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FINTO STRAPPO 29 Luglio Lug 2015 2019 29 luglio 2015

Verdini, scissione che serve molto a Renzi e Berlusconi

Denis lancia i responsabili al Senato. Con amici di Cosentino. Per aiutare Renzi, ma anche Berlusconi, dice il fittiano Bianconi: «Il patto Matteo-Silvio è vivo».

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Maurizio Bianconi.

Essere Denis, anche nell'addio.
Verdini - il senatore per anni plenipotenziario del Popolo della libertà (Pdl), braccio destro e fidato consigliere di Silvio Berlusconi - ha lasciato Forza Italia, rompendo un sodalizio durato più di 10 anni.
NESSUNO FIATA. Ha resistito ai cambi di governo e a alle scissioni, ora nessuno dei suoi ex colleghi di partito si azzarda a proferir parola.
Di Angelino Alfano, Raffaele Fitto, persino di Sandro Bondi si poteva dire traditore, ingrato, irriconoscente.
Ma di Denis no.
Dopo l'annuncio della costituzione del nuovo gruppo dei 'responsabili' al Senato, quasi nessun parlamentare forzista ha rilasciato dichiarazioni sull'eccellente addio.
BIANCONI: «FINTA SCISSIONE». Maurizio Bianconi, toscano come Verdini, ex tesoriere del Pdl transitato nel nuovo partito di Raffaele Fitto Conservatori e riformisti, ha una sua idea: «Un silenzio che conferma quello che dico da un po'... è una finta scissione».
Prego? «Serve al partito Mediaset per mantenere i buoni rapporti col governo, a Renzi per usare i voti dei verdiniani come spauracchio nei confronti della sinistra».
SILVIO PUÒ 'SALVINIZZARSI'. E a Berlusconi. «Con la garanzia che ci pensa Verdini a mandare avanti il governo Silvio potrà 'salvinizzarsi' e recuperare un po' di voti per le prossime elezioni. E serve ovviamente a Denis, per portare Renzi e se stesso fino al 2018. Insomma, tutti contenti».
DENIS: «ERAVAMO A DISAGIO». Un Patto del Nazareno sotto mentite spoglie, secondo la lettura di Bianconi.
Rottura sincera e sofferta, dice invece l'interessato presentando la nuova iniziativa: «Eravamo a disagio all'interno dei gruppi dove avevamo militato, non rinneghiamo niente».
Poi la promessa: «Non ci iscriveremo mai al Pd, ma vogliamo essere liberi di completare la legislatura costituente come avevamo iniziato».

Il fortino di Verdini conta sulla Campania cosentiniana

Da sinistra Lucio Barani, Denis Verdini e Vincenzo D'Anna alla presentazione del gruppo responsabili al Senato.

Andare è meglio che restare.
In Forza Italia il ruolo di Verdini non aveva più molto senso e nemmeno consenso.
Il cerchio magico che abbraccia Silvio - Francesca Pascale, Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini - di lui non vuole nemmeno sentir parlare.
IN TOSCANA POCO SEGUITO. In Toscana, le ultime elezioni regionali hanno spazzato via quello che rimaneva del verdinismo elettorale, «senza che Denis facesse nulla per evitarlo», racconta un ex Forzista fiorentino, «concentrato invece a mantenere buoni e saldi rapporti col giro del renziano Luca Lotti. Forza Italia del resto nella regione non esiste più, è su percentuali irrisorie».
L'unico toscano ad aver seguito Verdini nel gruppo dei nuovi responsabili è Riccardo Mazzone, amico di una vita.
BACINO RICCO AL SUD. Il resto viene dalla Campania, da sempre l'altro fortino del potere verdiniano, sebbene dimezzato dal nuovo corso berlusconiano.
A Napoli, alle ultime regionali la Pascale ha tentato di far fuori tutto ciò che poteva del mondo di Denis, a cominciare da Luciana Scalzi, ex consigliera regionale non più ricandidata.
Ma per il senatore la regione oggi governata dal dem Vincenzo De Luca resta un bacino di alleati.
D'ANNA E BARANI IN PRIMA FILA. Il gruppo dei nuovi responsabili al Senato è composto in gran parte da campani: ci sono Vincenzo D'Anna, ex forzista, molto amico di Nicola Cosentino, passato prima con Fitto e infine con Denis.
La salernitana Eva Longo; il craxiano Lucio Barani; Ciro Falanga, in precedenza sostenitore di Forza Campania di Nicola Cosentino; l'ex Gal ed ex assessore della provincia di Napoli durante il governo di Luigi Cesaro, Pietro Langella.
MANCANO CESARO E SARRO. Mancano altri due verdinani doc della Campania, Luigi Cesaro e Carlo Sarro.
A marzo avevano sottoscritto un documento critico nei confronti della gestione poco democratica, dicevano, di Forza Italia, e di sostegno al percorso di riforme avviato.
Un testo preludio della scissione consumata il 29 luglio.
UN PIEDE DENTRO E UNO FUORI. Ora però hanno deciso di rimanere con Berlusconi. «Non hanno cambiato gruppo parlamentare, ma restano amici di Verdini», dice un forzista che conosce bene le vicende campane.
Insomma: un piede dentro, uno fuori, entrambi saldi a sotegno del governo.
Per Denis era meglio andare che restare. E forse non solo per lui.

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