Grecia 150629165614
MUM AT WORK 25 Luglio Lug 2015 1400 25 luglio 2015

Grexit, storie di 5 mamme ai tempi del default

Tagli. Fuga all'estero. Sacrifici per i figli. Come conciliare lavoro e famiglia ad Atene.

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Manifestazione pro-euro fuori dal parlamento di Atene.

Evaggelia è una freelance nel campo dello sviluppo ambientale, ha 50 anni e due figli, di 22 e 18 anni.
Non ha prospettive e il suo è un mestiere a rischio.
In quanto lavoratrice indipendente, racconta di non aver mai ricevuto un sostegno dallo Stato.
«Spero che la Grecia non esca dall’euro e mi auguro che nei prossimi cinque anni la situazione migliori, in modo che i miei figli possano trovare un buon lavoro».
Per rimanere in Grecia, il suo Paese.
FUGA ALL'ESTERO. Dall’inizio della crisi, dal 2009, circa 200 mila connazionali di Evaggelia hanno lasciato il Paese per cercare lavoro all’estero.
Le mamme greche, almeno quelle che un impiego ce l’hanno ancora, resistono e tengono duro.
Cercando una soluzione per offrire un futuro migliore ai figli.
EQUILIBRIO PRECARIO. Parlando con qualcuna di loro, la sensazione è che siano in equilibrio precario tra casa e lavoro - come tutte le #mumatwork del mondo - ma che a questi parametri standard si aggiungano, come macigni, anche la crisi e la preoccupazione per il futuro lavorativo dei propri figli.
Eleni B., una manager nel campo delle Risorse umane, nel 2011 ha perso il posto.
Lei è del partito del “mollo tutto e scappo all’estero”.
«CERCO UNA VITA SICURA». «Da quando sono stata licenziata», racconta a Lettera43.it, «mi dedico completamente ai miei figli».
Il futuro della sua famiglia è lontano dalla Grecia e dall’Europa. Sogna di volare con tutti in Canada o negli Emirati Arabi «per garantire ai miei bambini una vita più sicura».

C'è chi vuole rimanere: «Il Paese deve rialzarsi»

Atene: due giovani manifestanti in piazza.

Ma delle cinque #mumatwork greche intervistate da Lettera43.it, solo Eleni B. ha il desiderio di lasciare il Paese.
Le altre quattro vogliono rimanere.
Sperano in una ripresa, si aspettano che il governo sistemi i conti e che non esca dall’euro.
Come Evaggelia, anche Theoni - ingegnere meccanico per una società di costruzioni di Atene -, mamma di una bambina di 13 anni, vorrebbe continuare a vivere ancora ad Atene.
«Mi auguro che lentamente il Paese riesca a rialzarsi e che mia figlia possa vivere con dignità dove è nata», spiega.
GLI STATALI? POCHI VANTAGGI. E per chi ha un lavoro statale, la musica non cambia.
Forse l’unico vantaggio di Marianna, mamma di una bambina nata nel 2013, dipendente del ministero dell'Istruzione, è di aver potuto prolungare il congedo di maternità fino a 9 mesi.
«Gestire il lavoro e la famiglia è veramente difficile, perché non riesco a risparmiare per potermi permettere un aiuto, quindi siamo soli io e mio marito», racconta Marianna.
CONSIDERATI DEI PRIVILEGIATI. «La mia vita è cambiata radicalmente da quando è iniziata la crisi: siamo diventati più poveri e abbiamo avuto consistenti tagli allo stipendio», prosegue.
E nonostante i tagli ai salari, i dipendenti statali sono comunque considerati dei privilegiati.
Per questo, spiega Marianna, «la scuola materna non è garantita per mia figlia, che potrebbe non rientrare nelle graduatorie».
«LA NOSTRA VITA QUI PEGGIORA». La dipendete statale non ha molta fiducia nell’attuale governo di Alexis Tsipras e nemmeno nell’Europa.
«Anche se non voglio ammetterlo, la nostra vita sta peggiorando e io non riesco proprio a immaginarmi come vivremo tra cinque anni».

Le tasse salgono, gli stipendi si abbassano

Manifestanti greci in piazza contro le misure imposte dalle istituzioni europee.

Per le #mumatwork greche intervistate, la difficoltà principale è stata la riduzione del salario e l’aumento delle tasse.
Come per tutti i lavoratori greci.
Theoni spiega che «le imposte sono aumentate gradualmente mentre gli stipendi diminuivano. Così il nostro reddito annuo è calato del 35-40%».
Eleni P. ha 54 anni è anche lei un’ingengnere meccanico e ha un figlio di 20 anni.
DA SOLA CON UN FIGLIO. Ha avuto la fortuna di avere un lavoro con un buono stipendio (anche se è stato tagliato), ma la sfortuna di rimanere vedova e di dover crescere il figlio da sola.
«Sono molto orgogliosa di lui che è uno studente modello di ingegneria elettrica ed è riuscito a fare tutta l’Univeristà ad Atene, dove la competizione e il livello sono molto elevati».
Eleni P. non ha ricevuto alcun sostegno dallo Stato, ma solo dalla sua famiglia di origine.
«IL PIANO UE CI UCCIDE». Per “conciliare” famiglia e lavoro ha dovuto mandare il bambino alle scuole private «perché lavoravo 50 ore a settimana».
Eleni P. non vuole che la Grecia esca dall’euro ed è d’accordo con la restituzione del debito, ma «non con i termini richiesti perché stanno uccidendo la nostra gente».

Twitter @francesca_gui

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