Crocetta Turchetti 150717194119
INTERVISTA 18 Luglio Lug 2015 1200 18 luglio 2015

Intercettazioni, Turchetti: «Il gioco vale la notizia»

Caos normativo. E multa di 130 euro. Al giornalista conviene pubblicare gli atti. L'avvocato Turchetti: «Bavagli? No. Si decida prima cosa ha rilevanza penale».

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Cinquanta sfumature di giallo che fanno (ri)cadere la foglia di fico sul tabù legislativo in tema di intercettazioni.
Il pasticcio sul presunto e imbarazzante dialogo Crocetta-Tutino riporta a galla la polemica sull'annosa questione della diffusione e dell'utilizzo mediatico di documenti processuali.
E sulla demarcazione del confine tra privacy e pubblica rilevanza.
Più che un caso, un caos.
Procure che chiedono la copertura del segreto sugli atti precedenti l'ordinanza di custodia cautelare, contro giornalisti sponsor dell'uso del bisturi invece dell'accetta per stabilire l'interesse delle carte d'inchiesta.
DDL ALLA CAMERA IL 27 LUGLIO. E una partita politica che si gioca nell'ambito della più ampia riforma del processo penale in discussione in commissione Giustizia alla Camera, attesa nell'Aula a Montecitorio il 27 luglio.
«Allo stato dell'arte attuale la legge prevede una tutela debole», dice Sara Turchetti, avvocato penalista, docente alla scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano e autrice del libro Cronaca giudiziaria e responsabilità penale del giornalista.
«Se al giornalista viene riconosciuto colpevole solo di pubblicazione arbitraria di atti di procedimento se la cava pagando una sanzione di 130 euro. È evidente che il gioco vale la candela. Anzi, la notizia».

Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Nel riquadro l'avvocato penalista Sara Turchetti.

DOMANDA. Con la legge attuale quando l'intercettazione è legittimamente pubblicabile?
RISPOSTA. L'intercettazione non è più coperta da segreto non quando sono finite le indagini. Ma quando le bobine delle intercettazioni vengono depositate nella segreteria del pm.
D. Cosa accade in quel momento?
R. Siccome sono conoscibili da parte degli imputati, perdono il segreto e sono pubblicabili. Indipendentemente dalla loro rilevanza per il procedimento. A meno che, come accaduto nel caso Crocetta secondo quanto sostiene l'Espresso, il pm non disponga la loro secretazione.
D. Come è possibile che venga diffusa una intercettazione secretata? E cosa rischia chi l'ha fatto?
R. Chi l'ha rivelata potrebbe essere uno degli addetti della polizia giudiziaria che hanno effettuato l'intercettazione. Questo soggetto è imputabile del reato di rivelazione del segreto istruttorio.
D. Qual è la possibile responsabilità del giornalista?
R. Allo stato attuale dell'arte abbiamo una duplice interpretazione della giurisprudenza. Ci sono sentenze secondo le quali chi pubblica la telefonata deve rispondere di concorso nella rivelazione del segreto. Altre che stabiliscono che non debba rispondere della rivelazione essendo il mero ricettore della notizia.
D. La pena in questo secondo caso?
R. Il giornalista può rispondere di un reato molto meno grave che è la pubblicazione arbitraria di atti di procedimento penale. Si tratta di una contravvenzione che però si estingue pagando una sanzione di appena 130 euro.
D. E la questione Crocetta-Tutino cadrebbe a suo giudizio in questa casistica?
R. È identico a quello della famosa telefonata Fassino-Consorte (quella sul caso Unipol-Bnl con la celebre frase: «Abbiamo una banca?», ndr).
D. Cioè?
R. Anche in quel caso fu pubblicata una telefonata ancora coperta da segreto. La differenza è che in quella circostanza le carte non erano state ancora depositate nella segreteria del pm. Nel caso Crocetta invece sì, ma il pm ne aveva disposto la secretazione.
D. Cosa stabilì il processo in quel caso?
R. Il tribunale di Milano ha assolto il giornalista dall'accusa di concorso in rivelazione di segreto istruttorio imputandogli solo la pubblicazione arbitraria di atti.
D. Cambierebbe qualcosa se si parlasse di intercettazione rilevante ai fini processuali?
R. No, nulla.
D. La procura però nega l'esistenza dell'intercettazione. Se fosse davvero così?
R. In quel caso naturalmente il giornalista risponde di diffamazione aggravata, non più di rivelazione di segreto istruttorio, perché l'atto non esisterebbe.
D. E cosa accadrebbe?
R. Si configurerebbe un caso tipo il quello del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti (per l'articolo dal titolo 'Il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l'aborto', ndr) dove gli atti del procedimento certificarono la non veridicità della notizia pubblicata.
D. Le polemiche intanto potrebbero accelerare il percorso della riforma sul tema. Verso che strada si va?
R. Il ddl Alfano ciclicamente viene ripreso in mano. Secondo quel disegno di legge le intercettazioni non sarebbero pubblicabili per tutta la fase della indagini preliminari ovvero al termine dell'udienza preliminare.
D. Per questo si parla di legge bavaglio...
R. Esattamente. Naturalmente l'interesse pubblico ad avere la notizia è massimo nella fase delle indagini. Non avere la possibilità di pubblicare le intercettazioni fino alla prima fase di giudizio significa avere il buio assoluto su tutta l'attività di indagine.
D. E dunque cosa bisognerebbe fare a suo giudizio?
R. La cosiddetta udienza stralcio, cui spetta il compito di stabilire quali sono le intercettazione rilevanti per l'indagine e quelle che non lo sono, dovrebbe essere anticipata e precedere il deposito delle intercettazioni nella segreteria del pm. E consentire la pubblicazione solo agli atti penalmente rilevanti. Il problema attualmente infatti è che la segretezza si perde prima.

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