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FOCUS 30 Luglio Lug 2015 1736 30 luglio 2015

Livia Andreotti e le ladylike della Prima Repubblica

Dalla moglie del Divo Giulio a Vittoria Leone, Bice Chiaromonte e Donna Assunta Almirante. Cosa voleva dire essere first lady durante la Prima Repubblica.

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Livia Danese, vedova di Giulio Andreotti, è morta all'età di 94 anni.

Mai un’intervista, ma neppure l’ombra di una dichiarazione, in vita sua. Livia Andreotti, deceduta a Roma la notte di giovedì 30 luglio, era la quintessenza, con qualche rarissima eccezione, delle mogli della Prima Repubblica, quando il ruolo di first lady era ancora riconosciuto come tale solo negli Stati Uniti.
Mogli, ma non per questo il loro ruolo esclusivamente privato, all’ombra di un uomo pubblico, era più facile di quello delle Agnese Renzi di ora. Forse era anche più duro, anche perché privo non solo delle grane ma anche delle soddisfazioni mediatiche delle first lady di ora.
VITTORIA LEONE: «IL NOSTRO DOVERE? NON OSCURARE». Anna Craxi, che finì molto sulle riviste patinate Anni 80 per il suo portamento elegante, anche nei momenti più difficili della malattia e della morte del marito Bettino a Hammamet, ha fatto la scelta di Livia, ricordata ora come «moglie discreta e affettuosa». In una delle rarissime interviste, concesse alla cronista Anna Craxi ricordò: «L’ho promesso a mio marito Bettino di non parlare».
Lo 'stile moglie Prima Repubblica' così viene spiegato a Lettera43.it da una ex first lady di rango, Vittoria Leone, moglie di Giovanni ex presidente della Repubblica in quota Dc: «Noi eravamo mogli che sapevano stare accanto a uomini di primissimo piano senza la smania di esporci. Che sapevamo dare consigli solo se richiesti e a volte anche con il silenzio. Erano rapporti di complicità signorile quelli con i nostri uomini...». Prosegue: «Vuole sapere se così ci dimostravamo donne più deboli di quelle di ora? Io direi che eravamo certo deboli, come tutti gli esseri umani lo possono essere, ma anche molto forti.
«IL «NOSTRO DOVERE? NON OSCURARE». Perché sapesse, per quello che mi riguarda, quante volte avrei avuto voglia di urlare e non l’ho fatto. Mi sono trattenuta. Il nostro compito era quello di non oscurare, anche se questo sarebbe stato difficilissimo, e di non danneggiare i nostri mariti...».
Vittoria Leone vede nella moglie di Andreotti un modello di moglie che oggi non esiste più: «Era la moglie che sapeva stare accanto a un grande politico con intelligenza, modestia» - lei era laureata e anche molto colta - semplicità e pazienza. Ma attenzione: Livia era anche molto simpatica e arguta in privato....Noi eravamo più brave delle mogli di ora? Io posso dire che i politici ai quali stavamo accanto erano di altissima qualità....Sì, il livello di quel ceto politico era superiore”.

Donna Assunta: «Le donne e le mogli di oggi? Sono più brave»

Donna Assunta Almirante è la vedova di Giorgio Almirante, leader del Msi morto nel 1988.

Assunta Almirante ricorda con Lettera.43.it suo marito Giorgio, il segretario del Msi, il partito postfascista, come «un grande politico» e spiega: «Noi mogli della prima Repubblica facevamo la politica in famiglia...».
Ma nelle compagne dei leader di oggi la vedova Almirante, detta donna Assunta, vede una positiva novità: «Le mogli e le donne in generale oggi sono in grado di fare politica e di farla, secondo me, anche meglio degli uomini. Quindi sono perfettamente in grado di sostituire anche pubblicamente i loro uomini quando ce ne è bisogno. Un bel passo in avanti».
Bice Chiaromonte, anche lei vedova, ma di un leader comunista, il “migliorista” Gerardo, sodale del presidente emerito Giorgio Napolitano e di Emanuele Macaluso, è invece una delle rarissime eccezioni tra le mogli della Prima Repubblica.
BICE CHIAROMONTE: «FACEVO ANCHE DA AUTISTA». Chiarisce subito: «Non conoscevo la signora Andreotti, ma suo marito Giulio, al quale, pur venendo dal Pci, un mondo molto diverso, riconosco di aver avuto un ruolo di moderazione in questo Paese. Ma io sono stata una moglie molto diversa dalla signora Livia».
Bice Chiaromonte svela un aneddoto che spiega bene cosa significava essere mogli della Prima Repubblica: «Ricordo che una volta, credo a Palestrina (vicino a Roma, ndr) in pieno periodo del compromesso storico tra Dc e Pci, mi trovai in una casa dove si svolgeva una riunione politica di soli uomini, le donne non erano ammesse. C’era Andreotti, per il Pci avevano mandato Gerardo... Io non entrai nella stanza, ma ero comunque lì fuori ad aspettare, perché mio marito non guidava e io dovevo sempre accompagnarlo in macchina...».
Architetto, a lungo insegnante, ex segretario di sezione del Pci a Napoli, dove conobbe il marito sul campo della militanza politica, Bice non è mai stata la moglie classica: «Ero dirigente del Cidi, il centro di iniziativa democratica degli insegnanti e una volta ricordo che proprio a causa di Andreotti litigai con Gerardo. Perché mentre il presidente Dc veniva alle nostre assemblee nelle scuole, mio marito no...Per il resto a casa nostra facevamo orari diversi, anche perché la convivenza continua è una cosa di una noia mortale...».
«MIA SUOCERA E LA PULIZIA DELLE SCARPE». La vedova Chiaromonte ricorda scherzando: «Quando conobbi mio marito, chiesi a sua madre e sua sorella perché avesse le scarpe sempre così pulite. E loro mio chiesero se gliele volevo pulire. Ma io spiegai che non ne avevo affatto intenzione. Loro: ma non glielo dire, quello è un ragazzo così sensibile....».
Moglie da Prima Repubblica, diversa dalle altre, Bice Chiromonte però non finì mai sui giornali in quanto “moglie di...”, ma solo per le sue iniziative autonome nel Cidi.
Quello era il Pci anche di Nilde Iotti, primo presidente della Camera donna. Ma da moglie di uno dei principali leader “miglioristi” Bice non si lascia andare ad una esaltazione acritica del suo ex partito con le sue luci e le sue ombre. E la mette così: «Era il Pci nel bene e nel male».
Altra Italia, altre mogli.

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