SOMIGLIANZE 25 Luglio Lug 2015 1700 25 luglio 2015

Donald Trump, il candidato Usa che sembra Berlusconi

Sfottò sui capelli. Donne. Gaffe maschiliste. Soldi. E il mito del self-made man. Trump scende in campo coi repubblicani. Ricorda qualcuno di nome Silvio?

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Donald Trump.

Il giorno in cui ha reso ufficiale la sua candidatura alle primarie del partito Repubblicano per le presidenziali negli Stati Uniti del 2016, l'imprenditore americano Donald Trump ha usato queste parole: «Non ho bisogno dei soldi di nessuno. Ho i miei, sono molto ricco, davvero ricco».
Un'argomentazione che in Italia suona famigliare.
COME SILVIO NEL 1994. Fu la stessa usata nel 1994 da Silvio Berlusconi quando scese in campo: anche allora i suoi sostenitori affermavano che l'enorme ricchezza sarebbe stata una garanzia di onestà, in quanto il Cavaliere non aveva certo un interesse a usare la politica per arricchirsi. Era già ricco di suo.
Trump di cose in comune con Berlusconi ne ha tante: non è solo una questione di conto in banca.
«SEMINA MENZOGNE». La somiglianza era già stata notata quando l'ipotesi di una sua candidatura alle presidenziali del 2012 circolava con insistenza.
Allora fu il premio Pulitzer Timothy Egan a scriverne sul New York Times.
Nell’articolo 'The Danger of Donald Trump' (Il pericolo Trump), Egan scriveva: «Più vedi Trump andare in giro facendo disastri per tutto il Paese, seminando pezzetti di menzogna che tocca poi a noi spazzare via, più realizzi che è veramente come Silvio Berlusconi».

  • Il primo comizio di Donald Trump.

Dai capelli alle battute maschiliste: Donald e Silvio separati alla nascita

Da sinistra: Hillary Clinton, Jeb Bush, Ben Carson e Rick Perry.

Secondo Egan, «le somiglianze sono inoppugnabili» a partire dalla capigliatura: «Trapianto di capelli per Berlusconi, una specie di acconciatura molto costosa per Trump».
E ancora «Berlusconi insulta frequentemente le donne in pubblico», vedi per esempio le numerose battute nei confronti di Rosy Bindi, «e una volta Trump ha definito una donna robusta 'grossa come un maiale'».
DEBOLE PER LE GIOVANI. Per non parlare dell'attrazione nei confronti delle giovani ragazze: Ruby Rubacuori a parte, ora Berlusconi, 78 anni, ha una compagna di 30 anni.
Trump, 69 anni, si è sposato in terze nozze con una donna di 25 anni più giovane.
E una volta dichiarò che se Ivanka Trump, 24 anni, non fosse stata sua figlia, avrebbe «già tentato di uscire con lei».
«TORNI IL SOGNO AMERICANO». Adesso la sua mission impossible è quella di diventare il presidente degli Stati Uniti: per far sì che l'America ritorni a essere grande, come recita il suo slogan 'Make America Great Again'.
«Ricostruire il sogno americano, rendendolo più grande e migliore di quanto sia mai stato», ha detto nel suo primo comizio il 16 giugno tenuto all’interno della Trump Tower, a New York, dove ha aggiunto che potrebbe essere «il più grande presidente mai creato da Dio».
Ma per ora di grande c'è solo la polemica che ruota attorno a ogni sua dichiarazione.
TRUMP CONTRO TUTTI. Anche perché non è certo il savoir faire quello che lo contraddistingue: da quando è sceso in campo, Trump ha lanciato una raffica di attacchi personali contro tutto e tutti; Cina, Messico, John McCain, Hillary Clinton, sino ad arrivare a rendere pubblico il numero di telefono del senatore del South Caroline Lindsey Graham (invitando i suoi sostenitori a fargli uno squillo), il quale aveva definito Trump un «somaro».
«OBAMA CHEERLEADER». Trump parla a mitraglietta e ha sempre un bersaglio su cui accanirsi: l'ex governatore della Florida Jeb Bush è uno «debole in materia di immigrazione», gli occhiali di governatore del Texas Rick Perry sono «ridicoli», Hillary Clinton «è il peggiore segretario di Stato che gli Usa abbiano mai avuto», Barack Obama, «non è un leader è un cheerleader», il senatore dell'Arizona John McCain (candidato repubblicano alle presidenziali del 2008) che durante la guerra in Vietnam fu fatto prigioniero e torturato per oltre cinque anni «non è un eroe di guerra».
In poche settimane Trump è riuscito a mettersi contro gran parte dell'establishment repubblicano.

