Grecia: Wsj, Atene non pagherà Fmi
CRISI INFINITA 4 Agosto Ago 2015 0700 04 agosto 2015

Febbre da Troika: l'incubo Grexit non è ancora svanito

Il crollo in Borsa, le pressioni politiche, le dimissioni del numero uno dell'Elstat. Fonti di governo a L43: «Possono imporci l'uscita dall'euro attraverso i mercati».

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La tempesta greca non è affatto passata.
Mentre i rappresentanti della Troika sono tornati all'hotel Hilton di Atene per discutere con i ministri ellenici e con il numero uno della banca centrale greca delle riforme da realizzare entro le prossime tre settimane (ricapitalizzazione del sistema bancario compresa), l'esecutivo di Alexis Tsipras si è ritrovato sul tavolo pessime notizie: il tonfo della Borsa, appena riaperta, che ha bruciato 16 punti percentuali, con i titoli bancari crollati fino al limite massimo del 30%, le polemiche interne al partito e le dimissioni del capo del servizio statistico Elstat, l'Istat ellenico.
IL NUMERO UNO DELL'ELSTAT NELLA BUFERA. La decisione di Andreas Georgiou, ex funzionario dell'Fmi a capo dell'Elstat dal 2010, potrebbe sembrare un dettaglio.
E invece è un caso piuttosto spinoso: la procura di Atene infatti sta indagando il tecnico dopo che una sua ex dipendente lo ha accusato di aver gonfiato le cifre del deficit ellenico per agevolare le misure di austerity. E la sua accusatrice lavora oggi al ministero della Difesa.

Si dimette Georgiou, l'uomo dell'Fmi accusato di aver truccato i conti

Georgiou, 55 anni, 20 di carriera nelle stanze del Fondo monetario internazionale lontano dalla Grecia, è accusato di aver falsificato i dati su cui si sono fondati i calcoli della Troika.
Il tecnico è stato chiamato a dirigere l'ufficio di statistica di Atene dopo la riforma che lo ha reso indipendente dal ministero delle Finanze.
E quindi dopo lo scoppio della crisi del debito, il salvataggio e il primo memorandum firmato a maggio 2010.
A novembre di quell'anno, Georgiou dichiarò che il deficit greco nel 2009 era arrivato al 15% del Pil, una cifra certificata dall'ufficio di statistica europeo Eurostat. E su quei dati si sono fondati i calcoli della Troika negli anni a venire.
«HA FATTO QUEL CHE CHIEDEVA L'EUROSTAT». Ma secondo Zoe Georganta, una degli ex dirigenti dell'Elstat, Georgiou ha gonfiato la cifra per giustificare il programma di austerity: «Stava solo facendo ciò che l'Eurostat gli disse di fare», dichiarò la donna nel 2011 parlando di un piano dell'ufficio europeo per «sbarazzarsi della Grecia».
E il leader dei Greci indipendenti Panos Kammenos chiese ufficialmente le sue dimissioni: «Se i numeri sono stati falsificati, il memorandum non è valido e la Grecia è libera». Mentre Yanis Varoufakis, allora anonimo professore dell'università di Atene ma già convinto oppositore dell'austerity, spiegava sul suo blog che le accuse contro Georgiou erano «un tentativo di pacificare la rabbia dei sostenitori del governo» contro l'austerità.
Tuttavia a gennaio 2013, come spiegato da Lettera43.it, quelle accuse si sono trasformate in un'inchiesta penale. E negli ultimi due anni molto è cambiato.
A RISCHIO I RAPPORTI CON I CREDITORI. La presunta gola profonda Georganta si è candidata alle Europee e non è stata eletta. Kammenos è diventato ministro della Difesa di Tsipras e l'ha fatta entrare nello staff di governo a verificare le spese del suo dicastero. E Georgiou invece è stato chiamato davanti ai pubblici ministeri: un interrogatorio, secondo la ricostruzione della stampa ellenica, sarebbe avvenuto proprio il 3 agosto, giorno in cui ha ufficializzato le dimissioni.
Il caso, insomma, è tutt'altro che chiuso. E potrebbe riaccendere le polemiche, anche sulla stampa internazionale, minando ulteriormente i rapporti tra i creditori e l'attuale esecutivo, proprio mentre il capo del governo si trova ad affrontare la fronda interna al suo partito e gli oppositori al nuovo memorandum.

Tre settimane per negoziare con la Troika e salvare le banche

Tsipras in Russia con il ministro dell'Energia Lafazanis.

La febbre è ancora alta in casa Syriza.
Secondo quanto riportato il 3 agosto dal quotidiano To Vima, che cita fonti informate e non anonime, l'ex ministro dell'Energia Lafazanis, leader della Piattaforma di sinistra, l'area di Syriza che ha votato contro l'intesa con i creditori, avrebbe proposto di accettare il piano di Grexit ordinato del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.
«Disinformazione provocatoria», parte di «una guerra» che «ricorda epoche più buie, contro coloro che resistono all'imposizione di un terzo memorandum», hanno replicato duri gli oppositori interni. La resa dei conti è rimandata a settembre, quando è fissato il congresso del partito. Ma il prossimo mese è cruciale.
IL PRESSING PER UN'ALLEANZA CON TO POTAMI. Nonostante Tsipras sia oggi il premier europeo con il maggiore consenso (un 61% di gradimento che lascia Angela Merkel ben distanziata), sulla stampa continua la campagna, piuttosto martellante, a favore di un'intesa con il partito centrista To Potami, a cui sarebbe favorevole anche la Commissione europea.
Entro il 20 agosto, Atene deve rimborsare i prestiti alla Bce.
Pena la chiusura dei rubinetti della Banca centrale europea e lo stop ai finanziamenti agli istituti greci. E per farlo deve arrivare all'accordo con i creditori e ottenere il pacchetto di aiuti da oltre 80 miliardi di euro.
Gli istituti di credito hanno appena reso noto l'ammontare degli aiuti ricevuti finora da Francoforte: 37 miliardi per la Piraeus Bank, 27,6 per la National bank, 27,8 per Alpha bank, e 32,7 per Eurobank. Soldi che rischiano di finire bruciati dalla volatilità dei mercati finanziari, assieme ai capitali delle imprese elleniche.
«POSSONO ANCORA CONDURCI ALLA GREXIT». Nei corridoi del governo aleggia ancora l'incubo Grexit: «Potrebbe essere imposta nei fatti attraverso i mercati, attraverso l'euro e non fuori dall'euro», spiegano a Lettera43.it fonti vicine all'esecutivo. E persino il vicepresidente del parlamento, Alexis Mitropoulos, responsabile per Syriza della riforma della pubblica amministrazione, ha bocciato la squadra di negoziatori attuale.
«Il primo team di negoziatori era inesperto» ed è uscito «sconfitto», ha dichiarato in un'intervista televisiva andata in onda il 3 agosto, «la nuova squadra deve essere supportata da esperti non coinvolti con i partiti di governo».
Qualsiasi scelta prenda il premier greco, i tempi sono stretti. Per ottenere gli aiuti e non far fallire le proprie banche, il governo vuole far approvare al parlamento le riforme entro il 18 agosto.

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