilita tra gli ayatollah e gli Usa si aprì con il rifiuto americano alla richiesta di estradizione dello scià Pahlavi, formalmente in America anche per curarsi.
In Iran si temette un nuovo colpo di Stato della Cia, come quello che, nel 1953, reinsediò il monarca filo-occidentale, facendo saltare l'esperimento del governo repubblicano di Mohammad Mossadeq. Ripartirono le proteste degli studenti. Il 4 novembre 1979 alcune centinaia di essi penetrarono nell'ambasciata americana a Teheran e presero in ostaggio 52 diplomatici e funzionari, aprendo la lunga crisi degli ostaggi che sarebbe durata fino al 20 gennaio 1981.

Il fallito blitz Usa di Eagle Claw (1980)

Una donna iraniana con il ritratto di Khamenei vicino a parti dell'elicottero americano distrutto durante l'operazione Eagle Claw. (Getty Images)

Come per la crisi missilistica della Baia dei Porci a Cuba (1961) tra Usa e Russia, in Iran si sfiorò la guerra nel 1980. Il 24 aprile il presidente americano Jimmy Carter - Nobel alla Pace che la Guida Suprema Ali Khamenei avrebbe poi citato per la sua difesa dei diritti civili - diede il via all'azzardata operazione Eagle Claw, in territorio iraniano, azione di salvataggio degli ostaggi dell'ambasciata, conclusasi con la morte di otto marines Usa. Gli elicotteri militari, atterrati in due aree desertiche, sfuggirono ai radar iraniani ma furono prima colpiti da una bufera di sabbia, poi diventati visibili per le fiamme scatenate da un incidente furono costretti al rientro immediato.

La Cortina di ferro tra il Grande Satana e lo Stato canaglia (1981-2015)

George W. Bush definì l'Iran uno Stato-canaglia. (Getty Images)

Gli ostaggi americani sarebbero stati rilasciati solo 444 giorni dopo, sotto la più dura presidenza di Ronald Regan, al termine di lunghe trattative diplomatiche, con gli Usa che ormai, in reazione alla minaccia, avevano istituito il Comando delle Operazioni speciali del Delta Force e altre unità d'élite aeree e navali. La Cortina di ferro era innalzata: l'Occidente avrebbe dato le armi chimiche a Saddam Hussein per la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988); Bush junior avrebbe definito l'Iran «Stato canaglia», facendo naufragare i primi negoziati sul nucleare. Fino all'inasprimento delle sanzioni Usa per il provocatorio riarmo iraniano con Ahmadinejad.

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