NOMINA 24 Luglio Lug 2015 0700 24 luglio 2015

Bonifica di Bagnoli, Renzi pensa a un uomo di Verdini

Cantone, de Magistris, De Luca, Calenda: da un anno Renzi cerca il commissario per l'area ex-Italsider. Ora spunta il verdiniano Nastasi. Risarcimento politico?

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Le aree sequestrate dell'ex Italsider e dell'ex Eternit di Bagnoli, alla periferia di Napoli (11 aprile 2013).

Sarà forse Raffaele Cantone il commissario che si occuperà di bonificare Bagnoli?
Ma no, Cantone ha da fare con l’Anticorruzione.
Allora il commissario sarà forse il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che così la smetterà di lagnarsi contro il premier Renzi che ha esautorato il Comune dalla mega-bonifica?
Sì, è Luigi la scelta migliore. O forse no?
No, de Magistris sta litigando troppo con il premier Renzi che non lo vuole affatto commissario.
Beh, e allora? Vogliamo incaricare Raimondo Pasquino, il professore che va bene per (quasi) tutte le poltrone?
No no, per la bonfica ci vuole altro.
Allora, fermi tutti: la nomina ricadrà sul nuovo governatore in Campania Enzo De Luca, che però ha lasciato intendere di non aver alcuna voglia di occuparsene e di essere anzi - come de Magistris - assolutamente contrario a una soluzione monocratica.
Gesù, ma allora chi diavolo sarà il commissario a Bagnoli? I mesi corrono, la brutta figura incombe.
CREDIBILITÀ IN GIOCO. Qui in gioco c’è la credibilità del presidente del Consiglio che a Ferragosto 2014 aveva detto stentoreo che «adesso basta con i rinvii e i ritardi da Prima Repubblica».
Aveva urlato Renzi: «Adesso mi occuperò personalmente dell’affare bonifica nell’area ex Italsider, anzi nominerò subito un commissario con pieni poteri».
Quali pieni poteri? Quelli - tutto sommato assai miseri - di coordinare le scelte fatte dal soggetto attuatore che sarà Fintecna (costituita da Stato più privati) «per poi rendere conto a me di quanto sarà stato deciso».
PROMESSE NON MANTENUTE. Detto e fatto, il premier - forse sovra eccitato dal tepore agostano - un anno fa promise anche che sarebbe «venuto ogni tre mesi a Bagnoli per fare in loco il punto della situazione».
Qualcuno nel frattempo lo ha visto? Nessuno.
E il commissario è stato nominato? Non ancora. Presto, allora, facciamo presto.
NESSUNA RETRIBUZIONE. È vero che il decreto Salva-Italia, che col suo articolo 33 ha dato vita alla figura del commissario, ha previsto che per quel ruolo a Bagnoli non si elargisca alcuna retribuzione, ma è possibile che in un anno o quasi non si riesca a individuare un cristiano disponibile a ricoprire il delicato incarico?

Rinvii, Macumbe e giustificazioni imbarazzate

Matteo Renzi.

«Ma no, dài che ora ci riusciamo» (marzo 2015, parole di Matteo Renzi).
Ah, eccolo il nome giusto. Finalmente.
«Si chiama Carlo Calenda» (Il Mattino, primi giorni di luglio 2015), è uno che viene dal mondo della Finanza, fa il vice ministro allo Sviluppo economico, è il braccio destro di Graziano Del Rio, braccio destro - a sua volta - di Matteo Renzi.
Anche Del Rio è venuto a Napoli e ha detto: «Per il commissario a Bagnoli, ci siamo. È questione di ore, ve lo giuro».
Questione di ore? Manco per niente.
Calenda, interpellato, risponde «no no grazie, non ci penso neanche, ho ben altro di cui occuparmi».
PROGETTO SEPOLTO. Ahi, allora ci risiamo.
I giorni corrono, la Macumba macabra dei mancati commissari fa girotondo senza freni sulle spoglie di un progetto di risanamento ormai morto e sepolto: c'è chi sulla boutade della nomina a Napoli gioca i numeri al Lotto, chi ci ricama perfino barzellette.
Poi, il colpo di scena: Renzi annuncia che il commissario è pronto a essere nominato durante la seduta del consiglio dei ministri del 17 luglio.
È un venerdì, un venerdì 17.
Il premier ci scherza perfino su e fa divertito gli auguri «ai più superstiziosi».
Ma poi avverte, serio: «Vedrete che stavolta non ci sarà alcun rinvio».
ENNESIMO SLITTAMENTO. E invece, “aglia e fravaglia... fattura che non quaglia”, ecco l’ennesimo, clamoroso rinvio.
I ministri, dopo la riunione, si salutano e vanno a casa, ma il nome del commissario per Bagnoli resta nei cassetti.
«È una maledizione», sussurra qualcuno.
«Tutta colpa dei soliti gufi», ribatte un altro.
Il sindaco de Magistris sbotta infuriato: «Renzi pensa che Napoli sia il Granducato di Toscana, ma presto si accorgerà che ha sbagliato i calcoli».
IL MATTINO RIVELA IL NOME. Le sorprese però non son finite. Trascorre qualche ora, e su Il Mattino di Napoli, il quotidiano di proprietà del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, compare la notizia che in realtà il commissario per l’ex Italsider è stato già scelto, ma Renzi non può ancora dirlo ufficialmente.
«Perché non si può ancora dire?», si è chiesto il politologo Paolo Macry.
E perché, hanno notato altri, il nome lo si sussurra a un orecchio solo al giornale di proprietà di uno degli imprenditori più seriamente interessati al progetto Bagnoli in quanto padrone della ex Cementir che ha mantenuto nell'area la sua sede dismessa in attesa di chiedere il conto in termini di nuovi insediamenti?

