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MAMBO 29 Luglio Lug 2015 1401 29 luglio 2015

Roma vittima del patto per il delitto tra Renzi e Orfini

Il premier cosa ha ottenuto arruolandolo? Nulla. Solo danni all'immagine della città.

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Matteo Orfini e Matteo Renzi.

Quanto durerà la nuova giunta di Roma?
L’augurio è che ce la faccia a tirar fuori la Capitale dal degrado attuale che non ha precedenti nella storia recente.
Dubito, però, che la versione ter della squadra di Ignazio Marino sia migliore di quella che ha lasciato il passo anche per le dimissioni di tanti assessori.
Colpisce come il circuito politico-amministrativo stia diventando sempre più ristretto.
PESCI FUOR D'ACQUA. I nomi sono ogni volta gli stessi e spesso, come nel caso dei nuovi collaboratori del sindaco, fanno anche altre cose nella vita, ovvero sono pagati per farle.
Non c’è quasi più nessuno che si occupa del territorio che conosce o che opera sulle materie che ha studiato.
La verità è che il problema capitolino non era la giunta, ma il sindaco: vero pesce fuor d’acqua in una città che né ama né conosce.
NON SOLO MARINO. Solo che l’affaire Roma si è complicato ulteriormente non soltanto per la mafiosità di alcune vicende malavitose, ma anche perché oltre al sindaco inadeguato la Capitale paga il prezzo al pactum sceleris fra Matteo Renzi e il principale esponente della nouvelle vague di sinistra che ha cercato di riciclarsi con il premier.
Matteo Orfini, di lui si parla, è rimasto solo a difendere il partito e la giunta di Roma.
L’ex portaborse di Massimo D’Alema voleva arrivare a questo, ma in modo diverso e con ben altri risultati.
ORFINI, ZERO CARBONELLA. In fondo aveva spaccato la sinistra interna passando armi e bagagli con Renzi in cambio di questo obiettivo e promettendo al medesimo Renzi di portargli lo scalpo dei suoi oppositori radical.
Invece questi l’hanno lasciato solo. E Orfini è un signore delle tessere senza più tessere e truppe.
Renzi da lui ha avuto niente: zero carbonella si dice a Roma.
E per giunta ne riceve un danno per l’immagine della Capitale che si riverbera sul governo.
IL REGNO DEI CACICCHI. Perciò il premier gli lascia l’ultimo tentativo pro-Marino.
Se va bene, buon per tutti. Se andrà male, giubilerà l’allegro chirurgo e il triste burocrate.
Ormai, è una tragica notazione, non c’è questione nazionale o locale nella sinistra contemporanea che non porti il nome di qualcuno.
Crocetta, Marino, Emiliano, De Luca. Non c’è la politica. È il regno dei cacicchi. Come rottamazione non è male!

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