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CRISI GRECA 16 Luglio Lug 2015 1600 16 luglio 2015

Tsipras, il giudizio delle altre sinistre europee

Per Podemos ha ottenuto molto con l'Ue. E i tedeschi di Die Linke lo assolvono. Ma comunisti spagnoli e portoghesi attaccano. Le sinistre europee su Alexis.

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Il calvario di Alexis Tsipras ha reso complicata la sua permanenza al governo.
La capitolazione è vicina? Il premier greco è attaccato dagli avversari, ma anche dai suoi compagni, a partire dagli alleati dell'Adel che si lamentano.
SYRIZA TRAUMATIZZATA. La sinistra di Syriza è traumatizzata e Stathis Kouvelakis si è chiesto come sia possibile «che un devastante 'no' al Memorandum di politiche di austerità possa essere interpretato come un via libera per un nuovo protocollo?».
L'ex ministro Yanis Varoufakis paragona il quadro ai fantasmi del passato: «Domenica è stato un colpo di Stato come quello del 1967, solo che stavolta invece dei tank hanno usato le banche».
TRADITORE OPPURE NO? Tsipras se la deve vedere anche col giudizio della sinistra europea, divisa fra chi lo giudica un “traditore” servo delle banche, e chi invece cerca empaticamente di capire le sue ragioni.
L'artista Alex Androu, per esempio: secondo quanto riportato sull'hompage del sito di Rifondazione comunista, sostiene che «è facile essere ideologicamente puri quando non si sta rischiando nulla. Quando non devi fronteggiare mancanze di beni, il collasso della coesione sociale, il conflitto civile, la vita e la morte. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si mette in gioco la propria pelle, quando non c’è un conto alla rovescia».

Spagna: secondo Podemos Alexis ha ottenuto molto

Juan Carlos Monedero.

Podemos, il partito populista di sinistra che supporta Syriza, ha tra i punti “forti” del programma la lotta all’austerità e la rinegoziazione del debito.
Monedero, co-fondatore del cartello elettorale, è chiaro: «Tsipras ha ottenuto molto più di quanto avrebbero ottenuto Nea Dimokratia e Pasok».
Non la pensano così i comunisti spagnoli e portoghesi.
I primi solidarizzano col premier - come il Partito comunista d'Italia, ex Pdci -, ma la pensano come la sinistra interna di Syriza.
PROCESSO DI RICATTO. I 'compagni' portoghesi invece ribadiscono che il partito «riafferma la sua condanna del processo di ricatto, di destabilizzazione e di asfissia finanziaria promosso dall'Unione europea e dal Fmi che cerca di imporre al popolo greco la continuazione dell'indebitamento, dello sfruttamento, dell'impoverimento e della sottomissione».
L'alternativa è «una politica patriottica e di sinistra che può assicurare lo sviluppo e il progresso economico e sociale e rompere con il percorso di declino e di abdicazione nazionale» dei partiti europeisti.
ROTTURA CON L'UE. In sintesi, per loro l'Altra Europa (quella dei 'tifosi' nostrani del premier ellenico, dal Prc a Sel) è utopica: con l'Ue, l'euro e la Nato bisogna rompere.
La “sconfitta” di Tsipras è quindi indicativa.

Francia: per i comunisti Tsipras aveva una pistola alla tempia

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

Non da meno sono le dichiarazioni dei comunisti francesi, una delle formazioni della sinistra radicale fra le più longeve nell'Europa occidentale e fra le prime - col Pci di Enrico Berlinguer - a predicare l'eurocomunismo, caratterizzato dall'apertura all'integrazione europea.
SULL'ORLO DEL CAOS. Molta acqua sembra esser passata sotto i ponti: per il senatore del Pcf Eric Bocquet «Alexis Tsipras ha negoziato con una pistola alla tempia» e quindi «l'urgenza per il governo era quella di evitare assolutamente l'addio alla zona euro. Bisognava mettere i soldi nei circuiti finanziari e nelle banche. La Grecia era sull'orlo del caos, dopo anni molto difficili».
PAESI UE INTOLLERABILI. E ancora: «Durante l'intervento di Tsipras al parlamento europeo, abbiamo visto il comportamento intollerabile di alcuni leader, come l'eurodeputato belga Guy Verhofstadt. Chiedevano cose che non sarebbero tenute nel loro Paese».
I comunisti sono duri verso l'europeismo. Il fatto che a intercettare il voto di sinistra siano i post comunisti di Syriza e Podemos indica che non sempre, però, l'intransigenza paga.

Germania: per Die Linke «l'euro ormai è fallito»

Alexis Tsipras assieme al leader del partito Linke Bernd Riexinger.

I tedeschi di Die Linke - nata dalla fusione della sinistra Spd e della Pds, erede dei comunisti che governava la Germania orientale - sono stati una delle prime formazioni europee nate in area comunista a proporre un soggetto radicale semplicemente “di sinistra”, che ha condizionato Sinistra europea e Sinistra arcobaleno, 'madre' di Sel di Nichi Vendola e, perché no?, Syriza, aperta al femminismo, all'ecologismo e ai diritti civili.
BASTA DIKTAT DALL'UE. Oskar Lafon­taine, ex socialdemocratico di sinistra e padre nobile della Die Linke, sullo Spiegel spiega: «L’euro è già fallito, non pos­siamo farci nessuna illusione», rilanciando quindi un progetto che potrebbe riguardare tutta la sinistra, visto che Tsipras vuole sì rimanere nell'euro, ma non vuole - o non voleva - sottostare ai diktat della Troika e all'austerity imposta dall'alto.
MEGLIO UN'ALTRA MONETA. Per Lafontaine occorrerebbe tornare al sistema monetario prima dell'euro, che permetteva svalutazioni e rivalutazioni, pur nei canoni stabiliti che contenevano le oscillazioni.
Sarebbe questa l'unica ricetta - una lettura neo-kaynesiana - che permetterebbe alla Grecia di rimettersi in piedi, senza dover archiviare l'integrazione europea.
Ricette interessanti - rilanciate nel 2014 su MicroMega Enrico Grazzini -, ma che implicano il solo Lafontaine, non tutta Die Linke e quei settori più intransigenti, critici verso future intese con la Spd e i Verdi, francamente impossibili per le posizioni assunte sulla crisi greca.

Unione europea ormai ridotta a tecnocrazia

Atene, la bandiera greca accanto a quella dell'Unione europea.

Una cosa pare certa: i fatti greci sembrano confermare l'odierno stato della moderna democrazia, che in Occidente si riduce in una 'post democrazia', specie di fronte a un'Unione europea che secondo molti critici desidera presentarsi come uno Stato a tutti gli effetti, ma che nel concreto è ridotta a una tecnocrazia.
POTERE AI BANCHIERI. L'ultima parola ce l'ha l'alta finanza e i banchieri, e non i politici. Il benessere si misura sul 'pareggio di bilancio' e non sullo stato dei suoi cittadini.
Il politologo americano Daniel Bell negli Anni 50 parlava già della cosiddetta «società dei due terzi», dove chi si sente rappresentato corrisponde ai due terzi della popolazione, mentre il rimanente terzo si astiene.
Oppure vota partiti di protesta populisti che se va bene sono progressisti (Syriza e Podemos), oppure xenofobi e antipolitici.
L'austerità e il liberismo sono poteri costituenti della struttura dell'Unione. Qualcuno lo accetta. Qualcun altro rischia la fine di Tsipras.

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