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GOVERNO 31 Luglio Lug 2015 1120 31 luglio 2015

Marino mente sulla sua lontananza dai partiti

Si dichiara autonomo dalla politica, ma deve tutto a D'Alema, Bettini e ora Orfini.

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Questa mattina sono uscito di casa, qui a Roma, e il puzzo che proveniva dai cassonetti era disgustoso.
Girato l’angolo, stessa puzza. Sono mesi che la città è abbandonata a se stressa e ormai qui si vive come nel Terzo Mondo.
Ci vorrebbe un sindaco. Un sindaco forte, non vanesio, soprattutto capace e innamorato della Capitale. Un sindaco che sappia guardare. Non lontano – figuriamoci se immaginiamo Marino nelle periferie! – ma almeno attorno alla casa Comunale.
UN SINDACO INCAPACE. Se percorrete piazza dell’Altare della Patria in macchina, vi sembrerà di galleggiare su un moto ondoso tanto sono sconnessi i mattoncini tradizionalmente simbolo di questa parte di città.
C’è altro e troppo ancora da dire. Invece ci sono alcuni che si divertono a dimostrare che anche altre città del mondo lasciano a desiderare, mentre il sindaco Marino orgogliosamente si dichiara lontano dai partiti, dapprincipio lontano dai partiti, e dice che il Pd è corrotto e che lui e Orfini, che di quel Pd è esponente di primo piano da molti anni, lo stanno ripulendo (come i cassonetti di casa mia).
Marino dovrebbe essere allontanato dal Campidoglio per manifesta incapacità. Ma anche per la quantità di menzogne che dice.
Prendiamo il tema della sua lontananza dai partiti. Non so quanto valga Marino come chirurgo, sulla sua avventura americana si sono lette cose non eleganti, ma lasciamo stare. So che al ritorno in Italia fu inquadrato da Massino D’Alema dapprima nella Fondazione Italiani Europei e poi eletto parlamentare.
POLITICAMENTE DEVE TUTTO A D'ALEMA E BETTINI. Da questa postazione poco tempo dopo, avendo capito che in un partito conti se sei in maggioranza oppure se sei in una visibile minoranza, decise di presentarsi alle primarie per farsi eleggere segretario. Radunò un po’ di truppe e divenne un capocorrente.
Fu poi un altro uomo forte della politica del Pd che lo promosse come candidato a sindaco di Roma. Senza Goffredo Bettini a nessuno sarebbe venuto in mente di chiamarlo in causa per la Capitale. Non c’è stato passo che Marino non abbia fatto senza avere l’appoggio del partito e dei suoi uomini forti. È, tecnicamente, un lottizzato.
Non è venuto fuori dalla società civile ma dalla filiera D’Alema, Bettini, ora Orfini. Senza di loro, e altri ancora, sarebbe un buon medico che si arrabatta con i suoi pazienti.
In altri Paesi chi mente viene sanzionato dalla pubblica opinione. Qui accade che un giornale come il Corriere della Sera mandi un suo mastino come Sergio Rizzo a intervistare Marino e l’illustre collega, tradizionalmente castigamatti, si dimentichi i facilitatori della carriera di un politico ultra-protetto. Che pena!

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