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L'IRRUZIONE 28 Luglio Lug 2015 2253 28 luglio 2015

Torino, blitz Lega in Comune

Il municipio aveva messo a disposizione di ospiti musulmani la sala matrimoni per la preghiera. Il Carroccio smantella tutto.

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Tappeti per la preghiera nella sala matrimoni di Torino.

Blitz leghista in Comune a Torino. Il municipio ha allestito una sala di preghiera per i musulmani ospiti del convegno internazionale sulla moda islamica e i consiglieri padani l'hanno rimossa.
L'azione, su cui il procuratore Armando Spataro ha disposto «accertamenti urgenti» della Digos per valutare «l'eventuale rilevanza penale dell'accaduto», ha scatenato la polemica politica.
LA POLEMICA POLITICA. Per il Carroccio, il Comune «è un luogo laico e istituzionale», mentre il sindaco Piero Fassino ha parlato di «offesa indecente» e il presidente del Consiglio comunale Giovanni Porcino ha stigmatizzato in una lettera «azioni illegittime e sconvenienti».
Il caso è scoppiato in occasione del Torino Modest Fashion Roundtable, forum sulla moda nell'Islam, che nel 2014 ha generato un giro d'affari di circa 300 miliardi di dollari e che entro il 2019 dovrebbe attestarsi attorno a quota 484 miliardi.
IL MEETING SULLA MODA ISLAMICA. A Torino, per parlare delle ultime tendenze del settore, sono arrivati rappresentanti della moda italiana, operatori internazionali della moda islamica, imprenditori e produttori provenienti da tutto il mondo. Islam compreso. Per far sentire a proprio agio gli ospiti, l'amministrazione ha trasformato la Sala Matrimoni, a Palazzo di Città, in un centro di preghiera per i musulmani con tappeti dove potersi inginocchiare in direzione della Mecca, con tanto di cartelli all'ingresso che indicano la speciale destinazione d'uso della sala.
L'iniziativa non è piaciuta, però, ai consiglieri comunali della Lega nord Fabrizio Ricca e Roberto Carbonero, che con un vero e proprio blitz - filmato per poter postare l'impresa sui social network - hanno rimosso tappeti e cartelli.


«Non abbiamo nulla contro la religione musulmana», hanno osservato gli autori del raid leghista, «ma il Comune di Torino, luogo laico e istituzionale, non deve avere luoghi di preghiera a prescindere. Dopo la partecipazione alla chiusura del Ramadan. Ora Fassino usa la Sala Rossa per parlare di economia islamica. Non vorremmo che la vicinanza con questo mondo fosse qualcosa di più che un dovere da sindaco». Non si è fatta attendere la risposta del primo cittadino, per il quale l'azione rappresenta «una manifestazione d'ignoranza che nemmeno una strumentalizzazione preelettorale (la prossima primavera Torino deve rinnovare l'amministrazione comunale) può giustificare».
FASSINO: «ATTO OFFENSIVO». Un «atto offensivo», insomma, non solo per gli ospiti presenti a Torino, ma anche per «le decine di migliaia di torinesi di fede islamica», ha sottolineato Fassino, «che sono parte integrante della nostra comunità».
Ha parlato di «gesto violento» anche il Pd: «Non è chiudendosi o alimentando la paura», ha spiegato il capogruppo Michele Paolino, «che si creano opportunità per lan nostra città».
In attesa di eventuali sviluppi penali, però, la Lega va avanti per la sua strada. «Non si è mai visto che un luogo istituzionale diventi luogo di culto. Non si tratta di ospitalità», ha sottolineato il segretario della Lega nord Piemonte, Roberto Cota, «ma di svendere l'identità».

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