  • Trump contro i messicani: «Ci stanno uccidendo economicamente».

I messicani? «Drogati e stupratori»

Il miliardario americano Donald Trump insieme alla moglie Melania

Ma a scandalizzare di più sono state le sue affermazioni sull'immigrazione: ha usato toni offensivi contro cinesi, i mediorientali e soprattutto contro i messicani.
«Quando il Messico ci manda la sua gente, non ci manda i migliori. Non mandano voi, mandano persone che hanno molti problemi e che se li portano dietro. Ci portano le droghe, ci portano il crimine, i loro stupratori... e qualcuno sarà anche una persona per bene, immagino».
«MA IO AMO I LATINOS». Una dichiarazione che ha fatto andare su tutte le furie i messicani. Ma anche in questo caso Mister Trump non si è scomposto e ha cercato di rimediare.
Nel suo tour a Loudoun, in Virginia, ha tentato di contrastare le critiche sottolineando quanto business abbia sempre fatto con i messicani, quanti latinos siano suoi dipendenti: «I latinos mi amano e io amo loro». Stesso copione recitato nei confronti dei cinesi.
SOSTEGNO ISPANICO. Parlando dello stato del Nevada ha colto ancora una volta l'occasione per strizzare l'occhio ai latinos: «Mi piace lo stato del Nevada, ho grandi interessi lì e impiego un sacco di persone fantastiche. Sono particolarmente contento di avere un così grande sostegno della comunità ispanica. Come ho detto, se vinco le primarie sarà grazie al voto ispanico».
In un comunicato sul suo sito pubblicato il 16 luglio l'ultimo sondaggio rivela che Trump è ancora il leader incontrastato con il 27,7% degli elettori in suo favore e un imponente 31,4% di sostegno ispanico.
«È UN BIMBO DI 2 ANNI». Tuttavia sono in molti a pensare che siano solo sondaggi e che non sarà certo il voto dei latinos a portare Trump alla Casa Bianca.
I suoi commenti razzisti hanno suscitato grande indignazione: secondo il giornalista Jorge Ramos Trump è ora «l'uomo più odiato dalla comunità ispanica».
Lisa Navarrete, portavoce del Consiglio nazionale di La Raza, un'organizzazione ispanica che si occupa di diritti civili, ha equiparato Trump a un «bambino di 2 anni, che dice parole cattive per attirare l'attenzione dei genitori».
IPOCRISIA SUGLI IMMIGRATI. Quelle parole però rimangono. E c'è chi gliene chiede conto: un giornalista della Cnn gli ha chiesto come mai se ha queste idee sull'immigrazione («Gli immigrati uccidono questo Paese», ha detto) e vuole addirittura costruire un muro al confine con il Messico, si è avvalso della manodopera di così tanti lavoratori immigrati illegali per costruire i suoi grattacieli, come il Trump Hotel Site? Domanda elusa in una battuta.

  • Trump intervistato dalla Cnn sulla manodopera illegale usata per costruire il suo impero.

Tutti ne parlano male, ma intanto ne parlano

Il magnate americano Donald Trump.

Non è solo sugli immigrati, ma in generale sul tema dei diritti che Trump ha qualche problema.
A Jake Tapper sulla Cnn ha espresso il suo disprezzo per la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato il matrimonio gay, affermando di credere solo nel «matrimonio tradizionale» e che comunque le unioni omosessuali sarebbero dovute essere decise a livello statale.
Un'altra dichiarazione che per quante polemiche possa aver destato non ha cambiato il livello di gradimento dell'immobiliarista miliardario.
IN TESTA AI SONDAGGI. Magari Trump non vincerà le primarie, ma sicuramente sta vincendo i sondaggi, grazie anche alla copertura mediatica che gli Stati Uniti gli stanno dedicando in queste settimane.
Tutti ne parlano male, ma ne parlano.
Allo stato attuale, Trump guida i sondaggi primarie repubblicane nazionali.
DOPPIA I RIVALI. Il Washington Post ha rilevato che il 24% dei repubblicani sostiene la candidatura di Trump.
Il governatore del Wisconsin Scott Walker è al secondo posto con un sostegno del 13%, mentre Jeb Bush - ex governatore della Florida e membro della famiglia Bush - si ferma al 12%.

I problemi con i media considerati «di parte»: ricorda qualcuno?

La copertina del New Yorker su Donald Trump.

