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RIMPASTO 17 Luglio Lug 2015 2044 17 luglio 2015

Grecia, Tsipras vara il nuovo governo: fuori i dissidenti

Tsipras fa piazza pulita. Via dall'esecutivo Lafazanis e altri estremisti. Alexiadis nuovo vice delle Finanze, nove sostituzioni. E cosa ci faceva Stiglitz ad Atene?

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Il premier greco Alexis Tsipras con il ministro degli interni Nikos Voutsis.

Alexis Tsipras fa piazza pulita. O, almeno, ci prova.
A meno di 48 ore dopo il drammatico voto in parlamento che ha dato il via libera alle prime riforme chieste dall'Eurozona per avviare i negoziati, ma anche segnato la spaccatura con l'ala 'neo comunista-stalinista' di Syriza, ha varato il rimpasto di governo reso inevitabile dai 'no' pronunciati dai membri del governo.
FUORI LAFAZANIS. Al posto del titolare dell'Energia Panagiotis Lafazanis, leader di Piattaforma di sinistra, arriva il fedele Panagiotis Skourletis, ministro del Lavoro. Dicastero al quale approda Giorgos Katrougalos ex ministro della Riforma dell'amministrazione dove sarà rimpiazzato da Christophoros Vernardakis.
Fuori anche il viceministro per la Sicurezza sociale Dimitris Stratoulis, che viene sostituito da Pavlos Haikalis, deputato del partito nazionalista Greci Indipendenti (Anel) alleato di Syriza.
Come viceministro delle Finanze, dopo le dimissioni di Nantas Valavani, arriva Tryfon Alexiadis, tecnocrate già direttore dell'agenzia delle Entrate. Mentre il nuovo viceministro della Difesa è Dimitris Vitsas, che rimpiazza Kostas Isychos. Cambia anche il portavoce dell'esecutivo: Olga Gerovasili prende il posto di Gavriil Sakellaridis.
Resta al suo posto Euclid Tsakalotos, il capo negoziatore che aveva sostituito il ribelle Yanis Varoufakis alle Finanze.
NASCE IL COMITATO ANTI-CORRUZIONE. Tsipras ha deciso di istituire nel governo anche un Comitato speciale per la lotta alla corruzione affidato al ministro di Stato Panagiotis Nikoloudis.
I nominati giureranno sabato davanti al presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos. Ma trattandosi di modifiche limitate, non è necessario un voto di fiducia del parlamento.
Va ricordato che le elezioni anticipate restano una prospettiva più che credibile, e confermata anche dal ministro dell'Interno Nikos Voutsis per il quale potrebbero tenersi già in autunno, tra settembre e ottobre.
STIGLITZ DA TSAKALOTOS. Da segnalare anche la visita del Nobel Joseph Stiglitz a Tsakalotos. Durante l'incontro, secondo quanto riferito da Bloomberg, si sono discusse le difficoltà connesse alla messa in atto del piano di riforme necessario per il terzo piano di aiuti della Grecia. Stiglitz ha severamente criticato le ultime richieste dell'Eurozona e c'è chi sostiene che si stia pensando a un suo impegno come consulente del governo.
LA RESA DEI CONTI FINALE. Il confronto politico finale prima del rimpasto è andato in scena nella notte tra giovedì e venerdì, nell'ultima, incandescente, riunione notturna del Comitato centrale di Syriza. Dove Lafazanis ha cercato di sostenere che il suo 'no' di mercoledì notte in Aula significava che era contrario alle misure ma che avrebbe continuato a «sostenere il governo». Secca la replica di Tsipras, che prima del voto aveva chiesto compattezza. «Il tuo è un sostegno che non ha senso, perché d'ora in poi sono costretto ad andare avanti con un governo di minoranza».
RABBIA CONTRO L'EX MINISTRO. Parole inequivocabili. Lafazanis, nell'ultima uscita da ministro è andato a mostrare la faccia nel sobborgo incendiato di Kareas. «Che sei venuto a fare?», non hai mai fatto niente per noi», gli hanno gridato. E ancora: «Non si può andare avanti così». Fino al predittivo: «Vattene, te ne devi andare!».

Frau Merkel incassa il sì del Bundestag sugli aiuti

Angela Merkel Wolfgang Schaeuble.

Nella stessa giornata, il governo di Angela Merkel ha incassato dal Bundestag l'autorizzazione a procedere alle trattative con Atene sul terzo pacchetto di aiuti, per un ammontare di 86 miliardi in tre anni.
E come prevedibile, in un'aula infuocata, si sono aperti due fronti contro la cancelliera: quello dei 'ribelli', indignati per la generosità delle risorse in gioco per un popolo che ha rigettato riforme e rigore col referendum, e quanti invece hanno espresso un dissenso alla linea dura della Germania coi greci.
IN 65 CONTRO GLI AIUTI. Per Frau Merkel, concentrata per settimane su questo risultato, è l'ultimo sforzo, nel giorno del suo compleanno, e prima di andare in vacanza. La richiesta è comunque passata ad ampia maggioranza: con 439 sì, 119 no e 40 astensioni. Sessantacinque sono stati i deputati dell'Unione (Cdu-Csu) (60 contrari, cinque astenuti) che non hanno approvato le nuove concessioni alla Grecia.
SCHÄUBLE CAMBIA REGISTRO. Cambia registro anche il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. «Non possiamo abbandonare il popolo greco», ha detto allo Spiegel, mettendo in chiaro: «Non abbiamo mai detto che la Grecia dovrebbe lasciare la zona euro. Abbiamo solo richiamato l'attenzione sulla possibilità che Atene stessa decidesse di prendersi una pausa».
«Non c'è alcun dominio della Germania sull'Europa», ha poi aggiunto, anche se «è innegabile che siamo in una buona posizione economica».
«GREXIT? ANCHE PADOAN LO HA AMMESSO». Salvo però ribadire che la possibilità della Grexit «aveva il consenso di 15 membri dell'Eurozona contro Francia, Italia e Cipro». Tirando in ballo direttamente Pier Carlo Padoan: «Anche il mio collega italiano lo ha ammesso».
Il falco della Cdu ha poi criticato Paul Krugman. «È economista rinomato, che per la sua teoria del commercio ha ricevuto il premio Nobel. Ma non ha alcuna idea della costruzione e dei fondamenti dell'unione monetaria europea». E questo perché «diversamente dagli Usa, in Europa non c'è un governo centrale: qui si devono accordare tutti e 19 i Paesi dell'Eurozona. Krugman sembra non saperlo».

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