Premier Alexis Tsipras 150722174504
INTERVISTA 22 Luglio Lug 2015 1600 22 luglio 2015

Grecia, Elliniadis: «Syriza è in crisi di democrazia»

Critica Tsipras. Esclude l'ipotesi voto. E sul partito dice: «Non c'è integrazione». Il deputato Elliniadis a Lettera43. Parlamento chiamato a decidere sulle riforme.

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da Atene

Ha un passato da avvocato e da produttore discografico. Si è fatto un nome come personaggio radiofonico, ma Stélios Elliniadis in Grecia è conosciuto soprattutto per essere deputato di Syriza nonché membro del Comitato centrale.
Più uomo di cultura che politico, si definisce un “indipendente” nella frammentata costellazione del partito targato Alexis Tsipras
Presentatosi il 19 luglio al cospetto del pubblico internazionale, per lo più giovane e radical, del Forum Democracy Rising all’Università di Atene, non ha esitato a criticare il premier e le dinamiche che si sono venute a creare all'interno di Syriza dopo l'accordo con l'Unione europea.
VAROUFAKIS? HA ILLUSO I GRECI. «Il problema più grave che ci portiamo dietro da un po’ di tempo», spiega a Lettera43.it , «è la mancanza di democrazia e di integrazione tra le varie componenti, tra i meccanismi interni che si sono mossi senza compattezza».
Elliniadis non risparmia l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis - «Ha fatto credere all’opinione pubblica che un “onesto accordo” con Bruxelles era possibile» -, esclude l'ipotesi di elezioni in autunno e, sulla crisi di Syriza, commenta: «Sta pagando il prezzo di essere troppo avanti. Da questo deriva l’isolamento. La questione importante adesso è capire da che parte andrà l’elettorato».

Il premier Alexis Tsipras e, nel riquadro, il deputato di Syriza Stélios Elliniadis. © Getty

DOMANDA. Partiamo dalle origini, dal successo del partito al governo: quali sono i fattori alla base?
RISPOSTA.
Innanzitutto la crisi economica, poi la tradizione storica di lotta e di sacrificio del nostro popolo e, infine, la capacità di unire così tante entità nell’ambito della sinistra. Quest’ultimo fattore è unico e, a modo suo, rivouzionario.
D. E il personale carisma di Tsipras entra nell’equazione?
R. Assolutamente, è stato il collante finale.
D. Ma a questo punto, alla luce degli ultimi sviluppi, qual è la critica principale che si può rivolgere a Syriza?
R. Direi che il problema più grave che ci portiamo dietro da un po’ di tempo è la mancanza di democrazia.
D. Una forma di verticalismo?
R. Sì, se vogliamo, ma soprattutto una mancanza d’integrazione tra le varie componenti, tra i meccanismi interni che si sono mossi senza compattezza.
D. Quindi ci si trova di fronte a un paradosso: l’abilità di Syriza di superare la frammentazione tipica della sinistra, ma al tempo stesso una monopolizzazione da parte di un certo gruppo al suo interno.
R. Sì, è mancata la necessaria interazione tra le componenti. Un po’ come se ciascuna di esse andasse avanti per conto suo lungo corsie parallele.
D. Ma questo, inizialmente, non sembrava essere un ostacolo.
R. Chiaramente non lo è stato fino a quando le cose andavano, o sembravano andare bene. Ma ora, con la crisi degli ultimi giorni, questo vizio di fondo è esploso.
D. C’è stato anche un problema di strategia?
R. Sì, obiettivamente Syriza non era pronta di fronte a questa crisi.
D. Si può dire che Tsipras abbia sottovalutato alcuni personaggi chiave, Schaeuble in primis?
R. Sì, purtroppo.
D. E Varoufakis?
R. Anche lui ha le sue responsabilità. Senz’altro un intero gruppo di Syriza ha continuato, giorno per giorno, a far credere all’opinione pubblica che un “onesto accordo” era possibile.
D. Pablo Iglesias, il leader di Podemos, ha descritto questa situazione come una partita a schacchi nella quale la scacchiera era truccata dall’altro giocatore: è d'accordo?
R. Assolutamente. Si è sottovalutato il nemico e si è perso non solo tempo, ma anche molto denaro. Le casse dello Stato sono state svuotate per far fronte alle impellenti esigenze del momento. E questo ha causato un progressivo indebolimento.
D. Quindi anche il referendum, in questa prospettiva, è stata un’illusione?
R. Sì.
D. Forse Tsipras sperava che un ‘Oxi’ dei greci al nuovo memorandum potesse rompere l’impasse...
R. Beh, da un lato è stato giusto interpretare ed evidenziare la volontà popolare, e capisco anche le enormi pressioni esercitate su Tsipras, ma d’altro canto anche in questo caso penso si sapesse che la battaglia era ormai persa.

Elezioni in autunno? Non credo, bisogna implementare l'accordo

D. Secondo alcuni commentatori il risultato positivo di questo calvario è stato quello di “mostrare il re nudo”…
R. Sono d'accordo. Si è capito che in realtà il problema non è la Grecia, bensì l’Europa o, almeno il modo in cui l’unione viene gestita.
D. Il New York Times sostiene che la posizione tedesca in particolare potrebbe rivelarsi dannosa per la Germania stessa, nell’opinione pubblica mondiale.
R. Una specie di effetto boomerang...
D. Altri effetti positivi?
R. Uno, direi, e credo molto importante: la mobilitazione e, a livello generale, la presa di coscienza da parte della popolazione.
D. Sempre più supporter di Syriza contestano al governo di non aver punito adeguatamente gli evasori: mancanza di coraggio o restrizioni a monte?
R. C'è una combinazione di motivi. Non bisogna dimenticare che le forze oligarchiche pre-esistenti hanno mantenuto un controllo sul potere giudiziario, poliziesco, militare e, last but not least, sui media. Un controllo che non è facile scalzare. Adesso che Syriza sta sopravvivendo indirettamente proprio grazie a quei partiti che rappresentano tali forze, il compito sta diventando più arduo.
D. Qual è il prossimo passo?
R. Nessuno lo sa con esattezza. Adesso ci sono due parti che si confrontano: quella che insiste nell’Oxi e quella guidata da Tsipras che l’ha espulsa dal governo. Siamo uno pari. Ma intanto non è ancora stata convocata una riunione del comitato centrale.
D. Una specie di stand-off messicano, tanto per usare un'immagine cinematografica...
R. Precisamente.
D. Si è parlato di elezioni in autunno: è un'ipotesi verosimile?
R. Non credo. Adesso bisogna implementare l’accordo e nuove elezioni interromperebbero tutto un’altra volta.
D. Esiste la possibilità di una spaccatura di Syriza con la creazione di un nuovo partito?
R. Tutto è possibile, ma per ora mi pare proprio di no.
D. Si è tanto parlato di un possibile asse tra Atene e Mosca. Cosa potrebbero darvi i Brics?
R. Un aiuto minimo. La Grecia è troppo piccola e troppo debole per permettersi di entrare seriamente in questo gioco geopolitico. Rischierebbe di venirne schiacciata. L’esempio dell’Ucraina e della Georgia dovrebbe insegnarci qualcosa.
D. E una vittoria di Podemos in Spagna? Potrebbe aiutarvi?
R. Ci credo, ma fino a un certo punto. Parlando con alcuni politologi, tra cui il canadese Leo Panic, ho avuto la conferma che Syriza sta pagando il prezzo di essere troppo avanti. Da questo deriva l’isolamento. La questione importante adesso è capire da che parte andrà l’elettorato.
D. A livello nazionale fa più paura Alba Dorata o To Potami?
R. Alba Dorata è pericoloso di per sé, ma To Potami, con l'influenza che ha sui media, lo è ancora di più.

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