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PROFILO 27 Luglio Lug 2015 1706 27 luglio 2015

Valentina Vezzali, fenomenologia di un'antipatica

La fiorettista ministro dello Sport? Petizione online con 25 mila firme contrarie. Boria, gaffe, candidatura con Monti e assenteismo: perché all'Italia non piace.

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Valentina Vezzali in Quirinale da medagliata ai Mondiali di scherma.

Sarà stato quel «da lei mi farei proprio toccare» rivolto all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. O forse no.
Sta di fatto che Valentina Vezzali agli italiani, o a una buona parte di loro, non piace.
Nonostante quel curriculum sportivo senza eguali composto da sei ori olimpici e 16 mondiali.
La sola ipotesi di una nomina della fiorettista di Jesi a ministro dello Sport per lanciare la corsa di Roma 2024 è stata capace di far venire l'orticaria a molti.
IN 25 MILA DICONO NO. Lo dimostrano le quasi 25 mila firme già raccolte dalla petizione #vezzalinograzie su Change.org.
A promuoverla è stata un'altra atleta, decisamente meno nota della Vezzali, ma comunque un'istituzione del calcio femminile: Patrizia Panico, attaccante della Nazionale, che chiede al premier Matteo Renzi di non chiamarla al governo.
Valentina non piace. C'è poco da fare.
QUEL PIGLIO ALTEZZOSO. In tanti facevano fatica a digerirla pure quando era semplicemente la più vincente tra gli atleti italiani in attività e col suo fioretto infilava Mondiali e Olimpiadi, con il piglio fiero e altezzoso di chi è e si sente più forte di tutti e non ha remore a dichiararlo davanti a telecamere, microfoni, penne e taccuini.
La Vezzali non è mai stata simpatica nemmeno a tante delle sue compagne di Nazionale quando si limitava a tirare di scherma.
Figurarsi in politica, dove il cittadino/elettore è più esigente e severo del tifoso.

Tweet riguardo #vezzalinograzie

SCIVOLONE TELEVISIVO COL CAV. Nel settembre del 2008, da fresca campionessa olimpica, la Vezzali incontrò Silvio Berlusconi nel salotto di Bruno Vespa a Porta a Porta.
Gli regalò un fioretto e gli fece i complimenti per il suo lavoro da capo del governo.
Poi gli disse: «Presidente, io da lei mi farei proprio toccare».
Più tardi, e più volte, spiegò che aveva usato un termine tecnico tipico del gergo schermistico: in pedana «toccare» significa mandare a segno una stoccata e non c'era nessuna volontà di flirtare col premier o cercare il doppiosenso a sfondo sessuale.
PORTABANDIERA CONTESTATA. Ma ormai quella frase era stata consegnata agli annali, portando molti a storcere il naso nel vederla portare la bandiera italiana alla cerimonia d'apertura dell'Olimpiade di Londra 2012 (quando la Vezzali accettò un incarico che era stato gentilmente declinato da Federica Pellegrini).
Quella frase le ha segnato la carriera: lo dimostra il fatto che compaia anche nella petizione della Panico.

  • Il video della gaffe di Valentina Vezzali con Silvio Berlusconi a Porta a Porta.

Candidata con Monti, il premier «lacrime e sangue»

Valentina Vezzali è una poliziotta.

L'ingresso in politica, alle elezioni del 2013, è stato accompagnato da ulteriori polemiche.
Dopo aver 'strizzato l'occhio' a Berlusconi, Valentina ha accettato la proposta di candidatura con Scelta civica, il partito di Mario Monti, premier uscente di un governo di professori tecnocrati votati al rigorismo europeo e caratterizzato da lacrime e sangue, non certo sorrisi e simpatia.
Un sì che l'ha fatta passare per voltagabbana e opportunista ancora prima di sedersi in parlamento.
Il peggiore degli inizi possibili.
AI COMIZI IN AZZURRO. Il fatto che indossasse la tuta della nazionale italiana in campagna elettorale è stato un altro motivo di critica, così come le sue posizioni sulla «famiglia naturale composta da un uomo e da una donna» e il fatto che non avesse mai fatto mistero di voler continuare ad allenarsi per puntare all'Olimpiade di Rio de Janeiro.
È stata forse questa scelta, la decisione di non rinunciare all'attività agonistica, di continuare a competere ai massimi livelli senza saltare una sola tappa di Coppa del Mondo, un solo allenamento, a valerle la nomea di 'assenteista'.
«IN AULA NON VA MAI». «La Vezzali non va mai in parlamento» è uno dei ritornelli più spesso ripetuti dai suoi detrattori.
Anche di questo parla la Panico nella sua petizione quando dice che «si è, infine, purtroppo anche distinta per la totale assenza di impegno politico, facendo registrare a lungo un record di assenze in parlamento».
ASSENTEISTA? NON TROPPO. Vero? Insomma.
Secondo i dati di Openpolis.it, la Vezzali è 83esima nella classifica dei deputati meno presenti, con il 38,86% di assenze non giustificate da 'missioni'.
Non sono poche, ma comunque molte meno di quelle di ex ministri come Giorgia Meloni (65,72%), Umberto Bossi (58,21%) e Mariastella Gelmini (47,99%), ex sindacalisti come Giorgio Airaudo (43,39%), campioni del grillismo come Riccardo Nuti (41,27%).
In confronto a Daniela Santanché (74,86%), o a Pier Luigi Bersani (73,16%), la Vezzali potrebbe passare addirittura per stakanovista.
A METÀ CLASSIFICA. Persino considerando l'indice di produttività coniato dallo stesso sito, l'olimpionica spunta un dignitoso 324esimo posto su 630.
Non proprio da medaglia d'oro o da podio, ma comunque poco sotto la metà classifica. Certo non il ritratto di una fannullona.

  • La Vezzali spiega la sua discesa in campo con Monti.


DURA CONTRO BELLOLI. E non è vero nemmeno che la Vezzali non sia mai intervenuta «a sostegno delle nostre battaglie contro le discriminazioni nello sport femminile», come scritto dalla Panico nel suo appello per firmare la petizione indirizzata a Renzi.
«Lo sport italiano non può più permettersi dirigenti che si lasciano andare a frasi e commenti discriminatori, che denotano un atteggiamento incompatibile con i valori sani che lo sport deve, invece, trasmettere», ha scritto su Facebook il 15 maggio, commentando la frase dell'ex presidente della Lega dilettanti Felice Belloli sulle «quattro lesbiche» del calcio femminile e auspicando un rapido intervento della Federcalcio perché «le sole scuse non sarebbero sufficienti».
Allora, forse, è soprattutto una questione di antipatia. E in politica non è poco.
La Vezzali è costretta a parare e rispondere agli attacchi dei detrattori da prima ancora che diventasse deputata. Figurarsi se fosse ministro.

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