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SCENARIO 30 Luglio Lug 2015 1931 30 luglio 2015

Pd a nervi tesi: prove di contro-patto del Nazareno

I dem litigano su Azzollini. Poi il caso Rai amplia lo strappo: Fi vota con i ribelli. E il governo va sotto. Orfini: «Così smontano il partito»Ma la riforma passa

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Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Il voto sfavorevole all'arresto di Antonio Azzollini continua a dividere la sinistra.
I renziani dicono che non sono stati loro a “salvarlo”, ma gli oppositori. La “Ditta” getta le colpe sui renziani.
Lega e M5s se la prendono col Pd in generale. Forza Italia esulta per il “moto garantista” di Renzi e del partito, ma il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, dice che sono «morti».
Di chi sono le colpe (o i meriti, a seconda del punto di vista), allora?
ACCUSE RECIPROCHE SU AZZOLLINI. Lettera43.it ha provato a sondare il terreno, on e off the record, ma il risultato è sempre un guazzabuglio di accuse reciproche, soffiate sugli avversari politici o addirittura sui compagni di partito.
L'unico comune denominatore che emerge dalle varie chiacchierate informali è che «Azzollini doveva rimanere lì dov'era» per «non far crollare la maggioranza».
Sembrerebbe, infatti, che il senatore del Nuovo centrodestra sia stato graziato direttamente da Angelino Alfano in persona, il quale si sarebbe battuto con Renzi per evitare l'arresto di uno dei suoi consiglieri più fidati e importanti.
LA SPACCATURA SI ALLARGA. La teoria, ovviamente, non trova riscontro nelle confidenze della truppa vicina al presidente del Consiglio, che invece getta la croce addosso alla minoranza interna al Pd.
Quella, per intenderci, che un tempo veniva chiamata e riconosciuta come la Ditta.
Che Bersani e i suoi non siano i più accaniti sostenitori dell'attuale segretario nazionale era chiaro come il sole, che la strategia di logoramento sia già partita mesi anche, ma ora si apre un altro fronte, che rischia davvero di portare a una spaccatura significativa.

Scintille tra Serracchiani e Zanda

Le parole della vice segretaria, Debora Serracchiani, che pubblicamente ha detto «ci dovremmo scusare, non abbiamo fatto una gran bella figura», hanno fatto saltare la mosca al naso di parecchi democratici.
Sicuramente del capogruppo a Palazzo Madama, Luigi Zanda, che tramite Repubblica replica: «Invidio molto chi riesce a esprimersi sulla libertà o l'arresto di un parlamentare senza aver letto gli atti, senza aver partecipato a un lungo dibattito e aver ascoltato la sofferenza con cui molti senatori del Pd hanno raggiunto il proprio convincimento».
Un botta e risposta che nelle private stanze del Nazareno non si esaurirà certo con una stretta di mano.
Tutta roba che fa leccare i baffi alla Ditta, che intanto ha rispolverato il tema della famigerata “questione morale” del Partito democratico.
PROVE TECNICHE DI CONTROPATTO. Numeri alla mano, dalla rive gauche del Senato, quella occupata dagli esponenti del Nazareno, sono arrivati circa 40 voti utili a evitare i domiciliari ad Azzollini. Ma chi ha pigiato il tasto verde, e chi quello rosso?
Stando ai rumors, la quota potrebbe essere tranquillamente ripartita in percentuali identiche tra maggioranza e minoranza interna. L'una avrebbe avuto lo scopo di non aprire una crisi con Ncd che avrebbe messo in difficoltà il capo del governo, l'altra invece esattamente per il motivo opposto, creando così i presupposti per la crisi.
Ma anche M5s, Forza Italia e Lega avrebbero avuto interessi a gettare fango sul Pd e il suo leader. In questo caso potrebbero essere le prove tecniche di quel “contropatto del Nazareno” di cui spesso si sente parlare nei corridoi dei palazzi romani della politica.
RAI: FI, M5S E LEGA COI RIBELLI PD. Anche perché al caso Azzollini di mercoledì 29 è seguito giovedì 30 quello Rai. Il governo è andato sotto in aula, sempre al Senato, su un emendamento del democrat Federico Fornaro (non certo un renziano), votato anche da Forza Italia, M5s, Sel e Lega (e già questo dato fa un certo effetto), all'articolo 4 della riforma della tivù di Stato. Quello sulla delega al governo sul canone. E poco importa se 24 ore dopo Palazzo Madama ha approvato la riforma (che ora passa alla Camera).
Il testo è passato soprattutto perché 19 senatori dem erano assenti dai loro banchi. Tutti dell'opposizione interna a Renzi.
«A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina», diceva Giulio Andreotti. Chissà quante volte, nelle ultime 24 ore, questa frase sarà tornata in mente anche a Matteo Renzi.

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