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DOPPIOPESISMO 24 Luglio Lug 2015 1727 24 luglio 2015

Intercettazioni: chi è Pagano, deputato Ncd che propone il carcere per i giornalisti

Il politico alfaniano contro la diffusione delle registrazioni. A meno che non riguardino Crocetta.

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Alessandro Pagano del Nuovo centrodestra.

I grillini gridano al golpe, la stampa parla di bavaglio e lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando dice di avere delle riserve: «C'è una riflessione da fare, sono contrario alle sanzioni che prevedono il carcere per veicolazione di informazioni. Non è l'orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti, c'è ancora il bicameralismo, vedremo il testo finale».
CARCERE PER 4 ANNI. L'emendamento della discordia approvato nottetempo in commissione giustizia alla Camera - modificando il testo del disegno di Legge sul processo penale - introduce il carcere fino a 4 anni «per chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all'immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate».
E sembra piacere solo al suo proponente, il deputato di Area Popolare (Nuovo centrodestra-Unione di centro), Alessandro Pagano.
PRIVACY O BAVAGLIO? «Niente più abusi con le intercettazioni e rispetto della privacy, non ci sarà alcun bavaglio per la stampa e sarà pienamente garantito il diritto alle indagini dei giudici», dichiara solenne il parlamentare siciliano.
Un testo «a garanzia di tutte quelle persone che senza motivo da un giorno all'altro si trovano sottoposte alla gogna mediatica. Sì tratta di un incontestabile principio di civiltà giuridica orientato al rispetto di primari valori costituzionali. Non si potranno pubblicare e diffondere le intercettazioni che non avranno nulla di penalmente rilevante, una situazione incresciosa che si trascina da troppi anni».
GARANTISMO, MA NON PER TUTTI. Fatti separati dal fango, difesa delle civiltà giuridica in un Paese in cui tengono banco gli audio rubati delle ''Patrizie D'Addario''.
Sacrosanto principio. A meno, però, che non si tratti del governatore della Sicilia, avversario politico di Pagano.

Il caso Lupi e quello Crocetta: le due misure del deputato Pagano

Rosario Crocetta con Lucia Borsellino.

Il 16 luglio, ricorda Askanews, a poche ore dalla diffusione della presunta intercettazione Crocetta-Tutino dal parte del settimanale l'Espresso - sulla cui reale esistenza ci sono ancora molti dubbi e che comunque veniva descritta nell'articolo come secretata e non agli atti - il deputato Pagano dichiarava solenne: «Piena solidarietà a Lucia Borsellino. Ho avuto l'onore e il piacere di lavorare insieme a lei, conosco le sue doti di sensibilità e umanità, so in questo momento cosa può provare. È ovvio che qualsiasi infantile e ipocrita giustificazione dell'attuale governatore Crocetta sia irricevibile, ed è altrettanto ovvio che solo le dimissioni possano restituirgli quel briciolo di dignità che gli è rimasto».
OPERAZIONE ILLEGALE. Dunque, secondo il garantista Pagano, Crocetta avrebbe dovuto dimettersi per una intercettazione probabilmente captata in modo illegale e comunque ritenuta non penalmente rilevante, non essendo stata depositata in nessuna procura d'Italia, fino a prova contraria, e della quale anzi quattro uffici giudiziari siciliani hanno smentito persino l'esistenza.
VECCHIO POLITICO SICILIANO. Pagano, che negli ultimi mesi in parlamento si è battuto molto per contrastare il ddl Cirinnà sulle Unioni civili, avanzando una proposta alternativa e il progetto di liberalizzazione della cannabis, ha alle spalle una lunga carriera politica in Sicilia.
È stato eletto per la prima volta all'assemblea siciliana nel 1996, è stato assessore al Bilancio e alle Finanze della regione dal 2001 al 2004, dal 2004 al 2006 assessore ai beni culturali e alla pubblica istruzione, ex responsabile regionale di Forza Italia, deputato nel 2008 con il Pdl poi nell'ultima legislatura con il Ncd.
MOLTO AMICO DI LUPI. Molto amico di Maurizio Lupi, si era parlato di lui qualche mese fa perché figurava tra i tre firmatari dell'emendamento Incalza - scritto per agevolare il percorso della Orte-Mestre modificando l’articolo 175 del Codice degli appalti, poi dichiarato inammissibile - finito nei faldoni dell'inchiesta che ha portato alle dimissioni dell'ex ministro delle Infrastrutture.
Anche allora Pagano sfoggiò tutto il suo garantismo: «Non possiamo ignorare che è in atto un nuovo giacobinismo mediatico-giudiziario sul quale per primo Renzi deve riflettere». Bene. Adesso però Crocetta dimettiti.

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