Tsipras a Merkel, domani proposte greche
VOTO 23 Luglio Lug 2015 0600 23 luglio 2015

Tsipras ottiene il via libera al secondo pacchetto di riforme

Anche Varoufakis vota sì. Il premier: «Non abbiamo lottato per niente».

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Alla fine Tsipras l'ha spuntata. È arrivato nella tarda notte il sì del parlamento di Atene al secondo pacchetto di riforme richieste dai creditori internazionali per riavviare i negoziati sul piano di salvataggio da oltre 80 miliardi. Ad appoggiare Tsipras 230 sì, contro 63 no e 5 astenuti.
Un sì che ha lenito anche le ferite all'interno del partito di Syriza, riuscendo a mettere insieme ancora una volta Tsipras e il suo ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. L'economista strenuo nemico dell'austerità, dopo aver marcato una distanza dalle ultime decisioni prese da Tsipras, ha deciso di sostenerlo. Un appoggio momentaneo che permetterà al premier greco di guadagnare tempo nella trattativa con i creditori, ha specificato lo stesso Varoufakis.
VAROUFAKIS DICE SÌ. Il sì dell'economista non è il solo: dentro Syrizia - che nell'ultima settimana aveva già registrato l'uscita dell'ala più radicale dopo il voto sulle prime riforme - hanno votato no soltanto in 36, rispetto ai 39 che si erano opposti la prima volta.
Tra i dissidenti di Syriza, pesa il no della presidente del Parlamento, Zoe Konstandopulu, che si è addirittura rifiutata di presiedere la seduta.
A favore delle riforme si sono espresse però anche le opposizioni: conservatori, liberali e socialdemocratici hanno appoggiato la legge, come avevano già fatto con il primo pacchetto.

Tsipras: «Non abbiamo lottato per niente»

Con questo voto il Parlamento ha approvato le modifiche al codice di procedura civile e l'adozione delle regole europee sulla risoluzione delle banche in fallimento. Un sì che consentirà di avviare il negoziato con la ex Troika (Ue, Bce e Fmi) e chiudere un accordo sul piano di salvataggio entro la scadenza del 20 agosto, quando Atene dovrà restituire 3,2 miliardi alla Banca Centrale Europea.
«Non abbiamo lottato per niente, abbiamo seminato e sono sicuro che vinceremo», aveva detto il premier greco Alexis Tsipras prima del voto in parlamento sulla seconda tranche di riforme richieste dai creditori internazionali per riaprire le trattative sul piano di salvataggio. «Le forze conservatrici hanno avuto una vittoria di Pirro di fronte al popolo greco, ma hanno perso una cosa preziosa, la sensazione di governare l'Europa», ha aggiunto. «Forse noi abbiamo accettato il compromesso perché non avevamo altre scelte, ma nessuno ci può attribuire l'appartenenza di questo programma».
UN'ALTRA LUNGA NOTTE PER ALEXIS. Ancora una notte difficile per il governo Tsipras sulla strada che porta al terzo programma di aiuti europeo, tanto sospirato per le esangui casse greche.
Dopo il sì del parlamento alle prime riforme richieste dall'Ue, una settimana fa, l'Aula ha votato le cosiddette «azioni prioritarie» per riavviare i negoziati. A costo di un ulteriore indebolimento del suo partito, Syriza, che ha già visto l'uscita dell'ala più radicale.
Proprio mentre la piazza è tornata a far sentire la sua voce contro l'austerità imposta da Bruxelles.
LA BCE AUMENTA LA LIQUIDITÀ DI EMERGENZA. Sul fronte dei creditori, invece, sono arrivati segnali di incoraggiamento dalla Bce, che ha aumentato la liquidità d'emergenza per la Grecia di altri 900 milioni.
L'Aula ha votato le modifiche al codice di procedura civile e l'adozione delle regole europee sulla risoluzione delle banche in fallimento. Misure necessarie per avviare il negoziato con la ex troika (Ue, Bce e Fmi) e chiudere un accordo entro la scadenza del 20 agosto, quando Atene dovrà restituire 3,2 miliardi alla Banca centrale europea.
SYRIZA DIVISA. Il voto di mercoledì scorso sulle prime riforme da attuare, tra cui quella sull'aumento dell'Iva, aveva già spezzato l'unità di Syriza: 34 voti contrari e sei astensioni che avevano costretto Tsipras a un rimpasto, dopo aver già sostituito al ministero chiave delle Finanze il mediatico e ostinato Varoufakis con il più pragmatico Tsakalotos all'indomani del no alle richieste di Bruxelles risultato dal referendum.

L'opposizione di piattaforma di sinistra

Una bandiera greca con la scritta Grecia ti amo, non ti venderò mai in piazza Syntagma ad Atene.

Il premier in questa fase ha puntato a un nuovo sostegno di parte dell'opposizione, rischiando di approfondire la spaccatura in casa propria. La Piattaforma di sinistra, l'ala più radicale di Syriza, ha continuato ad attaccare Tsipras per le scelte fatte durante i negoziati con i creditori, accusandolo tra le altre cose di aver «continuato a pagare saccheggiando i fondi pubblici, invece di nazionalizzare le banche e sospendere i pagamenti».
Una situazione che la stessa portavoce del partito, Olga Gerovasili, ha ammesso potrà portare a un divorzio interno al partito.
TENSIONE IN PIAZZA SYNTAGMA. Come se non bastasse, il maggiore sindacato del settore pubblico, l'Adedy, è sceso in strada radunandosi in piazza Syntagma durante la sessione plenaria del parlamento con le parole d'ordine «lotta contro il nuovo piano di salvataggio, ribaltare l'austerità e difendere la sovranità popolare, l'indipendenza e la democrazia del Paese».
In serata in centro è salita la tensione tra polizia e anarchici.
Alcuni manifestanti, dopo essersi coperti il volto con passamontagna e caschi, hanno lanciato verso le forze di polizia schierate a protezione del parlamento alcune bottiglie e bombe carta.
TSIPRAS APPOGGIATO DALL'EX TROIKA. Continua così il paradosso della vicenda Tsipras: eletto a furor di popolo contro la troika e la ferrea disciplina di bilancio imposta da Bruxelles, adesso il capo di governo di sinistra si ritrova come tifosi - seppur interessati - proprio i vertici europei.
Dall'altra parte della barricata, invece, tutti coloro che gli rimproverano di aver abdicato all'austerità. Come il suo ex braccio destro, Varoufakis, secondo cui c'era «una alternativa alla resa» piuttosto che subire una «umiliazione» e una «punizione» dai creditori «per aver provato a riformare il Paese».

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