Renzi, a settembre taglio delle tasse
EDITORIALE 6 Agosto Ago 2015 1045 06 agosto 2015

Sulla svolta anti renziana di Lettera43.it

Credevamo nel premier. Ci ha delusi. Ma un giornale si basa sui fatti e non sui pregiudizi.

  • ...

Molti lettori ci scrivono, o postano sui nostri social, commenti per lo più sarcastici su quella che chiamano la svolta anti renziana di Lettera43.it. Altri plaudono a quello che definiscono un tardivo ravvedimento, lasciando intendere che loro fin da subito avevano visto di che pasta era fatto l’ex sindaco di Firenze.
Ovviamente sia gli uni che gli altri hanno torto. Nei loro retro pensieri non si insinua neanche lontanamente il dubbio che un giornale possa assumere posizioni sui fatti e non sui pregiudizi. Sembra impossibile, ma con buona pace succede.
LA PARABOLA DISCENDENTE DEL PREMIER. Succede che dopo aver accompagnato e visto con simpatia la rutilante e fulminea ascesa al potere dell’attuale premier, ora le sue azioni non ci convincano più. Anzi, come è successo per la nomina del cda Rai, ci indispettiscano non poco.
Del primo Renzi ci piaceva l’energia vitale, la voglia di rompere schemi e tabù, di disintermediare una società ingessata da troppi lacci e lacciuoli.
Ci piaceva anche una certa irriverenza verso i cosiddetti poteri costituiti, le parti sociali, gli apparati (compreso quello potentemente autoreferenziale del suo partito). Ci piaceva lo sguardo sul futuro che finalmente prometteva dinamismo, ricambio generazionale e meritocrazia.
Il risultato plebiscitario alle elezioni europee premiava proprio questo, era una fortissima apertura di credito da parte di un Paese da troppo tempo bloccato, bisognoso come il pane di riforme che migliorassero la qualità della sua vita e del suo tessuto democratico. Che riportassero un minimo di equità smontando privilegi e rendite di posizione, che sbloccassero finalmente l’ascensore sociale dando anche agli sconosciuti ma meritevoli la possibilità di salirvi.
TROPPI COMPROMESSI AL RIBASSO. Se questo era l’obiettivo, avremmo perdonato a Renzi anche una certa disinvoltura nella gestione del potere, l’aver premiato in molte circostanze sodali e amici non in ossequio alla competenza ma alla fedeltà.
Ma, col passare dei mesi, questo obiettivo si è allontanato fin quasi a sparire. E Renzi, da centravanti di sfondamento, si è ridotto oggi a mero difensore del suo orto, piccolo equilibrista che bada a tenere in vita la fragile maggioranza che lo sostiene, cedendo a continui ed esiziali compromessi al ribasso.
Ad un certo punto lo stesso premier se n’era accorto, e aveva cercato di porvi rimedio ricorrendo alla metafora di un Renzi due che doveva rapidamente ritrovare la spinta e il coraggio che lo avevano accompagnato nella primigenia versione.
Poi è successo che la sua narrazione del mondo si è inceppata, che al primo iato tra racconto e realtà il brillante giovane ha cominciato a balbettare, a contraddirsi ed esitare. E invece che correre ai ripari ha nervosamente risposto alzando di continuo la posta, promettendo cose che voi umani non avete mai visto, fino a un eclatante quanto irrealizzabile taglio delle tasse che ha finito, tra la gioia degli scettici della prima ora, per far combaciare la sua immagine con quella di Berlusconi. Il meno tasse per tutti, il via alle imposte sulla casa, sono la rodomontata di chi si sente franare il terreno sotto i piedi, e cerca di recuperare consenso con dichiarazioni che sono solo iperboli.
L'ULTIMA CADUTA SUL CDA RAI. Ingenuamente, per lui che si picca di essere un grande comunicatore, invece di porre rimedio ai suoi errori ha cominciato a difenderli a oltranza.
L’episodio Rai è esemplare, tanto che peggio della scelta di questo cda bislacco e asservito alle più bieche logiche di spartizione è stata la strenua difesa che ne ha fatto.
Strenua, ma soprattutto arrogante e infastidita, da parte di un Renzi che mostra di essere al culmine dell’insofferenza verso chi lo critica, verso i giornali che non ne incensano le mirabolanti gesta e coloro che a suoi occhi sguazzano nella cultura del piagnisteo.
Un atteggiamento che, se persiste, gli sarà fatale.
Il Renzi due non è tornato al Renzi uno, si è incarnato in una gestione del potere democristiana e furbesca, priva di qualsiasi spinta ideale e per di più in evidente crisi affabulatoria per cui, volendo dirla con un termine che gli piace, il suo storytelling non incanta più.
Ma se vai a visitare la Silicon Valley, fai l’elogio di Twitter e Google, difendi Uber, la modernità e l’innovazione, fai un monumento alla digitalizzazione del mondo, e poi nomini alla guida della più importante azienda culturale del Paese un cda Rai di pensionati, magari ti potrebbe sfiorare il dubbio che il problema sta nella tua testa, non certo in quella di chi ti critica.

Correlati

Potresti esserti perso