Matteo Renzi Matteo 150601104129
MAMBO 4 Agosto Ago 2015 1148 04 agosto 2015

Sogno un partito che rottami Pd, M5s e Lega

Ciò che serve è un movimento di salvezza nazionale, non di dilettanti arruffapopoli.

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Matteo Renzi, Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Franco Monaco, deputato prodiano e persona seria, in un articolo sul Manifesto del 4 agosto e in una intervista propone che Renzi e la sinistra si separino vista la deriva centrista del premier.
La separazione è ormai un problema che sta sul tappeto. Separazione, non scissione.
Qui bisogna prendere atto non di tradimenti ma di un fallimento del progetto Pd. La separazione però non comporta due partiti diversi ma alleati perché una volta separate le due componenti fondamentali, i renziani e la sinistra, non è dato da sapere che partiti verranno fuori.
SEPARARSI? NON CONVIENE A NESSUNO. Il renzismo esiste solo in una dimensione maggioritaria. Ridotto a medio partito si scontrerebbe con gli stessi problemi di Craxi non avendone la visione. La sinistra senza Renzi non sarebbe risucchiata nella socialdemocrazia, oggetto oggi misterioso, ma diventerebbe una buffa costruzione a metà Syriza a metà nostalgica.
Né l’eventuale apporto delle truppe landiniane metterebbe ordine a simile confusione.
Il tema va posto diversamente.
È inutile analizzare perché la sinistra si è svuotata di cultura e valori. È così, ormai. Renzi ha solo dato l’ultima picconata. Il dato interessante è che il sistema politico non sta andando verso l’antipolitica, ovvero stanno andando verso l’antipolitica, grillina e leghista, solo quella parte di italiani ostili a Renzi che ancora accettano di votare.
GLI ITALIANI VOGLIONO FATTI E SOLUZIONI. La maggioranza non vota più. Chi non vota, per quanto sia incazzato, è un elettore che non cerca la rivoluzione renziana, grillina o salviniana, ma vuole una politica fatta di cose serie, di cose realizzabili, di linguaggio non paludato ma non da talk show, vuole istituzioni.
C’è da scommettere su una parte di italiani che potrebbe tornare a voler contare nella vita pubblica se si trovasse di fronte un partito di riforme che abbia il linguaggio, la forza persuasiva, la cultura istituzionale dei grandi partiti moderati che guadano a sinistra.
Non penso a una nuova Dc. Penso a un partito della Repubblica che chiami in causa le migliori energie del Paese, senza differenza di età, che faccia un programma breve ma incisivo in cui al primo posto ci sia il rilancio industriale dell’Italia, e che sia rappresentato da persone senza logiche di clan, avellinesi o fiorentini, senza correrie, senza un linguaggio da discoteca.
È il momento dei cento uomini e donne di ferro riunite in una partito di salvezza nazionale che mandi a casa dilettanti e arruffapopoli. Siamo quindi in una dimensione ben diversa dalla separazione delle due componenti del Pd, che vadano dove diavolo vogliono andare.

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