Sindaco Roma Ignazio 150728211610
CAMPIDOGLIO 28 Luglio Lug 2015 2041 28 luglio 2015

Roma, il rimpasto non salverà Marino

Il sindaco rinnova la giunta. Entrano Di Liegro, Esposito, Rossi Doria e Causi. Renzi però non farà sconti: il futuro sembra scritto. E a rischiare è anche Orfini.

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino.

La terza giunta Marino, varata martedì 28 luglio, ha del nuovo e del buono. Peccato che il nuovo non è buono e il buono non è nuovo.
Di sicuro il primo cittadino di Roma ha accettato un semi-commissariamento, dove Marco Causi (anche vice sindaco), ma soprattutto Stefano Esposito (leggi l'intervista a Lettera43.it), saranno gli occhi, le orecchie e anche le mani di Matteo Orfini sul Palazzo Senatorio.
E a sua volta il presidente del Pd sarà la longa manus di Renzi sulla spalla di Marino. Perché tra i due i rapporti praticamente non esistono più, e semmai dovessero trovarsi costretti a darsi la mano, state certi che faranno a gara a chi stringerà di più.
MISSIONE ATAC PER ESPOSITO. Esposito si occuperà della grana più brutta, quella di commissariare l'Atac, l'azienda romana dei trasporti, in vista di una prossima privatizzazione. Il senatore dem è uno dai modi spicci: per dirne una, a Ostia ha affrontato a muso duro i capibastone locali dopo aver defenestrato a marzo i vertici del partito (per inciso, l'ex presidente del X Municipio, Andrea Tassone, poi finito ai domiciliari agli inizio giugno nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale).
Sarà Esposito il caterpillar deputato a liberare il Comune di una delle sue aziende più ingestibili, contestate e appesantite di assunzioni di natura politica, spesso sinonimo di disservizi.
LE POLEMICHE SU CAUSI. Causi, invece, è un déjà-vu. Nel senso che il deputato del Pd ha già fatto l'assessore al Bilancio, quando c'era Veltroni alla guida di Roma, dal 2001 al 2008.
Un periodo felicissimo per la sinistra romana, ma i cui conti i cittadini stanno pagando ancora oggi, soprattutto dopo che il buco ereditato dalla giunta Alemanno è stato clamorosamente allargato dalla destra e lasciato poi sul groppone di Marino.
La domanda che circola più di tutte tra i militanti è: “Ma come può sistemare i conti chi fu il primo a scassarli?”.

Marino ha tempo fino a settembre. Convincere Renzi? Mission impossible

Matteo Orfini e Matteo Renzi.

Al Turismo il chirurgo dem ha invece scelto Luigina Di Liegro, detta Gina.
Nipote d'arte, nel senso che lo zio era don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas diocesana di Roma, ha una simpatica parlantina italo-americana e non è una novizia dei palazzi della politica capitolina, essendo stata assessore regionale alle Politiche della sicurezza del Lazio, quando alla Pisana governava Piero Marrazzo.
In meno di un mese, la Di Liegro è stata nominata consigliere comunale al posto del dimissionario Francesco D'Ausilio (Pd) e ora il grande salto. Politicamente è vicina al sottosegretario alla P.A., Angelo Rughetti, dunque a Renzi, ma con l'effige del famigerato “partito Anci” che sostiene il premier.
IL DURO COMPITO DI ROSSI DORIA. L'altra new entry della giunta Marino è Marco Rossi Doria, che si occuperà di Istruzione. La sua è la nomina più discussa. Non tanto per le capacità personali, ma perché per fargli posto il sindaco ha defenestrato l'amatissimo (dalla base) Paolo Masini.
Rossi Doria ha speso una vita nei palazzi della politica nazionale, arrivando al grado di sottosegretario all'Istruzione nel governo Monti prima, e in quello a guida Letta poi. Non sarà facile farlo digerire al popolo del Pd romano: il suo sarà il compito (politicamente) più difficile.
LA REGIA DI ORFINI. Confermati invece gli altri assessori: Alfonso Sabella alla Trasparenza, Estella Marino all'Ambiente, Giovanna Marinelli alla Cultura, Marta Leonori al Commercio, Francesca Danese agli Affari sociali, Alessandra Cattoi alle Pari opportunità, Maurizio Pucci ai Lavori pubblici e Giovanni Caudo alla Trasformazione Urbana.
Il problema ora è capire quanto durerà questa nuova giunta. O meglio Marino con la sua giunta. A Renzi continua a non piacere, ma ha accettato la proposta di Orfini: rimpasto ampio in cambio di un altro po' di ossigeno. La fiducia stavolta però avrà tempo limitato. Se entro metà-fine settembre non avrà ripulito Roma, riattivato una parvenza di normalità nei trasporti e dato una linea chiara alla sua azione di governo, Marino dovrà tornare a fare il chirurgo.
IL PRESIDENTE PD PUÒ BRUCIARSI. Il segretario del Pd, nel suo intimo, sa che nel 2016 dovrà pensare anche alle elezioni nella Capitale, ma ha voluto comunque dar retta al suo alter ego di sinistra (Orfini). Anche perché a bruciarsi, nel caso, sarà proprio il leader dei Giovani turchi.
E stando ai primi commenti sulla nuova giunta, il cerino è ormai all'osso.
A Roma presto potremmo assistere a una nuova opera in salsa dem. Il canto del cigno... Marino. E la Capitale #staserena.

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