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POLITICA 7 Agosto Ago 2015 1606 07 agosto 2015

Riforme, mezzo milione di emendamenti

Sono 513.450 le proposte di modifica per il Senato elettivo. Governo alle strette.

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Matteo Renzi.

Oltre mezzo milione di emendamenti: è questa la sfida politica delle opposizioni e della minoranza Pd al governo Renzi. Da destra a sinistra, è arrivata una pioggia di proposte di modifica al ddl Boschi sulle riforme. Sono stati infatti presentati ben 513.450 emendamenti al disegno di legge all'esame della Commissione Affari Costituzionali.
INCOGNITA NUMERI. L'obiettivo degli schieramenti, dalla minoranza dem a Forza Italia, Lega Nord, M5s e Sel è soprattutto quello di arrivare al Senato elettivo. Ma anche di dare un forte segnale al governo su cui pesa ora l'incognita dei numeri in Aula: conti alla mano, sarebbero almeno 176 i senatori che hanno sottoscritto emendamenti su questo punto alla riforma costituzionale, 15 sopra la maggioranza assoluta. Ma il premier Matteo Renzi ha affermato che «la maggioranza non è mai mancata e mai mancherà».
In particolare la minoranza del Pd, che ha presentato 17 emendamenti, chiede la modifica dell'articolo 2 sulla composizione ed elezione del Senato, la modifica delle funzioni del futuro Palazzo Madama e modifiche sull'elezione del presidente della Repubblica.
Più di mille, invece, gli emendamenti presentati da Fi. Il record va alla Lega con oltre 510 mila, mentre il M5s ne ha presentati 194.
MINORANZA DEM ALL'ATTACCO. «Il Senato della Repubblica è eletto dai cittadini su base regionale, garantendo la parità di genere, in concomitanza con la elezione dei Consigli regionali» si legge nel testo di una delle tre proposte di modifica della minoranza dem.
«Il fatto nuovo è una legge elettorale in cui si arriva, purtroppo, ad un Camera dominata da un solo partito e fatta prevalentemente di nominati. Con quella legge elettorale, c'è bisogno di un Senato in cui si restituisca la parola ai cittadini per scegliere i senatori» ha affermato uno dei leader della minoranza dem, Roberto Speranza.
Un altro esponente della minoranza, il senatore Vannino Chiti, ha sottolineato che «ci sarebbero le condizioni per un'intesa ampia» e trasversale sul Senato eletto direttamente dai cittadini.
SERRACCHIANI APRE AL DIALOGO. Il vicesegretario Pd, Debora Serracchiani, ha voluto precisare che «non è un patto del Nazareno ma un impegno a coinvolgere tutte le forze in parlamento». Anche Lorenzo Guerini ha aperto al confronto tra il Pd e le altre forze politiche, che sembra necessario in vista della discussione al Senato da settembre. I numeri per l'approvazione della riforma costituzionale con l'impianto originario, infatti, cominciano a non essere più certi per il governo.

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