Varoufakis 150723201757
PERSONAGGIO 23 Luglio Lug 2015 1936 23 luglio 2015

Varoufakis, prima abbandona Tsipras poi torna indietro

Prima ha votato no alle riforme, poi sì. Accusava il premier di essersi arreso, adesso «vuole sostenerlo». Le scelte dell'ex ministro, da duro a Signor Tentenna.

  • ...

Qualcuno l'ha sintetizzata così: «Mi si nota di più se voto o se non voto?». Ma Yanis Varoufakis, ormai è chiaro, si nota ugualmente.
Nella notte più lunga di Syriza, il 22 luglio, l'ex ministro delle Finanze ha votato sì al pacchetto di riforme sul sistema bancario e sul codice civile imposte dalla Troika.
Solo la settimana precedente aveva pronunciato un no «fragoroso», come lui stesso l'ha definito, alle prime misure imposte dai creditori, a «un accordo già destinato a fallire», al «colpo di Stato dell'Unione europea». Cosa è cambiato?
HO PROPOSTO QUELLE RIFORME. Il suo Nai non è passato inosservato. E, puntuale, è arrivata la spiegazione della scelta sul sito ThePressProject.
Durante i negoziati Varoufakis aveva accettato alcune misure chieste dai creditori.
E nella lista inviata il 23 febbraio e proposta dall'ex ministro, accanto a interventi contro la crisi umanitaria o alla reintroduzione della contrattazione collettiva, c'erano proprio le misure di rafforzamento degli istituti di credito e l'introduzione del nuovo codice civile.
UN UMILIANTE COLPO DI STATO. Insomma, l'economista naturalizzato australiano ne fa una questione di coerenza. Eppure ammette che allora stava accettando semplicemente la «responsabilità di un nuovo codice civile, non certamente quello che ci avrebbero dettato». Peraltro riscritto nei tempi d'urgenza ancora una volta imposti dalla Troika, che non «permettono alcun aggiustamento e annullano il parlamento», «un umiliante colpo di stato più che un onesto accordo».
E allora perchè votare sì? Alla stampa, prima dell'intervento scritto di suo pugno, aveva dichiarato di voler dare più tempo al governo. Ma per cosa, se l'accordo è destinato a fallire come ha ripetuto più e più volte?

L'intervento di Varoufakis sul sito ThePressProject.

Prima abbandona Tsipras, poi torna a sostenerlo

Di certo al premier Alexis Tsipras non deve aver fatto piacere che la mattina del 13 luglio, mentre lui usciva dai palazzi di Bruxelles piegato da 17 ore filate di negoziato, in cui il falco tedesco Wolfgang Schaeuble aveva tentato il colpo di mano della Grexit e la quasi totalità dell'Eurogruppo aveva concordato misure punitive e vendicative contro il suo governo e il suo Paese, Varoufakis se ne era partito bello per il mare, sapendo che New Statesman avrebbe pubblicato un'intervista nella quale si dichiarava «in cima al mondo» e contemporaneamente accusava il leader di Syriza di essersi arreso.
Una bella giornata per Tsipras, non c'è che dire. E un bel supporto dall'uomo che aveva chiamato al governo per lottare insieme contro la Troika.
Ma lo strappo tra i due sulla gestione dei negoziati e del referendum è ormai di dominio pubblico. E la presa di distanza, anche se non apprezzabile nei modi, più che comprensibile.
IL NO AL PREMIER IN NOME DEL REFERENDUM. Arrivato il momento della verità, con il voto sulle prime misure di austerity, Varoufakis aveva scritto sul suo blog: «Mi è stato chiesto in parlamento di scegliere» tra votare «a favore del documento che i nostri 'partner' hanno imposto a Alexis Tsipras nell'Eurosummit attraverso un golpe e aggressioni inimmaginabili, o dire 'no' al mio primo ministro».
Senza dubbi aveva scelto la seconda. In rispetto, ha spiegato, a quel «61,5% di greci che ha creduto in noi». E al Fatto Quotidiano, che gli chiedeva conto delle sue responsabilità, rispondeva spavaldo: «Ci sono 140 mila persone che hanno votato per me, penso di essere il parlamentare più votato di tutta Grecia nelle ultime elezioni. Glielo devo, resterò qui, devo combattere per la causa greca».
Sono passati sette giorni e ora dice di voler dare più tempo all'esecutivo. E sì che Varoufakis 1 sul punto era stato chiaro: «Molti dei miei colleghi chiedono: 'Non è meglio per noi rimanere in carica? Noi che vogliamo gli interessi del popolo e abbiamo l'intenzione di colpire corruzione e oligarchia? Sì, è meglio. Ma quali strumenti ci hanno lasciato per lavorare?'. La decisione dell'Eurosummit stabilisce e promuove la completa mancanza di controllo sociale sulle banche mentre la società sarà caricata con un ulteriore debito di 10-25 miliardi».
VAROUFAKIS 1 E VAROUFAKIS 2. Ma Varoufakis 2 ha cambiato priorità. E il no al premier è diventato un sì. Il suo obiettivo principale, scrive, è «proteggere l'unità di Syriza, sostenere Alexis Tsipras e appoggiare Euklid Tsakalotos».
Pentimento? Ragionamento a freddo dopo il colpo delle dimissioni? Assunzione di responsabilità nei confronti del suo partito o paura del giudizio degli elettori?
Solo un mese fa, quando si aggirava tra il ministero delle Finanze e la vicina Piazza Syntagma, i cittadini lo applaudivano. Ora, dicono gli stessi membri di Syriza, non riceverebbe la stessa calorosa accoglienza.
Sulla teoria economica, in molti concordano con le sue posizioni, da ultimo l'ex direttore del Fondo monetario Dominique Strauss-Kahn. Ma la politica è un'altra cosa. E in questi momenti a dir poco difficili, il duro Varoufakis si è scoperto Signor Tentenna.

Varoufakis spiega il suo no sul sito ThePressProject.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso