Renzi, da minoranza Pd segnale politico
EDITORIALE 1 Agosto Ago 2015 1053 01 agosto 2015

Renzi, una riforma Rai che non riforma nulla

La rottamazione del premier si ferma in Viale Mazzini. Un'occasione mancata.

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Ci sono due cose cui tutti i governi - di destra, centro o sinistra - non sfuggono mai. Una è la riforma della scuola, da cui evidentemente ogni ministro all’uopo pensa di poter ricavare fama imperitura. L’altra è la riforma della Rai, o meglio sarebbe dire i tentativi di riforma che vanamente si sono succeduti nel tempo.
Perché, da quando all’alba degli Anni 50 è nata la televisione pubblica, nulla è mai cambiato: ovvero, oggi come allora, sono i partiti a comandare.
#LABUONARAI, TRA INCIAMPI E FRONDE. Nel solco di questa tradizione, anche Matteo Renzi non si tira indietro. Archiviata #labuonascuola, ora tocca, fatal destino, mettere mano all’azienda di viale Mazzini. E un primo passo verso la riforma è arrivato venerdì al Senato, non senza qualche inciampo frondista, poi rientrato, da parte da una minoranza Pd che abbaia ma non morde.
Naturalmente #labuonaRai, fatta salva una spolveratina sulla governance (il direttore generale diventerà amministratore delegato, il cda si smagrisce un poco), non tocca minimamente la regola fondante, vale a dire il potere decisionale e discrezionale dei partiti.
LA SPARTIZIONE DELLE NOMINE. Dei sette consiglieri previsti, due li nominerà l’esecutivo, due la Camera e due il Senato. Invece Cucciolo, l’ultimo dei sette nani, quello più sfigato, toccherà ai dipendenti dell’azienda.
Insomma, sarà Palazzo Chigi a comandare. E visto quel che il premier, attraverso i suoi sodali, ha saputo fare dell’Unità, non c’è di che stare tranquilli: il rischio megafono del regime è in agguato anche se, non potendo platealmente sistemare gli amici nei posti chiave, alcuni dei nomi che circolano per il futuro consiglio sono inappuntabili.
Il timore che però si riducano a fare la foglia di fico è in agguato.
SOCIETÀ CIVILE, CHI L'HA VISTA? L’esperienza dice che gli innesti vitali in una pianta marcia non servono alla sua guarigione, e che quasi sempre chi sale sul carrozzone televisivo con i crismi del tecnico o del rappresentane della società civile (vedi la recente esperienza di Colombo e Tobagi) combina poco nulla di buono.
Ovviamente, questa come le infinite volte in cui si è tentato invano di recidere il cordone ombelicale che lega l’azienda ai partiti, si è invocato il modello Bbc o, ancora più radicalmente, la completa privatizzazione.
UN'OCCASIONE MANCATA. Tesi su cui si pensava anche Renzi convenisse. L’unico modo infatti per eliminare dipendenza e sudditanza dalla politica è una riforma degli assetti proprietari che escluda - o releghi in posizione largamente minoritaria - la mano pubblica.
Occasione mancata anche con un premier che, tra molte parole e qualche fatto, si ripropone di rivoltare il Paese come un calzino.
Evidentemente dall’afflato riformatore ha deciso di tener fuori la Rai, lasciando che il suo cavallo placidamente si nutra alla greppia di sempre.

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