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SVOLTA LIBERALE 23 Luglio Lug 2015 1302 23 luglio 2015

Pechino abortisce la politica del figlio unico

Allarme demografico. Popolazione sempre più vecchia. Entro l'anno la Cina può dire addio ai vincoli sulle nascite dopo 35 anni. E permettere a tutte le coppie di avere due bambini.

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In seguito al giro di vite sulle nascite numero dei cinesi si è stabilizzato a quota 1,3 miliardi circa.

Pechino abortisce la politica del figlio unico.
Trentacinque anni dopo l'emanazione delle discusse norme di controllo delle nascite, incolpate per milioni di aborti forzati e della creazione di una 'bomba a orologeria' demografica, l'esecutivo cinese starebbe stringendo i tempi per permettere a tutte le coppie del Paese di avere due bambini.
Un'autentica svolta liberale che dovrebbe essere «varata entro la fine del 2015» secondo una fonte governativa citata dal China Business News e ripresa dal quotidiano britannico Guardian.
IL GOVERNO FRENA: «MODIFICHE NON CALENDARIZZATE». «Ma nessun calendario è stato ancora impostato su questo tema» ha però precisato la Commissione nazionale della sanità e dalla pianificazione familiare al China Daily, negando le anticipazioni e le tempistiche ipotizzate dei media, ma la strada sembra tracciata dopo gli allentamenti alle norme di controllo demografico introdotti nel 2013.
ALLARME DEMOGRAFICO PER IL FRENO ALLE NASCITE. Dal resto i dati parlano chiaro. In seguito al giro di vite sulle nascite numero dei cinesi si è stabilizzato a quota 1,3 miliardi circa, ma le rigide imposizioni hanno creato effetti perversi.
E non solo dal punto di vista etico.
Secondo stime delle Nazioni unite il Dragone avrà quasi 440 milioni di over-60 anni entro il 2050.
Già oggi si cominciano a registrare carenze di forza lavoro nelle fabbriche e i costi di assistenza e cure mediche (che si alzano con l’età) stanno destando allarme.
La popolazione in età lavorativa - quelli di età compresa tra i 15 e 59 - è scesa di 3,71 milioni nel 2014, una tendenza che si prevede continuerà senza l'eliminazione dei paletti demografici.
POLITICA DEL FIGLIO UNICO INTRODOTTA NEL 1979. La politica del figlio unico fu introdotta in Cina a pochi anni dalla morte di Mao Tse-tung, dal suo successore Deng Xiao Ping nel 1979 e fu attuata vietando alle coppie delle aree urbane di avere più di un bambino. Nelle campagne le famiglie potevano averne due, se il primo era una femmina. Le violazioni sono state puntie con multe molto elevate, la cui entità veniva spesso stabilita arbitrariamente da funzionari locali.
Negli anni la legge ha obbligato circa un terzo dei cittadini cinesi a rinunciare ad avere più di un bimbo. Ci sono stati centinaia di milioni di aborti e sterilizzazioni forzate.
Il governo cinese, ufficialmente, si vanta di aver evitato nei 35 anni di applicazione della normativa la nascita di ben 400 milioni di bambini.
Solo nel 2013 il dragone ha deciso di allentare le restrizioni e permettere una seconda riproduzione anche alle coppie cittadine a patto che almeno uno dei genitori fosse figlio unico.
IN 650 MILIONI ONLINE: IL WEB AMPLIFICA LA PROTESTA. Secondo Liang Zhongtang, demografo presso l'accademia di Scienze sociali di Shanghai, la politica del figlio unico «avrebbe dovuto essere abolita da tempo». «La questione centrale non se avere uno o due figli. Si tratta di libertà riproduttiva. Si tratta di diritti umani fondamentali. In passato, il governo non è riuscito a cogliere l'essenza del problema».
Zhongtang ha poi sottolineato come la presunta decisione di accelerare le modifiche alle leggi di pianificazione familiare sia stata spinta da una crescente opposizione pubblica amplificata dal Web. «Internet, a cui quasi 650 milioni i cinesi sono ora connessi», ha spiegato, «ha reso la pubblica ostilità più visibile, più potente».
E non più ignorabile.

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