Protesta Contro Ondata 150720181643
REPRESSIONE 26 Luglio Lug 2015 1200 26 luglio 2015

Cina, avvocati nel mirino: ondata di arresti nel Paese

Giro di vite contro i legali per i diritti umani: in pochi giorni oltre 200 in manette. Con capi d'accusa spesso ignoti. L'obiettivo? Lo studio pechinese Fengrui.

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Una protesta contro l'ondata di arresti.

In Cina un giro di vite senza precedenti ha colpito a metà luglio gli avvocati per i diritti umani: finora circa 215 legali e attivisti sono stati convocati o arrestati dalla polizia, gli uffici di almeno tre studi sono stati perquisiti.
Anche se la maggior parte degli indagati sono stati rilasciati, 14 persone sarebbero ancora nelle mani della polizia e altre 11 sarebbero state poste agli arresti (in carcere o domiciliari) in base ad accuse abbastanza consuete quanto vaghe, come «incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato» e «provocazione di disordini e guai».
OBIETTIVO FENGRUI. Se il giro di vite è avvenuto a livello nazionale, è anche vero che le autorità sembrano aver preso di mira un obiettivo principale: Fengrui, lo studio legale di Pechino dove lavora Wang Yu, un'avvocatessa sparita mercoledì il 15 luglio e che poi è risultata essere in detenzione.
Lo studio pechinese è noto per essersi occupato di casi di spicco, tra cui gli 81 giorni di detenzione amministrativa (cioè senza processo) scontati dall'artista Ai Weiwei nel 2011.
Il giorno dopo la scomparsa di Wang, diversi avvocati e dipendenti dello studio, tra cui Zhou Shifeng, il direttore, e il suo assistente, Liu Sixin, sono stati portati via.
Il Quotidiano del Popolo si è spinto fino a descrivere Wang Yu e gli altri avvocati come «una grande banda criminale» che «disturba seriamente l'ordine sociale». L'organo ufficiale del Partito ha aggiunto che gli avvocati sono stati posti in detenzione per «aver violato gravemente la legge», senza però citare capi d'accusa.
AVVOCATI SCOMODI PER PECHINO. Gli avvocati per i diritti (movimento weiquan) sarebbero ormai 200-300 in tutta la Cina, cresciuti esponenzialmente rispetto a una decina di anni fa, quando fecero per la prima volta capolino nella vita sociale del Paese.
Danno fastidio alle autorità perché utilizzano cause e patrocini legali per aiutare la cittadinanza a far valere i propri diritti in base allo stesso sistema legale della Cina: usano il sistema per combattere il sistema, evidenziandone le contraddizioni.

Il caso Wang Yu alla base del giro di vite

L'attivista Wu Gan.

Proprio le attività di Wang Yu nel caso della “sparatoria di Qing'an” sarebbero all'origine dell'ultimo giro di vite.
Lo sostiene Lu Jun, co-fondatore del centro Yirenping, una Ong pechinese che si batte contro la discriminazione nei confronti dei portatori di epatite B e di altre malattie trasmissibili.
Intervistato dal China Digital Times, Lu ricorda il caso verificatosi lo scorso maggio, quando un poliziotto uccise un uomo disarmato in una stazione nella provincia settentrionale dell'Heilongjiang.
«UN'OPERAZIONE DI REPRESSIONE». In quell'occasione Wu Gan, un attivista, postò un video sui social media che si discostava di parecchio dal filmato “ufficiale” delle telecamere a circuito chiuso e che suscitò una sollevazione online. Wu fu quindi arrestato.
Wang Yu è andata al centro di detenzione per incontrare Wu Gan e in seguito ha raccontato di vessazioni della polizia e degli ostacoli alla sua visita. Ed ecco che anche Wang Yu scompare, insieme al marito e al figlio 16enne.
A questo punto «più di 100 avvocati hanno firmato una petizione contro la scomparsa di Wang Yu», spiega Lu Jun, «e quindi la polizia ha lanciato un'azione per reprimerli».
SICUREZZA RAFFORZATA. Il punto è che la polizia cinese sta espandendo sempre più il proprio potere sul territorio nazionale, in virtù delle nuove politiche securitarie motivate dal timore di attentati ad opera dei separatisti uiguri.
Sotto il cappello della nuova legge di sicurezza nazionale sono stati messi quasi tutti gli ambiti della vita sociale. E «le autorità incoraggiano la polizia ad 'avere il coraggio di sparare'», spiega ancora Lu, «come conferma l'uccisione di Qing'an».

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