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GEOPOLITICA 4 Agosto Ago 2015 1912 04 agosto 2015

Polo Nord, la Russia rivendica milioni di chilometri

Mosca ha chiesto all'Onu di riconoscere la sua sovranità sulla banchisa artica. In ballo giacimenti di petrolio in grado di coprire tre anni di consumo mondiale.

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Una veduta satellitare del Polo Nord.

Il Polo Nord potrebbe presto avere un passaporto russo. Dopo lunghe ricerche scientifiche, Mosca ha ufficialmente chiesto alle Nazioni unite di riconoscere la sua sovranità su 1,2 milioni di chilometri quadrati di banchisa polare, rivendicando un'estensione della propria piattaforma continentale nelle acque dell'Oceano Artico.
In ballo ci sono i diritti di sfruttamento del territorio sommerso, ricco di petrolio e gas naturale.
LA RICHIESTA BASATA SUL DIRITTO DEL MARE. La richiesta presentata dalla Russia si basa sulla Convenzione Onu che regola il diritto del mare. Firmata a Montego Bay nel 1982, consente a uno Stato costiero di estendere la propria giurisdizione sulla piattaforma continentale (cioè sul prolungamento del territorio che si sviluppa sotto la superficie del mare) fino a 200 miglia nautiche dalla costa, potendo arrivare fino a un massimo di 350 miglia laddove la conformazione dei fondali lo consenta. A condizione di poter dimostrare l'esistenza di una continuità tra terre emerse e terre sommerse. Ed è proprio quello che la Russia ritiene adesso di poter fare, sottoponendosi al giudizio della comunità internazionale.
IL PRECEDENTE DEL 2001. Mosca ci aveva già provato nel 2001, inoltrando all'Onu una prima richiesta. In quell'occasione, però, l'organizzazione internazionale aveva risposto picche, chiedendo alla Russia di esibire ulteriori prove a sostegno della prorpia rivendicazione.
Da allora in poi numerose spedizioni scientifiche al Polo Nord sono state organizzate da Mosca. Una in particolare, nel 2007, portò due sottomarini a toccare il fondo dell'Oceano Artico su cui venne piantata la bandiera russa. Il primo batiscafo, il Mir-1, scese a una profondità di oltre 4 chilometri (4.261 metri), proprio all’altezza del Polo Nord geografico. Il secondo, il Mir-2, andò ancora più giù, toccando i 4.302 metri sotto il livello del mare. A bordo dei due sottomarini c'erano alcuni esploratori, che avevano il compito di mappare i fondali. Per scopi scientifici e geopolitici insieme.
L'IMPORTANZA STRATEGICA DELLA REGIONE. Il presidente Vladimir Putin, d'altra parte, ha sempre dimostrato grande interesse per la regione artica, su cui attualmente cinque Paesi (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca) hanno il controllo di una zona economica che si estende per 320 chilometri dalla piattaforma continentale. Putin ha istituito una commissione speciale per sviluppare progetti economici al Polo Nord, moltiplicando al contempo le esercitazioni e le manovre militari nella zona. Anche la dottrina militare della Marina russa è stata recentemente modificata, proprio per sottolineare l'importanza strategica assunta dalla regione, anche a causa del ritiro progressivo dei ghiacciai.
4,9 MILIARDI DI TONNELLATE DI IDROCARBURI. Non è difficile capire perché: Mosca, se la sua rivendicazione venisse ritenuta legittima, avrebbe accesso a giacimenti di idrocarburi per un totale di 4,9 miliardi di tonnellate, secondo le stime dello stesso governo russo. Anche gli altri Stati rivieraschi, però, hanno lanciato missioni scientifiche per stabilire la propria sovranità su una parte del fondo dell'oceano. L'Artico conterrebbe il 13% delle risorse petrolifere globali ancora non scoperte (circa 90 miliardi di barili, pari a tre anni di consumo mondiale) e il 30% delle riserve di gas naturale (47 mila miliardi di metri cubi, pari a sei anni di consumo), principalmente in Russia e in Alaska. Un colpo di fortuna, che Putin non intende lasciarsi sfuggire.

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