CENTROSINISTRA 28 Luglio Lug 2015 0700 28 luglio 2015

Festa dell'Unità, Renzi va a Roma: Orfini può salvarlo

Blitz di Renzi alla kermesse romana (foto). I pro-Marino sul piede di guerra. Mediazione del commissario del Pd locale. Che dimostra di controllare il partito.

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Doveva essere il grande giorno, martedì 28 luglio.
Alla Festa dell’Unità di Roma era tutto pronto per il must dell’estate: Matteo Renzi ospite d’onore della serata.
BLITZ ANTICIPATO. Ma il presidente del Consiglio ha sfoderato uno dei suoi soliti colpi a sorpresa: blitz anticipato di 24 ore, lunedì sera, giusto il tempo di stringere qualche mano, scattare selfie con i volontari e giocare una partita a biliardino assieme a Luca Lotti, Matteo Orfini e Stefano Esposito, che lo accompagnavano (foto).
Mossa astuta per far saltare con ogni probabilità la presenza di martedì alla Festa, con tanto di discorso pubblico.
LETTERA A MARINO. Renzi ha affidato alle pagine de Il Messaggero una lettera per il sindaco dell'Urbe: «Ignazio Marino sa che il Pd sta facendo tutti gli sforzi per dargli una mano. E sa che il governo è pronto a continuare a collaborare con dedizione e tenacia. Adesso tocca a lui però presentare progetti credibili e concreti», si legge nell'incipit.
PARTITO IN FERMENTO. È la prima volta che il premier e segretario del partito partecipa alla kermesse della Capitale, ma il vero motivo d’interesse è che tutto il partito si è mobilitato per questo evento.
A partire dai fedelissimi di Marino.
Stando a quanto raccontano in Campidoglio e dalle parti del Nazareno, un nutrito numero di iscritti al Pd romano non avrebbe affatto gradito le ultime bordate del capo del governo nei confronti del primo cittadino della città eterna, tanto che qualcuno teme possibili contestazioni.
BALLETTO MORETTIANO. L’inquilino di Palazzo Chigi ha tenuto sulla corda gli organizzatori sino all’ultimo minuto, mandando in scena il balletto morettiano del vado, anzi no, non vengo, ma sì andiamo.
Alla fine avrebbe detto sì a patto che non fosse presente il sindaco Marino.
Una condizione mica da poco. Facendo poi saltare il dibattito pubblico previsto.
E la spiegazione data dallo staff renziano non è poi così peregrina.
Vari esponenti del partito, non solo i romani, fanno notare che «Renzi a Roma non ha una propria claque sulla quale poter contare e c’è il pericolo che non ci sia una grande folla».
DISSENSO PRONTO A ESPLODERE. Possibile la prima ipotesi, meno probabile la seconda, anche senza Marino presente tra il pubblico.
Il gruppo presente su Facebook “Io sto col sindaco Ignazio Marino” ha già raggiunto la quota di 5.600 membri.
Un “movimento” formato da molti esponenti romani del Pd che avrebbero potuto anche decidere di far sentire forte il proprio dissenso.

Matteo fiorentino contro Matteo romano

Matteo Renzi mentre gioca al videogame Pes con Matteo Orfini per ingannare l'attesa durante gli scrutini delle Regionali.

Ma la Festa dell’Unità, al di là delle presunte contestazioni, potrebbe rappresentare davvero un banco di prova per il Matteo fiorentino.
Fra le varie componenti romane c’è quella che fa capo a Matteo Orfini, presidente del partito e commissario romano e, cosa non affatto secondaria, sostenitore di Marino.
Il Matteo romano, con la sua posizione controcorrente rispetto alla linea dettata dal premier, sta diventando il vero competitor del presidente del Consiglio.
Non tanto in chiave di minoranza dem, quanto di pura alternativa politica.
MOSSE ANDREOTTIANE. Orfini, con sottigliezze degne del miglior Andreotti, trova sempre il modo per smarcarsi dal capo senza mai entrare veramente in rotta di collisione.
E il braccio di ferro ingaggiato con Renzi sul Campidoglio è il paradigma dell’interno ragionamento.
Criticare ma non rompere, correggere ma non resettare, litigare ma non divorziare.
Insomma, mediare a ogni costo è il mantra seguito da Orfini, mentre Renzi vorrebbe solo poter rovesciare il banco.
IL M5S IN AGGUATO. Il problema è che i sondaggi dicono che se Roma va al voto ora per il Campidoglio, a vincere sarebbero i grillini.
E il Pd questo non può permetterselo.
Non sarebbe solo la perdita di Roma, ma l’uscita dal Campidoglio aprirebbe un’evidente crepa nella tenuta della maggioranza che sostiene il governo.

Era già partita la mobilitazione: evitare imbarazzi per il premier

Matteo Orfini.

Ecco perché l’appuntamento al Parco delle Valli, nel quartiere di Montesacro, presentava più di qualche incognita per il Pd, tanto che i vertici del partito sarebbero corsi ai ripari.
Girava voce che il commissario Orfini avesse dato mandato ai suoi collaboratori di contattare i segretari dei circoli per chiedere a tutti di «precettare gli iscritti».
VOLONTARI DA ARRUOLARE. L’ordine di scuderia era quello di arruolare più volontari possibile.
In fondo sarebbe stato davvero imbarazzante per il presidente del partito accogliere il premier alla Festa di Roma senza una massiccia presenza di pubblico, magari segnata solo dai fedelissimi del sindaco.
E sarebbe stato ancor più imbarazzante dover “sedare” la protesta dei mariniani.
Pericolo scampato, a quanto pare, per il blitz anticipato del premier e la cancellazione del discorso serale il 28 luglio.
ORFINI CONTROLLA IL PD? Orfini, comunque, sta giocando la sua vera partita, più di quanto non faccia Renzi.
Offrire al premier un'accoglienza piccante ma non indigesta, forte ma non insopportabile, è la dimostrazione che controlla il partito.
E controllare Roma significa avere in mano le redini del gioco. Una volta alle Feste dell’Unità si andava per mangiare e ballare.
Ora, invece, si rischia di andarci per litigare e contestare. Come cambiano i tempi.

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