Marino, salari dipendenti non si toccano
ACCERCHIAMENTO 27 Luglio Lug 2015 1326 27 luglio 2015

Marino, rimpasto per sopravvivere alle grane di Roma

Il caos Atac. Mafia Capitale. L'addio di 8 assessori su 12. E l'emergenza rifiuti. Travolto dagli scandali, Marino prova a resistere. E partorisce la nuova giunta.

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Dalle ombre di Mafia Capitale alla paralisi della metro.
Dall'emergenza rifiuti agli ultimatum del Partito democratico.
Ignazio Marino è un sindaco accerchiato per cui l'opzione di un rimpasto nella giunta è un sentiero ormai obbligato la cui dead-line è stata fissata all'ora di pranzo di martedì 28 luglio.
RESISTENZA POSSIBILE? In attesa di un segnale da Renzi per capire se ci sono le condizioni per proseguire o se è invece necessario staccare la spina, il chirurgo dem si prepara all'operazione a cuore aperto per salvare il suo mandato.
E magari prolungarne la sopravvivenza fino al 2018, conquistandosi la riconferma in Campidoglio.
Un intervento delicatissimo reso ancor più urgente dagli ultimi addii e sul quale pesano i gravi problemi che fanno di Roma un malato tutt'altro che immaginario.
Persino Sinistra ecologia e libertà ha mollato la giunta: «Continuiamo a servire Roma», ha spiegato il coordinatore romano Paolo Cento, «le poltrone le lasciamo al governo monocolore del Pd che se ne dovrà assumere le responsabilità».

Mafia Capitale, la pioggia di addii in giunta e le frizioni col Pd

Matteo Renzi e Ignazio Marino.

Le uscite del vice sindaco Nieri e degli assessori ai trasporti, Guido Improta, e al Bilancio, Silvia Scozzese, sono solo gli ultimi commiati in Campidoglio: in due anni di mandato Marino, tra dimissioni volontarie e forzate, ha perso otto assessori su 12.
L'emorragia è partita dopo la mazzata dell'inchiesta Mafia Capitale che ha portato al commissariamento del Pd romano (con molti dirigenti costretti ad abbandonare le loro cariche) e aggravato le lacerazioni tra il sindaco e i vertici del partito.
Non è un segreto che buona parte del Pd romano, tra cui anche diversi degli assessori dimissionari, non abbiano mai visto di buon occhio il medico ligure, spesso ritenuto troppo distante dai reali problemi di Roma.
LE STOCCATE DI RENZI E I DUBBI DI ORFINI. E indizi della scarsa sopportazione non li ha mai lesinati innanzitutto il premier Renzi, che oltre a non averlo mai apertamente difeso gli ha consigliato un passo indietro se «non è in grado di governare».
Persino il presidente del Pd Matteo Orfini, qualora il lifting alla giunta non dovesse essere radicale come auspicato, sarebbe pronto a mollare Marino al suo destino dopo avergli fatto per mesi da scudo.
CASCETTA O DONATI AL POSTO DI IMPROTA, E LEONORI COME NUMERO 2. La rosa di nomi per la successione di Improta sembra essersi ristretta al professore già prestato alla politica (campana) Ennio Cascetta e ad Anna Donati, già assessore alla Mobilità a Bologna e a Napoli; più complicata la partita del Bilancio e del vicensidaco. Perché se alla fine un sempre più titubante Marco Causi dovesse tirarsi indietro, per Marino sarebbe un bel guaio.
Tant'è che il sindaco avrebbe già pensato alla promozione dell'assessore Marta Leonori come suo numero 2 ma per il Bilancio sarebbe buio pesto.
Se invece dovesse prevalere la linea Orfini, nel rimpasto entrerebbero pure gli assessorati alla Scuola, all'Ambiente e alla Cultura.

La paralisi dei trasporti e Atac nel mirino

Disagi e ritardi nella metro di Roma per lo sciopero bianco di Atac.

Lo 'sciopero bianco' di una grossa fetta del personale Atac, con macchinisti improvvisamente malati e guasti dei convogli in realtà funzionanti, ha ingorgato la metro e riportato a galla problemi antichi della municipalizzata che si occupa dei trasporti nella Capitale ormai «sull'orlo del fallimento».
I lavoratori protestano per le nuove forme di controllo sull'orario di lavoro e per l'aumento delle ore di turno, attualmente 700 l'anno contro le 1.100 degli omologhi di Milano e le 950 a Napoli.
«Via l’assessore Improta, nuovo cda, via anche i dirigenti che hanno sbagliato e capitali privati in Atac», ha tuonato Marino in una conferenza stampa venerdì 24 luglio certificando il fallimento del piano di risanamento cominciato all'inizio del suo mandato.
BUFERA SULLA «CURA MARINO». Il sindaco ha promesso che cercherà dei partner privati a cui però sarà venduta solo una quota di minoranza della società, i cui problemi finanziari sfioranto i 200 milioni tra beni e liquidità.
Ma la «cura» ha già spalancato polemiche e dietrologie.
Diversi commentatori hanno fatto notare come sia molto improbabile trovare un privato disposto a investire in Atac senza alcuna possibilità di influenzarne la gestione.
«No alla privatizzazione di Atac, è una proposta pericolosa», ha commentato Gianluca Peciola, di Sel, partito uscito dalla giunta ma che comunque garantisce appoggio esterno a Marino.
E nel mirino della critica politica è finita pure la «vendetta» per la cacciata di Improta, assessore renziano già dimissionario: «È iniziata la `notte dei lunghi coltelli´ del Pd Roma?», il commento ironico di Alfio Marchini che contro l'attuale primo cittadino aveva corso alle elezioni nel 2013.

Ama nuovo vaso di Pandora dell'amministrazione comunale

Nella Capitale è emergenza rifiuti.

Altra lancia nel costato della crocifissa giunta romana l'ha infilata l'inchiesta del New York Times sull'emergenza rifiuti.
Un cancro, quello dei cumuli di immondizia, che quotidianamente viene documentato dai residenti con un clic degli smartphone.
Da Ostia all'Axa all’Infernetto passando per Dragona e Ostia antica, le immagini del degrado finiscono ogni giorno in Rete.
L'Ama, la municipalizzata che se ne occupa, è stata spesso oggetto di inchieste da parte della magistratura, così come i suoi dirigenti e i privati che hanno ottenuto appalti nello stesso settore.
E assieme ad Atac nei piani del Campidoglio potrebbe finire nel capitolo dedicato dei tagli alle partecipate che fa parte del piano di rientro triennale previsto dal decreto 'Salva Roma' e scritto a quattro mani con Palazzo Chigi.
GARE D'APPALTO SOSPETTE. Secondo la dura relazione della Commissione d’accesso spedita a scandagliare gli uffici comunali a dicembre, dopo la prima retata dell’inchiesta Mafia capitale, proprio Ama potrebbe essere il nuovo vaso di Pandora dell'amministrazione comunale.
Nel documento si parla di gare a prezzi rialzati e della permanenza dei dirigenti voluti da Carminati e i suoi.
Molto pesante è per esempio il giudizio sull’ex presidente finito agli arresti, Mirko Coratti, che avrebbe agito «forzando le prerogative della sua funzione per trasformare la funzione di controllo e di indirizzo del Consiglio comunale sull’esercizio del potere di indirizzo della giunta su controllate come Ama in strumento di intervento diretto e personale sulla assegnazione dei lavori da parte dell’azienda».
Un'altra bella gatta da pelare per Marino.

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