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LUTTO 3 Agosto Ago 2015 1043 03 agosto 2015

Muore Giovanni Conso

Presidente emerito della Consulta, scrisse il decreto "colpo di spugna".

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Giovanni Conso, presidente emerito della Corte costituzionale.

È morto la notte tra il 2 e il 3 agosto a Roma Giovanni Conso, presidente emerito della Corte costituzionale e ministro di Grazia e Giustizia durante il governo Amato I (nel 1993 prese il posto del dimissionario Claudio Martelli, ndr), riconfermato poi nel governo Ciampi (1993-1994).
Conso era nato a Torino il 23 marzo 1922.
Professore ordinario di procedura penale, era stato nominato giudice costituzionale il 25 gennaio 1982 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini ed era stato eletto presidente il 18 ottobre 1990.
IL DECRETO COLPO DI SPUGNA. Da ministro della Giustizia Conso fu uno dei protagonisti del decreto legge che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti varato il 5 marzo 1993 dal governo Amato: il 'decreto Conso' fu definito dall'opinione pubblica 'colpo di spugna', perchè conteneva un controverso articolo che dava alla legge un valore retroattivo, 'salvando' così anche gli inquisiti di Mani Pulite. Per questo il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro non firmò il decreto e il provvedimento venne ritirato.
Subito dopo la mancata firma di Scalfaro, Conso presentò le dimissioni, ma sia Amato che Scalfaro, consapevoli della sua totale estraneità alla vicenda (a tenere i contatti col Quirinale per l'emanazione del decreto fu Amato, ndr), scagionarono Conso agli occhi dell'opinione pubblica, inducendolo a ritirare le dimissioni. Conso fu poi confermato nel dicastero della Giustizia anche nel successivo governo di quella legislatura.

La polemica sul 41 bis e l' indagine nei confronti di Giulio Andreotti

Da ministro della Giustizia, nel marzo 1993, Conso non rinnovò il 41 bis a circa 300 mafiosi sottoposti a carcere duro. In seguito alle polemiche scatenata dalla sua decisione, Conso spiegò alla commissione parlamentare Antimafia e alla procura di Palermo che lo interrogheranno in merito alla questione, che il suo obiettivo era quello di indurre Cosa nostra a mettere fine alle stragi.
TRATTATIVA STATO-MAFIA. L'11 novembre 2010 parlando proprio davanti alla commissione Stragi, dichiarò di avere agito in piena spontaneità: «Da parte mia», spiegò l'ex ministro, «non c’è mai stato neppure il barlume di una possibilità di trattativa», disse riferendosi alla presunta 'trattativa' fra Stato e Cosa nostra, ai tempi delle stragi mafiose del 1992-93.
La decisione di non rinnovare il 41 bis per i mafiosi in carcere, «fu il frutto di una mia decisione, decisione solitaria, non comunicata ad alcuno, né ai funzionari del ministero, né al Consiglio dei ministri, né al presidente del Consiglio, né al capo del Ros Mario Mori, e nemmeno al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria», ribadì Conso sottolineando che «la decisione non era un’offerta di tregua né serviva ad aprire una trattativa, non voleva essere vista in un’ottica di pacificazione, ma per vedere di fermare la minaccia di altre stragi».
Una linea ribadita anche durante un'intervista al quotidiano la Repubblica nel novembre 2014: Conso dichiarò che la mancata proroga di 300 decreti di 41 bis ai boss di Cosa nostra «fu una mia scelta. Io non sono mai stato al corrente di una trattativa fra lo Stato e la mafia. E mai sono stato partecipe di una cosa del genere», affermò.
IL PROCESSO AD ANDREOTTI. Durante il suo mandato come Guardasigilli, nel marzo del 1993, si aprì a Palermo anche l'indagine giudiziaria per associazione mafiosa nei confronti di Giulio Andreotti.
Il 3 febbraio 2015, citato a deporre al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, Conso non si è presentato per motivi di salute.
La camera ardente sarà allestita nel palazzo della Consulta. I funerali si celebreranno a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

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