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PETIZIONE 23 Luglio Lug 2015 0800 23 luglio 2015

Annarita Amoroso, la studentessa che inguaia Merkel

Una legge tedesca: pedaggi a pagamento soltanto per stranieri. Annarita, 27 anni da Ercolano, scrive all'Ue: «È discriminazione». Per Berlino 500 milioni in fumo.

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Annarita Amoroso, la studentessa che ha sfidato Angela Merkel.

La locomotiva tedesca va fermata? «Sì, se la corsa della Germania sbatte contro i principi dell’integrazione europea».
Annarita Amoroso, neo laureata di Ercolano, in provincia di Napoli, è diventata una spina nel fianco per il governo di Angela Merkel.
UNA LEGGE CONTESTATA. La 27enne campana ha inviato alla Commissione europea una petizione per fermare l’entrata in vigore di una legge voluta dal ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt, con la quale - a partire da gennaio 2016 - si imporrebbe ai turisti di pagare il pedaggio per poter circolare sulle autostrade della Germania.
La legge, secondo i calcoli del ministro, farebbe entrare nelle casse tedesche 500 milioni di euro all’anno, soldi che servirebbero per pagare i lavori di ammodernamento della rete autostradale nazionale.
Tradotto: strade nuove con i soldi degli altri.
PROCEDURA DI INFRAZIONE. Una norma per cui è stata già aperta una procedura di infrazione contro il governo della cancelliera, proprio grazie all’iniziativa di Annarita.
La notizia si diffuse alla fine del 2013 e colpì molto la studentessa di Ercolano.
«Avevo appena dato all’Università l’esame di Diritto dell’Unione europea», racconta a Lettera43.it, «e la notizia della legge allora in cantiere mi colpì molto. Pensai subito che dovevamo intervenire e così iniziai a informarmi».
ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE. Scoprendo la disparità di trattamento: «In Germania le autostrade sono gratuite e per pagare i costi di ammodernamento il ministro Dobrindt voleva introdurre il pagamento del pedaggio. Il fatto che a pagare sarebbero stati solo i cittadini stranieri a mio parere si configura come un abuso di posizione dominante da parte della Germania».
«DANNI PER I PAESI DEL SUD». In caso di entrata in vigore, quindi, non sarebbe più garantita «una libera concorrenza tipica di un’economia di mercato aperta», scrive Annarita nella petizione, «a danno dei Paesi dell’Europa meridionale gravemente colpiti dalla crisi economica».

Discriminazione sulla libera circolazione di persone e merci

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Secondo la giovane neolaureata con la legge si violerebbero gli articoli 18, 26, 102 e 120 del Trattato di Lisbona e la norma che stabilisce «il divieto di discriminazione fondato sulla nazionalità applicato alla libera circolazione delle persone e delle merci». Uno dei capisaldi dell’Europa.
«AVEVO POCHE SPERANZE». La petizione fu inviata a dicembre 2013. «Non credevo davvero che ci sarebbe stato seguito, ma volevo provare a fermare quella legge a mio parere discriminatoria», racconta la 27enne.
Che ricorda: «Mi risposero pochi giorni dopo. E fu la prima sorpresa».
Il segretario generale della Commissione parlamentare le scrisse che la sua denuncia era stata registrata.
PRIMA INDAGINE NEL 2014. Non era finita. A febbraio 2014 la presidente della Commissione petizioni, la deputata svedese Cecilia Wilksrom, scrisse alla ragazza di Ercolano: «Sono lieta di comunicarle che la sua petizione è stata esaminata e ritenuta ricevibile. La commissione ha avviato l’esame della petizione e ha deciso di chiedere alla Commissione europea di svolgere un’indagine preliminare».
LA SVOLTA NEL 2015. La vera notizia, però, è arrivata nel 2015.
Ad aprile una prima comunicazione: «La Commissione si riserva il diritto di intervenire contro qualsiasi aspetto della legislazione tedesca che dovesse risultare in contrasto con il diritto dell'Unione europea».

Pure la commissaria ai trasporti dell’Ue contro la Germania

Violeta Bulc, vicepremier sloveno.

A giugno la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione per la Germania per la violazione delle norme della Comunità europea.
Del caso in Europa parlano tutti.
Persino la commissaria ai trasporti dell’Ue, Violeta Bulc, che ha criticato la scelta della Germania: «Un sistema di pedaggio è in linea con le leggi europee solo se rispetta il principio di non discriminazione. E noi abbiamo seri dubbi che le cose stiano così. Vogliamo agire subito con una procedura di infrazione per chiarire le nostre perplessità nell’interesse dei cittadini europei».
RISPOSTA ENTRO FINE AGOSTO. Un passaggio che ha reso superflua persino la raccolta di firme di almeno un milione di cittadini europei, che si richiede in questi casi.
Entro la fine di agosto la Germania deve rispondere.
Il caso potrebbe arrivare davanti alla Corte di Giustizia e il governo tedesco rischia che la legge non entri mai in vigore, perdendo così circa 500 milioni di euro.
ALTRA GRANA DOPO LA GRECIA. Dopo quanto accaduto con il governo greco di Alexis Tsipras e il video della ragazzina palestinese che piange davanti alla Merkel, questa è di certo un’altra preoccupazione per la cancelliera.

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