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POLEMICA 29 Luglio Lug 2015 2103 29 luglio 2015

Azzollini, il salvataggio spacca il Pd

Serracchiani chiede scusa. ReteDem e minoranza sul piede di guerra. Per il no Zanda e Guerini.

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Antonio Azzollini.

Alla fine il senatore Ncd Antonio Azzollini l'ha scampata. Con 189 no, 96 sì e 17 astenuti, Palazzo Madama lo ha salvato dall'arresto.
Numeri che, però, hanno scatenato la polemica nel Pd, dopo che il capogruppo Luigi Zanda, con una giravolta che ha che ha ribaltato il verdetto della Giunta delle autorizzazioni, ha invitato i "suoi" al valutare il voto di coscienza.
SERRACCHIANI: «DOBBIAMO SCUSARCI». «Francamente credo che ci dobbiamo anche un po' scusare, perché credo che non abbiamo fatto una gran bella figura», ha sbottato all'Unità il vicesegrertario Pd e governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.
Appena dopo il voto, Serracchiani aveva consegnato il suo disappunto a un tweet: «Oggi al Senato avrei votato secondo indicazioni giunta immunità consentendo l'arresto del senatore Azzolini. Non c'è fumus persecutionis».

«Non solo mi sembra corretto rispettare l'approfondito lavoro della Giunta che così risulta quasi svilito, ma», ha aggiunto, «resto convinta che la politica abbia il dovere di mantenere la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e della giustizia. Temo che si sia persa un'occasione per dare un buon segnale di cambiamento».
GUERINI: «VANNO ANALIZZATE LE CARTE». Di tutt'altro tono il commento dell'altro numero due del Nazareno, Lorenzo Guerini che ha preso le distanze dalla collega. «Se anche alcuni senatori del Pd hanno scelto di votare contro l'arresto evidentemente è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare l'assenso», ha messo in chiaro. «Ribadisco che trattandosi di scelte che riguardano le persone vanno soprattutto analizzate le carte».
Sulla vicenda, ha poi detto, «mi è già capitato di dire che i senatori Pd si sarebbero comportati senza pregiudizi e senza sconti approfondendo il merito della questione. Immagino che tutti i senatori di tutti i partiti abbiano letto le carte per formare poi la propria convinzione. Il voto segreto, che noi non abbiamo richiesto, ha dato il risultato che conosciamo e mi pare di capire con una certa trasversalità».
ZANDA CONTRO IL VOTO SEGRETO. Anche Zanda naturalmente ha difeso la decisione del Senato: «In Aula c'è stata certamente una discreta dose di trasversalità», è stato il suo commento. Poi ha puntato il dito contro il voto segreto «diventato un'arma politica, troppo spesso usata strumentalmente».
Normale poi che «ci siano opinioni diverse», perché il voto è arrivato «dopo aver letto i documenti e ascoltato le relazioni, con giudizio di merito e senza alcun pregiudizio politico».
Sul fronte del no anche Andrea Marcucci che su Twitter ha ribadito: «Vorrei che tutti quelli che dichiarano certezze assolute su Azzollini, leggessero la richiesta della Procura di Trani».

La minoranza dem è sul piede di guerra. Con Alfredo D'Attorre che chiede una riflessione all'interno del partito, anche alla luce della nascita del gruppo dei verdiniani.
D'ATTORRE CHIEDE UN CONFRONTO. «La nascita del gruppo di Verdini a sostegno della maggioranza di governo e il voto del Senato che, capovolgendo il parere della Giunta per le autorizzazioni, salva Azzolini dall'arresto infliggono in poche ore un doppio colpo micidiale per la credibilità del Pd», ha tuonato il senatore, sottolineando la necessità urgente di «un confronto democratico» per chiarire come può proseguire l'esperienza di governo e la perdita di «identità e valori».
Lungo questo strada, è la sua analisi, «dell'identità e dei valori fondanti del Pd rischia di non rimanere nulla. Se si intende procedere in questo modo verso la costruzione del Partito della Nazione, diventa sempre più urgente un confronto democratico nel Pd per chiarire su quali basi l'esperienza del governo possa proseguire».
CUPERLO: «CI SIAMO FATTI DEL MALE». Gianni Cuperlo ha accusato il partito di tafazzismo. «Ci siamo fatti del male, e lo dico innanzitutto nell'interesse del Pd. Cosa è cambiato tra il voto dato in Giunta a quello dell'Aula per cambiare la nostra posizione? Così si lascia intendere che hanno pesato valutazioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito. Ho visto che la vicesegretaria del Partito democratico ha preso le distanze un attimo dopo il voto di Palazzo Madama, la sua indicazione sarebbe stata più utile un attimo prima. Adesso serve un chiarimento nel gruppo Pd al Senato e nel gruppo dirigente del partito».
Amara l'osservazione della senatrice Doris Lo Moro, membro della Giunta delle immunità parlamentari di Palazzo Madama: «Vorrei tanto sapere che pensa Renzi. Ci faccia sapere il suo pensiero».
RICCHIUTI: «ATTENTI ALL'IMMAGINE DEL PD». «Attenti», ha messo in guardia Lucrezia Ricchiuti rivolgendosi ai colleghi di partito intenzionati a dire no all'arresto del senatore di Ncd, «all'immagine che diamo al nostro elettorato». La senatrice ha poi snocciolato una serie di incongruenze in cui è incappato il Pd: «Perché abbiamo votato sì agli arresti di altri colleghi come per esempio Lusi, che giustamente abbiamo consegnato alle patrie galere, e per Azzollini si dovrebbe dire no? Votare e leggere male è peggio di un delitto, è un errore...».
LA NOTA DI RETEDEM. Gli esponenti di ReteDem - oltre a Ricchiuti, il senatore Sergio Lo Giudice, i deputati Paolo Gandolfi, Giuseppe Guerini, Michela Marzano, Davide Mattiello, Grazia Rocchi, Veronica Tentori, Sandra Zampa e l'eurodeputato Daniele Viotti - hanno bocciato l'ambiguità del partito. «Il voto del Senato contro l'autorizzazione agli arresti domiciliari del senatore Azzollini è il risultato di una stagione politica confusa e ambigua. Non fa onore a chi lo ha espresso e aggiunge danno alla già logora relazione tra istituzioni democratiche e popolo. Non possiamo non dolercene». I 10 piddini hanno poi chiesto «al partito di tornare ad affrontare con rigore la questione morale e che le scelte siano affrontate con massima trasparenza e chiarezza. È fondamentale per riconquistare la fiducia dei cittadini ed è una precondizione della vita politica, oltre che un principio indispensabile per affermare la cultura della legalità, valore fondante del Partito democratico che non smetteremo mai di presidiare e difendere. Per questo chiediamo che sia convocata al più presto una direzione nazionale che ponga all'ordine del giorno la questione e che si apra una riflessione seria sulla posizione del capogruppo del Senato».
Infine è interventuto anche il governatore della Puglia Michele Emiliano: «Pagina triste alla Don Abbondio! Teniamoci la tessera affinché il Pd ritrovi verità e giustizia», ha scritto su Twitter.

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