Crocetta Borsellino 150716135450
CONTRO 21 Luglio Lug 2015 1320 21 luglio 2015

Crocetta ha sbagliato, ma Lucia Borsellino pure

L'ex assessore ora critica il governatore. Però in questi anni ha avallato le sue scelte.

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Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta

A chi fa comodo l'antimafia in Sicilia (e non solo)?
Un patentino di superiorità morale, antidoto ad attacchi e critiche, torna sempre utile in una terra «bellissima e disgraziata», come la definiva Paolo Borsellino.
E così la figlia del giudice ucciso, proprio in forza di quel cognome che solo a pronunciarlo invoca rispetto, è sempre stata un'assicurazione per la politica dell'Isola, soprattutto per un settore come la sanità, «coacervo di interessi».
Insomma, Lucia Borsellino faceva e ha fatto comodo.
DA LOMBARDO A CROCETTA. Alla giunta guidata da Lombardo, l'ex pm Massimo Russo (protagonista già di suo di varie inchieste di mafia) la pose al vertice dell'assessorato per poi sostenerla come sua erede.
Eredità raccolta prontamente da Rosario Crocetta, uno che della lotta alla mafia ha fatto il suo manifesto elettorale.
Un rapporto, quello tra assessore e governatore, che si è screpolato nel tempo.
Fino alle dimissioni di Lucia Borsellino il 2 luglio 2015 per «ragioni etiche e morali», dovendo operare in un settore «contrassegnato da vicende che in un recentissimo passato ci hanno consegnato l’immagine di un sistema di malaffare».
SCANDALO INTERCETTAZIONE. E poi è arrivata la presunta intercettazione pubblicata da l'Espresso che dava conto del silenzio colpevole di Crocetta davanti a una frase infamante pronunciata dal chirurgo Matteo Tutino.
Quel «va fermata, fatta fuori. Come suo padre».
La polemica è cosa nota. Con il governatore che prima si autosospende, poi giura di non aver mai sentito quella frase, quindi denuncia di essere stato vittima di un piano atto a eliminarlo.
E, ancora, assicura di essere un combattente e che no, non mollerà.
Per poi chiedere 10 milioni di danni al periodico. Il tutto, nemmeno farlo apposta, a cavallo dell'anniversario dell'attentato di via D'Amelio.
Lucia Borsellino, che aveva deciso di passare qualche giorno a Pantelleria, è tornata a Palermo. E ha parlato dalle colonne de la Repubblica.
«MI ZITTIVANO SU TUTTO». «Tramavano sulla sanità», attacca, «Crocetta mi taceva tutto, anche che Tutino parlava male di me».
Per questo ha gettato la spugna: «Per oppormi a quel coacervo di interessi che c'è dietro alla sanità era necessario un solido fronte comune che nei fatti non c'è stato».
Dimenticando però di essere stata protagonista e artefice di quel sistema per 20 anni.

Gli errori e l'amnesia dell'assessore

Lucia Borsellino.

Questo non giustifica o assolve certo Crocetta.
Basta leggere altre intercettazioni (pubblicate da Live Sicilia) per rendersi conto di come l'amicizia tra il governatore e Tutino fosse qualcosa di più: una sorta di alleanza d'affari.
Prova della sostanziale continuità nella malagestione della Cosa pubblica siciliana.
Ma, allo stesso tempo, anche Lucia Borsellino deve assumersi chiaramente le sue responsabilità.
L'INCAPACITÀ DI CAMBIARE. Una tra tutte: non essere riuscita a intaccare quella piovra di interessi incrociati e per aver accettato un compromesso - e la politica è compromesso - al ribasso.
E questo non da ieri, ma dal suo insediamento. Firmando per esempio nomine dubbie, tra cui quella di Tutino, uno che si atteggia a boss.
Non a caso, per la vicenda della clinica Humanitas, furono ripetutamente chieste le sue dimissioni: l'assessore prima firmò l'affidamento di un progetto milionario alla multinazionale, poi dopo solo un mese lo revocò sorvolando di comunicare la procedura all'azienda. Facile immaginare la sentenza del Tar che condannò la Regione.
Ma gli scivoloni di Lucia Borsellino non finiscono qui.
SCELTA OPACA DEI MANAGER. Anche la scelta dei manager ha evidenziato una continuità del sistema.
La trasparenza nella selezione si è confermata essere solo uno slogan.
I commissari nominati da Crocetta per le selezioni in realtà sono rimasti in carica due anni.
E il frutto del loro lavoro è andato in fumo visto che non sono mancate le sostituzioni per incompatibilità o mancanza dei titoli.
Per arrivare all'ultimo caso - ricordato sempre da Live Sicilia - di Salvatore Brugaletta, dirigente colpevole di aver dimenticato i corpi di 17 migranti in cella frigorifero. «Se un manager è incapace va sostituito», dichiarò Crocetta, glissando sul fatto che Brugaletta fosse stato scelto da lui e Borsellino.
Oppure la denuncia, lanciata insieme con Crocetta, delle spese considerate eccessive (160 milioni) dell'assicurazione sanitaria che lei stessa, un anno prima, aveva firmato con la precedente Giunta.
I (POCHI) RISULTATI OTTENUTI. È vero, come invece ricorda benissimo l'assessore, la sanità siciliana ha conosciuto in questi tre anni qualche risparmio.
Ma, come spiega a Lettera43.it il deputato Sel Erasmo Palazzotto, «la lottizzazione è rimasta invariata. Le nomine sono fatte sotto il suo naso». E lei non ha detto nulla. Ha accettato una modalità reiterata di gestione, che va oltre gli schieramenti politici.
Il cognome Borsellino, insomma, fa comodo a tanti. Ma come non può essere un ostacolo all'impegno politico, allo stesso modo non può essere un tabù.
Perché così facendo il rischio è che l'anti-mafia sia liquidata come semplice patente, strumento di marketing politico.
Lucia ha commesso vari errori come assessore e come dirigente, non come figlia alla quale va, è persino inutile sottolinearlo, tutta la solidarietà per l'attacco infamante di Tutino.
Ha sbagliato per incapacità, sottovalutazione o perché sotto pressione. E se è così avrebbe dovuto denunciare la situazione immediatamente, all'indomani della nomina, ammettere i suoi errori, e magari dire qualche no a Crocetta, che ora dipinge come il peggior governatore possibile.

Twitter @franzic76

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