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RELAZIONI INTERNAZIONALI 18 Luglio Lug 2015 1546 18 luglio 2015

Nucleare Iran, monito di Khamenei: «Gli Usa restano nemici»

L'ayatollah: «Non cambieremo politica». Mentre Obama deve guardarsi dall'opposizione interna.

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L'ayatollah Ali Khamenei.

Un accordo storico, capace di equilibrare interessi diametralmente opposti e che promette di distendere il clima internazionale. L'intesa sul nucleare in Iran è stata accolta da un generale entusiasmo tra gli ambienti diplomatici, ma a Teheran e negli Stati Uniti non convince tutti.
ANCORA DISTANTI. L'ayatollah Khamenei è stato chiaro, nel fare i complimenti al governo di Hassan Rouhani ma allo stesso tempo mettere in guardia da possibili errori nella sua attuazione. «Anche con l'accordo sul nucleare, le nostre politiche verso l'arrogante sistema Usa non cambieranno», ha scritto su Twitter la Guida suprema, che il 18 luglio ha parlato ai fedeli raccolti per la preghiera per la fine del Ramadan. «Le politiche Usa nella regione sono distanti 180 gradi da quelle dell'Iran».
E ancora: «Che sia approvato o meno questo testo non permetteremo, con l'aiuto di Dio, che se ne faccia abuso. Le capacità di difesa e sicurezza del Paese - ha aggiunto - saranno protette dall'aiuto divino e l'Iran non cederà mai alle richieste eccessive del nemico».
«ANCORA ACCANTO AGLI OPPRESSI». Nessun cambiamento anche per quel che riguarda le politiche regionali: «Che sia approvato o meno il testo dell'accordo sul nucleare, non smetteremo di sostenere i popoli oppressi di Palestina, Yemen, Siria, Bahrein e Libano».
Dura presa di posizione anche nei confronti di Israele, definito «regime terrorista sionista, che uccide i bambini» dall'ayatollah, che ha ricordato la recente marcia per la Palestina a Teheran e in altre parti del Paese, in cui si scandivano ancora gli slogan «Morte agli Usa» e «Morte a Israele».

Manifestazione contro il patto a Times Square

Il presidente Usa, Barack Obama.

Se Obama deve guardarsi dall'aggressività di Teheran, non può nemmeno dormire sogni tranquilli in casa sua. Mercoledì 22 luglio, a Times Square, è prevista la manifestazione 'Stop Iran Rally', che dovrebbe riunire migliaia di persone di diversa religione e fede politica nella piazza simbolo di New York per chiedere al Congresso di bocciare l'intesa siglata a Vienna che, affermano, «concede a Teheran una corsia preferenziale per la bomba atomica».
OBAMA DIFENDE L'ACCORDO. Il presidente, però, non fa nessun passo indietro: «Non devo certo scusarmi per rendere l'America più sicura», ha detto parlando direttamente alle famiglie nel corso del tradizionale messaggio del sabato.
Obama ha respinto quindi punto per punto le critiche che gli vengono mosse in patria, soprattutto dai repubblicani e dalla lobby israeliana e dall'estero, vedi appunto Israele.
«Per prima cosa sentirete qualcuno dire che ora sarà più facile per l'Iran ottenere la bomba. Ma se così fosse sarebbe strano che Usa, Regno Unito, Francia, Germania, Russia e Cina e tutti i maggiori esperti mondiali siano d'accordo con un'intesa del genere. È sbagliato anche quando si dice che l'Iran potrà violare in ogni momento i patti».
«ACCESSO SENZA PRECEDENTI AGLI ISPETTORI». Secondo Obama, «con questo accordo gli ispettori internazionali avranno un accesso senza precedenti in tutti i siti nucleari iraniani, 24 ore su 24, sette giorni su sette. Terzo, sentirete quelli che dicono che l'Iran non subirà conseguenze se non rispetta gli impegni. Anche questo è falso, perché le sanzioni verrebbero ripristinate immediatamente».
In conclusione, si è chiesto il presidente: «L'accordo risolve tutte le minacce poste dall'Iran? No. Fa sì però che più di ogni altra intesa impedisca all'Iran di avere la bomba? Sì. E questa è la nostra priorità».

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