Augusto Minzolini 150807134032
INTERVISTA 7 Agosto Ago 2015 1239 07 agosto 2015

Minzolini: «Forza Italia? Un partito da psicologo»

L'ex direttore Tg1 contro il partito per la nomina di Maggioni: «Per loro l'inciucio è categoria dello spirito». Renzi? «Un ipocrita, doveva privatizzare». E su Silvio... 

  • ...

Tradito all'ultimo da Silvio Berlusconi e dai vertici di Forza Italia.
Augusto Minzolini si è ritrovato solo al voto sul presidente del Cda Rai, nonostante l'ex Cavaliere in persona, la mattina decisiva, lo avesse rassicurato sulla linea di opposizione al nome renziano.
Alla fine ha vinto ancora una volta il patto del Nazareno. «Renzi ha fatto peggio di Berlusconi», dice a Lettera43.it il senatore forzista, ex re dei retroscena, direttore criticatissimo del Tg1 in quota centrodestra.
«L'inciucio proficuo ha un angolo di 180 gradi, quelli di Forza Italia con Renzi hanno angoli di 90 gradi», ripete citando i tweet che ha letteralmente vomitato nelle ultime ore. E poco importa se la neo presidente della tivù pubblica, Monica Maggioni, all'epoca della sua direzione lo avesse difeso quando in un servizio del Tg1 la prescrizione dell'avvocato David Mills era diventata un'assoluzione: «A me di quel documento non mi è mai fregato niente», commenta secco.
Minzolini conferma l'esistenza di due piani all'interno del suo partito: «Uno che si interessa della logiche Rai e della tivù pubblica e uno che si interessa di altro». Il senatore è impietoso: «Per capire Forza Italia oggi ci vuole uno psicologo». Ma non ha nessuna intenzione di dimettersi. «Io continuo a combattere», dice ridendo.

L'ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, oggi senatore di Forza Italia. (Imagoeconomica)

DOMANDA. Minzolini non le è proprio piaciuto il Cda Rai?
RISPOSTA. Beh, dal dibattito non mi pare sia stato apprezzato particolarmente.
D. In Forza Italia però...
R. Io non critico il fatto di non aver cambiato la legge Gasparri, se no avremmo dovuto aspettare ottobre per nominare i nuovi vertici, ma il metodo. Il presidente è di una certa area. Era successo con Petruccioli, Garimberti, con l'Annunziata, ma se in parlamento c'è una maggioranza moderata era meglio un altro nome, io proponevo Ostellino.
D. Dice che la Maggioni viene dal centrosinistra, eppure la difese quando, da direttore del Tg1, venne criticato per aver parlato di assoluzione sul caso Mills.
R. A me di quel documento non è mai fregato nulla. Lì c'era una parte della redazione che criticava il lavoro di un'altra parte della redazione. Rituali che non mi appartengono. Io facevo il direttore, punto.
D. Ok, però a Gasparri pare non siano dispiaciuti i nomi di questo cda.
R. Gasparri è Gasparri, io sono io.
D. Cosa c'è che non va per lei?
R. Lo slogan fuori i partiti dalla Rai è stata una lezione di demogagia ipocrita. Si doveva privatizzare un canale, ridurli a due.
D. All'inzio lo diceva anche Renzi.
R. Affari suoi. Io lo dico all'inizio e anche alla fine. Se le cose dovevano andare così, allora preferivo che il direttore generale fosse di nomina parlamentare. E invece Renzi ha fatto peggio di Berlusconi. Veniva tanto accusato di controllare la Rai e Mediaset, quando le reti Mediaset erano sue. Mentre Renzi prende la tivù pubblica, pagata coi soldi pubblici.
D. Beh, è facile replicare se lo dice lei, messo a dirigere il Tg1 dal centrodestra e oggi parlamentare per Forza Italia.
R. Ho preso il posto perché me l'hanno offerto. La vera storia non viene mai raccontata per intero. Quando ero al Tg1 fui il primo a parlare della trattativa Stato mafia, ma siccome allora la figura centrale era Oscar Luigi Scalfaro... Il Fatto Quotidiano aspetterà che Scalfaro passi a miglior vita per parlarne. E poi il voto decisivo che mi fece lasciare la Rai fu di un consigliere di Forza Italia che aveva lavorato per 20 anni in Mediaset.
D. Intanto oggi, lei, come Brunetta, continua a criticare il Patto del Nazareno, poi i vertici di Forza Italia fanno tutt'altro. Perché?
R.
Lo chieda ai vertici di Forza Italia. Io ho votato e parlo a titolo personale.
D. Le posizioni del gruppo in parlamento contano molto meno di chi è fuori?
R. Mi ripeto: l'inciucio in Forza Italia è una categoria dello spirito. E per capire cosa succede nel partito più che un politologo ci vuole uno psicologo.
D. Ma ha sentito Berlusconi?
R. Sì che l'ho sentito, nella ricostruzione del Corriere c'è un po' di fantasia, ma alle 12.30 (nel giorno del voto in commissione di vigilanza, ndr) le cose dovevano andare in un modo. Poi invece sono cambiate. Ma io sono rimasto della mia idea. C'è chi segue le logiche Rai e si interessa della tivù pubblica e c'è chi si interessa di altro.
D. E non si è arrabbiato, non ha richiamato Berlusconi?
R. Ma a me che me frega (dice in accento romanaccio, ndr).
D. E nonostante tutto non si dimette?
R. E perché? Si continua a combattere. Io vado avanti. Sull'Italicum sono stato l'unico a dire di no e per primo. Poi Berlusconi ha dichiarato che era illiberale. E oggi lo dice anche il capogruppo di Forza Italia in Senato. Diceva Charles De Gaulle: l'intendenza seguirà. In Forza Italia è il contrario: l'intendenza va avanti e i generali prima o poi seguiranno (ride, ndr).

Correlati

Potresti esserti perso