La stampa, per quanto contraria, sta dando una visibilità enorme a Trump.
Proprio come successe con Berlusconi.
Per quanto il Cavaliere sia sempre lamentato della «stampa di sinistra», responsabile di calunniarlo in ogni occasione, almeno si poteva dire che aveva le televisioni a difenderlo, oltre a Il Giornale e il gruppo Mondadori.
Trump invece non sembra avere molti “amici”.
VIGNETTE E SFOTTÒ. Si passa da quelli che lo prendono in giro, come ha fatto il New Yorker che ha raffigurato Trump mentre si tuffa di pancia in piscina facendo scappare gli altri candidati, a quelli che lo ignorano e chiedono agli altri a fare lo stesso.
Così ha fatto il Wall Street Journal che ha invitato i media conservatori a lasciar perdere Trump.
Poi ci sono quelli che gli hanno dichiarato guerra: The Des Moines Register, il più grande giornale di Iowa, ha chiesto direttamente a Trump di ritirarsi dalla gara elettorale.
«SI SCUSI E VADA VIA». «Essere eleggibile non vuol dire essere qualificati, e Trump ha dimostrato non solo di non essere adatto ricoprire il ruolo, ma di essere incapace anche di stare sullo stesso palco con i suoi avversari repubblicani», ha scritto, «il modo migliore di Donald Trump per servire il suo Paese è quello di scusarsi con McCain e chiude questa campagna mal concepita».
Trump non l'ha presa con sportività e il 14 luglio ha risposto dicendo come negli ultimi anni il Des Moines Register ha perso molta notorietà, pubblicità e potere.
Così fanno di tutto per un titolo, e questo «non-endorsement mal scritto ha dato loro un po' di celebrità di cui hanno disperato bisogno», ha detto Trump, aggiungendo che la carta stampata non sta coprendo la campagna elettorale in modo equo.
PROFILO ACCHIAPPA CLIC. Insomma la solita storia, giornali di parte, stampa militante, come la definiva il Cav.
In realtà, osserva Politico, il Des Moines Register ha 'coperto' ampiamente Trump.
Proprio come molti altri ha dedicato molto inchiostro da quando Trump ha lanciato la sua candidatura, probabilmente scoprendo che «le storie su di lui sono un classico clickbait», ovvero quel fenomeno che porta i siti di news a esasperare la titolazione dei propri articoli o gli stessi articoli per attirare i lettori.
«GODIAMOCI LO SPETTACOLO». A gennaio, sul Wall Street Journal Reid Epstein ha sottolineato che in un solo giorno il Des Moines Register aveva sei foto e due storie di Trump, ben prima che egli dichiarasse che stava correndo alle primarie.
E ad aprile avevano fatto un giro sul suo jet e postato una galleria fotografica.
Forse poi hanno cambiato idea sul suo conto, ma alla fine, ricorda Politico: «Non sarà il Des Moines Register, non il Wall Street Journal, o John McCain e nemmeno Taylor Swift a fermare Trump. A questo punto, tanto vale godersi lo spettacolo».

Fuori dalle righe e politicamente scorretto: guai a sottovalutarlo

Donald Trump e Mitt Romney.

E che sia uno spettacolo non c'è dubbio, avvincente, grottesco o piacevole, dipende dai gusti.
Ma è proprio su questo che punta Trump con le sue dichiarazioni fuori dalle righe e politicamente scorrette.
Meglio quindi non sottovalutarlo.
«PERSONA NUDA E CRUDA». Come ha osservato il Times Trump «potrebbe fare breccia verso una platea di americani profondamente frustrata dalle istituzioni di Washington e che trova la sua persona nuda e cruda rinfrescante».
Una novità politica, come quella di cui gli italiani avevano bisogno all'indomani di Tangentopoli.
IL MITO DEL SELF MADE MAN. Allora Berlusconi faceva le televisioni, oggi Trump fa gli show televisivi (è diventato famoso grazie al programma The Apprentice di Nbc).
Entrambi rappresentano il self-made man, l'uomo che si è fatto da solo: Trump è riuscito a costruire un impero immobiliare e non pagare nulla nonostante i fallimenti dichiarati sinora.
Chissà se una volta sceso in politica le cose cambieranno.
PERICOLOSO, MA NECESSARIO. Di sicuro «Trump non scomparirà, lo stesso non farà Berlusconi. Almeno sino a quando non avremo bisogno di qualcuno che dia voce ai nostri angeli neri, alle nostre cattive coscienze. E che finisce sempre per cavarsela», ha scritto Egan nel suo articolo nel 2012.
Da allora Berlusconi non è più premier, ma è ancora a capo di un partito, e Trump inizia la sua ascesa.
Se sarà solo mediatica sarà il tempo a dirlo.

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