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FOCUS 15 Luglio Lug 2015 2200 15 luglio 2015

Syriza, è il caos nel partito di Tsipras: sinistra a pezzi

Il patto tra maoisti, ecologisti e trotzkisti del governo greco è già in crisi. Radicali contro Dragasakis: «Ha condotto Tsipras nella trappola Ue».

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Alexis Tsipras durante una seduta del parlamento greco.

Sono serviti nove anni per portare al governo la federazione di 14 partiti - maoisti, trotzkisti, ecologisti, socialdemocratici - che è Syriza.
E ora nel giro di sei mesi, in cui per la prima volta un partito della sinistra radicale è arrivato a guidare un Paese dell'Unione europea, quel patto sembra già sfaldato.
RAFFICA DI DEFEZIONI. A poche ore dal voto sulle nuove riforme di austerity concordate tra Alexis Tsipras e i creditori, ad Atene si sono dimessi il vice ministro delle Finanze, Nantia Valavani - «la Germania vuole umiliarci completamente», ha detto - e il suo segretario generale.
Contro l'accordo hanno votato 109 membri del comitato centrale del partito su 201.
ALA SINISTRA NEL MIRINO. Ma il sostituto alle Finanze Dimitris Mardas, sostenitore del premier, ha rivolto parole di fuoco all'ala della Piattaforma di sinistra guidata dal ministro dell'Energia Lafazanis pronta a votare no alle riforme: «Persi nello spazio», «Affascinati dalla rottura», «Si considerano da qualche parte tra Che Guevara e Rosa Luxemburg», vogliono «completare la tragedia».
LA DISGREGAZIONE È INIZIATA. Il voto in parlamento ha sancito la spaccatura, con 40 'no' tra le file di Tsipras.
«Il governo ha perso il controllo della sua maggioranza» e «il processo che porta alla disgregazione di Syriza è già iniziato», ha sentenziato il membro del comitato centrale Stathis Kouvelakis, professore del King's college di Londra e economista della corrente di sinistra radicale.
NELLA TRAPPOLA EUROPEA. In una lunga intervista rilasciata al magazine Usa The Jacobin il 15 luglio, Kouvelakis racconta l'effetto della «trappola europea» sul suo partito e punta il dito contro il vice premier Yannis Dragasakis, l'uomo 'di destra' del governo.
Sarebbe stato lui, secondo il membro del comitato centrale, a condizionare il premier nel momento più delicato, quello del referendum.

Manolis Glezos e Alexis Tsipras la notte della vittoria elettorale di Syriza (Gettyimages).

La capitolazione? Dopo quella riunione di governo sul referendum

Euclid Tsakalotos e Yanis Varoufakis.

La capitolazione del governo di Tsipras, secondo Kouvelakis, è nata nel gabinetto di governo del 26 giugno, quello che ha deciso per il referendum.
Secondo il racconto del membro del comitato centrale, in quella riunione, il ministro dell'Energia Lafazanis, che pure era d'accordo con la consultazione, aveva messo in guardia: «Questa è una dichiarazione di guerra», dovremo «aspettarci le banche chiuse».
Gli altri partecipanti alla riunione risero: «Non potevano credere che gli europei avrebbero reagito nel modo in cui hanno realmente reagito».
TSIPRAS SOTTO PRESSIONE. «Dall'altra parte», continua il racconto, «Tsipras è stata messo sotto pressione da Dragasakis e da altri perché ritirasse il referendum. Lui non l'ha fatto, naturalmente, ma ha messo in chiaro che le sue prossime mosse sarebbero state in accordo con la linea di Dragasakis e cioè evitare la rottura con l'Ue».
La sinistra di governo, cioè la fazione più radicale, dunque, si preparava al conflitto, la 'destra' mediatrice con l'Ue voleva evitarlo. E intanto tutto l'esecutivo si appellava al voto dei cittadini.
Dragasakis «ha reso impossibile fare qualsiasi mossa verso il controllo pubblico delle banche». Varoufakis aveva idee diverse, ma si sa come è andata a finire. Kouvelakis parla quindi di una scelta frutto di «contraddizioni interne». Da lì è venuta, secondo il membro di Syriza, la lettera di Tsipras inviata all'Eurogruppo per un nuovo accordo prima del referendum e tutto quello che è successo nelle settimane a venire.
L'ERRORE? MOSTRARSI LEALE. «Tsipras», spiega, «ha sempre cercato di mostrarsi come un leale europeo, pensava che alla fine avrebbe ottenuto un qualche tipo di ricompensa. Dall'altro lato, ha mostrato per alcuni mesi una capacità di resistere alla pressione crescente realizzando alcune mosse imprevedibili come il referendum o il viaggio a Mosca. Pensava che questo fosse il giusto mix per affrontare la questione».
E invece, secondo il critico, si è ritrovato «intrappolato» nella sua stessa strategia.
VAROUFAKIS FATTO FUORI. Il responsabile ultimo, secondo l'ala radicale, è il vicepremier: «Tutti i membri del team di negoziazione con l'eccezione del nuovo ministro delle finanze, Euclid Tsakalotos, sono dei suoi». Dragasakis, conclude il membro del comitato centrale, «è il più importante tra quelli del governo che voleva davvero sbarazzarsi di Varoufakis».

Il no della presidente del parlamento che chiama il debito «criminale»

Zoe Konstantopoulou, presidente del parlamento greco (Gettyimages).

Le divisioni all'interno del governo rispecchiano quelle della maggioranza parlamentare.
La coalizione di Syriza comprende il partito 'riformista' Synapsimos, due organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, Dea e la maoista Koe, tre movimenti che provengono dalla sinistra comunista e un piccolo gruppo socialdemocratico. Tutti uniti per cambiare finalmente la Grecia.
MILIOS PRIMO DISSIDENTE. Ma le pressioni dei negoziati hanno fatto riemergere le correnti. Il primo grande dissidente è stato John Milios, ex cervello economico del partito e membro del comitato centrale, che a febbraio aveva criticato, con un lungo post sul suo blog, la decisione di Tsipras di firmare l'estensione del programma di riforme e di aiuti.
GLEZOS E L'ILLUSIONE. In quell'occasione anche l'europarlamentare Manolis Glezos, l'eroe che si arrampicò sull'Acropoli per ammainare la bandiera nazista durante l'occupazione tedesca, scrisse una lettera accorata ai greci: «Mi scuso per questa illusione».
A maggio tre membri della segreteria politica avevano lanciato un'iniziativa per chiedere la rottura dei negoziati.
Poi la cacciata di Varoufakis, ministro popolarissimo dalle parti di Atene, e il 'tradimento' del referendum con il nuovo onerosissimo accordo imposto dai creditori, hanno fatto il resto. E sono saltati gli argini.
La Piattaforma di sinistra, che si oppone all'accordo, doveva ancora decidere la linea quando è arrivato il gran rifiuto della stella di Syriza, la giovane presidente del parlamento, Zoe Konstantopoulou.
DONNA DELLA TRASPARENZA. Avvocato 39enne, figlia di un partigiano, appena arrivata alla presidenza dell'assemblea di Atene Konstantopoulou ha annunciato commissioni di inchiesta su tutti i grandi scandali degli anni della crisi - dalle spese militari gonfiate e usate per ingrossare i profitti dell'industria tedesca e francese all'insabbiamento della lista Lagarde dei grandi evasori - e in pochi mesi ha chiuso l'inchiesta sul debito greco, definendolo «criminale».
Poi però, proprio lei che era diventata il nuovo volto di Syriza, si è astenuta nel primo voto sull'accordo.
E ha sostenuto le ragioni dei 'ribelli'
Ora Tsipras rischia di perdere il governo. E il partito che ha fatto sognare la sinistra europea può perdere pezzi. Il bilancio di Kouvelakis è impietoso: «La sinistra (quella che accetta l'idea di Europa, ndr) è piena di persone con buone intenzioni, ma che sono totalmente impotenti nel campo della politica vera».
SINISTRA EUROPEISTA IMPOTENTE. Tsipras, spiega, ha pensato che la Troika avrebbe «condiviso alcuni valori fondamentali, come il rispetto per il mandato democratico, o la possibilità di una discussione razionale basato su argomenti economici. Quindi è vero che c'è stata una mancanza di realismo elementare e questo è direttamente collegato con il problema principale che la sinistra si trova ad affrontare oggi, vale a dire, la nostra impotenza».
VITTORIA SUL LUNGO TERMINE? C'è anche chi è più ottimista. David Harvey, antropologo marxista dell'università di Cambridge, intervistato da il Manifesto, quando ancora le condizioni europee non si erano rivelate così distruttive, aveva pronosticato: «Syriza fallirà nel breve periodo e vincerà sul lungo termine».
Come a dire che ha lanciato i semi. Di certo Tsipras ha mostrato tutte le inquietanti contraddizioni di questa Europa.
Ma ora, anche a causa delle sue, è destinato a pagare un altissimo prezzo.

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