Il prescelto è Salvo Nastasi, esperto di spettacoli

Salvo Nastasi.

Comunque sia, Il Mattino spiffera il nome del commissario: è Salvo Nastasi, 42 anni, ex manager (dal 2007 al 2011) del teatro san Carlo, già protagonista di solenni litigate con il sindaco de Magistris e potente alto vertice del Mibac, il ministero per i Beni ambientali e culturali.
Per il Comune di Napoli, se tale notizia fosse confermata, sarebbe un pugno sui denti: mai nome, infatti, fu più inviso al sindaco.
UN FAVORE A VERDINI. Per i dietrologi di professione, Renzi avrebbe optato per Nastasi, che finora si è sempre e solo occupato di spettacoli (dispensando soldi e prebende in quantità) e mai di problemi urbanistici e tantomeno di gare d’appalto o destinazione dei suoli, perché deve sdebitarsi con Denis Verdini, l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi che ha strappato con Forza Italia decidendo di appoggiare col suo nuovo gruppo il governo di centrosinistra.
Nastasi, da tutti considerato un ottimo manager nel suo campo, è ritenuto vicino a Verdini.
VICINO A DELL'UTRI. E anche a Marcello Dell’Utri (sette anni per concorso esterno alla mafia, condanna definitiva), nonché - dicono - «non in cattivi rapporti» con l’ex direttore della Biblioteca dei Girolamini a Napoli, Marino Massimo de Caro, condannato in Appello a sette anni di reclusione per la vicenda dei 2 mila preziosi volumi “sottratti” illecitamente alla collettività.
VICENDA MALEDETTA. Ma c’è chi, al di là delle amicizie discutibili e della Macumba di nomi, sostiene che la nomina di un commissario a Bagnoli sia di per sé maledetta e complicata perché male è stato formulato il suo ruolo all’interno del decreto Salva-Italia: «Nessuno», commentano a Bagnoli, «è disposto ad assumersi responsabilità molto pesanti, per giunta gratis, senza contestualmente poter intervenire sulle scelte. La verità è che il Salva-Italia non chiarisce come comportarsi sulle aree da bonificare che sono sottoposte a sequestro dalla magistratura e consegna tout court la bonifica nelle mani del soggetto attuatore, cioè dei privati che - in collaborazione con Fintecna (proprietaria dei suoli e creditrice verso Bagnoli Futura di buona parte dei 200 milioni di debiti maturati) - potranno inondare l’area di cemento, residence e Grand Hotel glissando sui limiti volumetrici, sul ripristino della linea di costa previsto dal piano regolatore di Vezio De Lucia, sulla rimozione della colmata piena di scorie (280 mila metri cubi) che rischia di avvelenare le future generazioni».
ERRORI LUNGHI 30 ANNI. Palazzinari, camorristi, capitali sporchi da riciclare: mai come adesso - dopo 30 anni di sprechi milionari, errori madornali, perdite di tempo e rinvii di ogni sorta - quella che Goethe aveva definito «una delle terre più straordinarie esistenti al mondo», incastonata tra la collina di Posillipo e l’isolotto di Nisida, rischia di finire in balìa del “Vendesi al miglior offerente” e non importa chi esso sia né quanto intonsa risulti la sua fedina penale.
Ma allora a Bagnoli tutto è già perduto? Forse sì, ma c’è chi ancora - negli ambienti del Municipio - prova a indicare strade percorribili che partono - comunque - dalla modifica del decreto Bagnoli.
«SERVONO PIÙ POTERI». In che senso? «Mettendo il Comune nelle condizioni di chiudere la procedura fallimentare della società Bagnoli Futura avviata da Fintecna per poter così avviare un piano di interventi aperto anche ai privati di qualità. Non solo: offrendo al commissario più incisivi poteri decisionali e restituendo al Comune di Napoli le sue funzioni di indirizzo e pianificazione nelle scelte e nelle strategie».

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