Crocetta: Salvini, è ora, vai a casa
DIBATTITO 16 Luglio Lug 2015 1931 16 luglio 2015

Intercettazioni, il caso Crocetta riapre la polemica

Telefonata choc tra Crocetta e Tutino. Lui si sospende. E subito scatta la gogna. Le opposizioni si scatenano. Mentre torna d'attualità la questione privacy.

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Isteria da giustizialismo sommario. E un silenzio troppo in fretta trasformato in «assenso».
È bastata una presunta frase, o meglio la sua mancata censura, perché il coro della condanna popolare si levasse contro Rosario Crocetta.
«LUCIA BORSELLINO VA FATTA FUORI». Lucia Borsellino «va fermata, fatta fuori. Come suo padre» Paolo. Da un capo del telefono Matteo Tutino, primario dell'ospedale palermitano Villa Sofia arrestato nei giorni scorsi per truffa e peculato. Dall'altro il governatore della Sicilia. Che non si indigna, non replica di fronte a quel commento macabro indirizzato all'assessore alla Salute della sua giunta, figlia del giudice assassinato il 19 luglio 1992 e scelta come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi.
SCATTA L'INDIGNAZIONE COLLETTIVA. Un'esitazione che basta e avanza per far scattare un raptus di indignazione collettiva: titoli sulle pagine web di giornali, bandoni ai Tg, tweet (#Crocetta è diventato trending topic in pochi minuti), commenti di esponenti politici. Indignazione, ironia, lapidi politiche: nella forca collettiva tutto tranne che beneficio del dubbio.
Peccato che col passare delle ore il caso abbia assunto i contorni del giallo.
LA PROCURA SMENTISCE, L'ESPRESSO INSISTE. L'esistenza di quella intercettazione, pubblicata da L'Espresso, è stata smentita dalla procura di Palermo. «Non risulta trascritta» né «registrata», ha detto il procuratore Francesco Lo Voi.
«La conversazione risale al 2013 e fa parte dei fascicoli secretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo», ha insistito l'Espresso, confermando quanto pubblicato.
Il caso, ça va sans dire, torna a spalancare l'annosa polemica sulla tutela della privacy, figlia della lacuna legislativa in materia di intercettazioni.

Il governatore alla gogna: le reazioni politiche

Ma assai più rapida dei pachidermici tempi parlamentari per il vaglio del ddl è scatta la gogna mediatica per Crocetta.

SOLIDARIETÀ DA RENZI, GRASSO: «PAROLE SCHIFOSE». Dando per scontata le veridicità dell'intercettazione il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno espresso «solidarietà» e vicinanza a Lucia Borsellino.
Durissime invece la condanna al dialogo Crocetta-Tutino sono arrivate del presidente del Senato Piero Grasso e di quello della Camera, Laura Boldrini.
«Parole schifose che offendono Lucia Borsellino, la memoria di Paolo, la Sicilia e l'Italia intera», ha detto il primo. «Frasi inaudite e deprecabili», ha aggiunto la seconda.

LEGA E M5S: «SI DIMETTA». Chi ha chiesto subito la «testa del governatore siciliano» sono state Lega e M5s.
«Milioni di debiti, minacce, autostrade bloccate, ferrovie disastrose, ospedali disastrati, disoccupazione da record. Crocetta togliti dalle scatole e vai a casa. Amici siciliani siete pronti a liberare la vostra bellissima terra?». Così su Facebook il segretario federale della Lega Matteo Salvini.
Beppe Grillo ha lanciato l'hastag #crocettadimettiti, Crimi ha scandito il concetto su Twitter: «Crocetta si deve d.i.m.e.t.t.e.r.e».

FORZA ITALIA SI UNISCE AL CORO. Al coro di indignati si sono uniti Fi e Fratelli d'Italia.
L'azzurro Mauro ha esortato Crocetta a lasciare e non «fare il vigliacco». Per Ignazio La Russa l'atteggiamento del presidente siciliano è «disgustoso». Per Maurizio Gasparri «ignobile».
La deputata di Ap Nunzia De Girolamo ha esortato il Pd a «passare dalle parole ai fatti» e cacciare il governatore.

#Crocetta è finito,ButtanissimaSicilia di @PButtafuoco era profetico.Ora però meglio commissariare,prima di rivotare! http://t.co/3Z9HjkHQ0i

— Oscar Giannino (@OGiannino) 16 Luglio 2015

CENSURA TARGATA DEM. Alla notizia dell'imbarazante dialogo telefonico anche il Pd ha fatto scattare la tagliola della censura. E mentre fonti all'interno del partito hanno spiegato come difficilmente (nel caso in cui trovasse conferma) ai dem basterà l'autosospensione di Crocetta, le reazioni alla ferita politica sono state tranchant.
«Le parole ma anche i silenzi che emergono dalle intercettazioni», e che coinvolgono Crocetta, «sono gravi, inaccettabili e provocano ribrezzo».
Un concetto ribadito da Debora Serracchiani con un tweet.

Un paladino dell'antimafia come Crocetta sa che i silenzi possono fare più male delle parole. A Lucia Borsellino tutta la mia solidarietà.

— Debora Serracchiani (@serracchiani) 16 Luglio 2015

Inevitabili dimissioni Crocetta e nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino una vergogna inaccettabile. #Sicilia

— Davide Faraone (@davidefaraone) 16 Luglio 2015

Intercettazioni, la polemica torna a galla

«Metodo Boffo? Peggio, d'ora in poi si può parlare di 'metodo Crocetta'. Volevano farmi fuori», è stato lo sfogo del presidente siciliano, in lacrime quando ha appreso la notizia della smentita della procura sulla trascrizione dell'infamante conversazione.
E in effetti la rapidità della diffusione di presunte intercettazioni è destinata a riportare a galla la polemica sull'uso e l'opportunità di pubblicazione delle stesse.
E anche se Renzi insiste che «la riforma arriverà entro la fine dell'anno» il tema è fermo da mesi in commissione Giustizia alla Camera, dove è parcheggiato il ddl del governo sul processo penale, approvato dal Consiglio dei ministri il 30 agosto dell'anno scorso.
DELEGA SUL PROCESSO PENALE IN COMMISSIONE. I renziani ammettono che ancora una volta si pone il tema della diffusione delle intercettazioni. Il caso Borsellino è tutt'altra storia rispetto alla conversazione di Renzi col generale Adinolfi sulla quale solo il 15 luglio il ministro Maria Elena Boschi ha risposto alla Camera. Ma in ambienti di governo si sottolinea che resta fermo un principio generale: bisogna tutelare il diritto a non veder pubblicate conversazioni che non hanno alcuna rilevanza penale.
Su questo piano agirà la delega contenuta nella riforma del processo penale che sarà votata la prossima settimana in commissione alla Camera.
Un intervento legislativo - viene ribadito - che è sciolto, nelle forme e nei tempi, da qualsiasi vicenda di attualità.
CALDEROLI: «MA CHE C*** DI PAESE È QUESTO?». E intanto anche il vice presidente in Senato, Roberto Calderoli, ha detto la sua: «L'Espresso ribadisce che l'intercettazione esiste e che è secretata. Chi mente? Il governatore e il suo medico? La procura? Opppure l'Espresso? E se non mente l'Espresso come può essere in possesso di una intercettazione secretata, così segreta da essere ignota o da nascondere anche dalla procura? Alla fine la verità, si spera, verrà a galla ma allora, a dimettersi, non dovrà essere solo Crocetta, altre teste, comunque, dovranno cadere. Resta però una domanda: ma che cazzo di Paese è questo?».
Come dargli torto?

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