Renzi Migranti 150626114220
FRIZIONI 7 Agosto Ago 2015 0700 07 agosto 2015

Sud Italia, si accende lo scontro tra Padoan e Renzi

Padoan-Renzi, cresce la tensione.  Il ministro vuole più soldi per il Mezzogiorno. E può togliere la gestione fondi a Matteo. Che ha altri piani: un ministero ad hoc.

  • ...

Il premier Matteo Renzi.

Uno ripete appena può che al «Sud non servono politiche speciali».
L’altro che i maggiori limiti del Mezzogiorno sono il piangersi addosso.
Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi sono divisi sulle politiche per rilanciare l’area più povera del Paese. A maggior ragione dopo l’allarme dello Svimez, che ha dimostrato quanto questa parte d’Europa cresca meno della stessa Grecia, da quando sono stati tagliati gli investimenti.
UNA QUESTIONE POLITICA. Il 7 agosto in direzione Pd il premier ha preso tempo: «Intorno al 15-16 settembre, alla ripresa dell'azione parlamentare ma prima della stabilità, il Pd vorrei che uscisse con un vero e proprio 'masterplan' per il Sud, con una serie di proposte concrete. Oggi non concluderemo con un documento finale e risolutivo».
La questione non è soltanto economica, ma anche politica.
Al Sud il centrodestra (elettoralmente parlando) regge ancora. Soprattutto, al Sud ci sono tutti quei governatori (Michele Emiliano, Vincenzo De Luca, Rosario Crocetta) che sfruttano le loro poltrone per creare un’alternativa al Nazareno di Renzi, rilanciano le ambizioni del partito della spesa e, soprattutto, tengono in piedi un sistema di potere trasversale che imbarazza il rottamatore.
SBLOCCARE I 100 MILIARDI DI FONDI EUROPEI. Innanzittutto Renzi avrebbe dato mandato a Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, di lanciare un piano di investimenti per i prossimi 15 anni da 80-100 miliardi di euro.
Un piano che riparte dalla bonifica della palude dei fondi europei. Il dossier visionato dal premier racconta di un bacino consistente da drenare nelle Regioni del Sud: 9-10 miliardi di vecchi fondi europei da rendicontare entro il 31 dicembre, altrimenti persi, 50 miliardi di nuovi fondi Ue della programmazione 2014-2020 e altri 54 miliardi del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) da utilizzare sempre entro il 2020, di cui 43 destinati al Meridione (l'80%).
IPOTESI BONUS FISCALE. Il pacchetto Sud includerebbe poi un intervento di natura fiscale. Il premier avrebbe già parlato con Padoan della possibilità che gran parte della riduzione delle tasse promessa recentemente sia da destinare al Sud d'Italia. Qualcosa potrebbe già manifestarsi in autunno.
Da Palazzo Chigi rimbalza la notizia che si starebbe studiando anche un bonus fiscale per le aziende e i cittadini che risiedono nelle regioni più povere, per fare in modo che diventi meno gravosa la pressione fiscale.
Enrico Morando, fidatissimo viceministro all’Economia del premier, ha anticipato al Messaggero: «Bisogna concentrare la decontribuzione sulle regioni meridionali per il trienno 2016-18 per favorire l'occupazione e intervenire sul nuovo modello contrattuale per ripristinare la detassazione al 10% per la contrattazione decentrata».

Vantaggi per l'economia se la contrattazione si sposta verso il basso

Pier Carlo Padoan.

Nessuno lo dice, ma l’idea è recuperare il meglio della logica di accordi territoriali, come quelli che hanno fatto ripartire la Fiat a Pomigliano.
«Il Sud», nota infatti Morando, «è penalizzato più del Nord dalla prevalenza del livello nazionale: se la contrattazione si sposta verso il basso, azienda, filiera, distretto, l'economia meridionale se ne potrà avvantaggiare e allora bisognerà forse pensare a ripristinare la detassazione al 10% sulle voci legate alla produttività che era in vigore fino al 2014».
RENZI VUOLE IL MINISTERO DEL SUD. In cambio si chiede di stringere «un patto tra il governo e le regioni del Sud, che sono tutte governate dal centrosinistra», afferma l'esponente dell'esecutivo Renzi.
Perché il premier deve trovare il modo di arginare il potere d’interdizione dei Crocetta e degli Emiliano. Infatti starebbe pensando anche anche all'istituzione di un ministero del Sud, un organo di governo che gestisca più da vicino la situazione drammatica del Meridione.
Nel frattempo circolano i primi nomi: pare si contendano la poltrona il centrista Gaetano Quagliarello, Davide Faraone del Pd e Fausto Raciti, segretario regionale del Pd siciliano.
C'È DA SUPERARE L'OSTACOLO PADOAN. Soprattutto il nuovo ministero avrà piena libertà di movimento sui fondi europei, visto che al Sud chi gestisce i soldi della coesione detiene il potere.
Tutti questi piani sembra non piacciano a Pier Carlo Padoan. Il quale, da economista, non ha mai nascosto di ritenere dannose le politiche preferenziali per l’area.
Davanti alla commissione Bilancio della Camera ha ricordato che «c’è già qualcosa nel Def e in generale posso dire che non vedo nulla di contrario nel cercare di capire in modo differenziato l'effetto sul Mezzogiorno delle misure adottate».
Quindi ha promesso che «bisogna dare più indicazioni nel Def sulle misure che saranno poi introdotte nella Stabilità. Si tratta di capire fino a che punto ci possiamo spingere nel dettaglio nel Def».
IL MINISTRO SPINGE PER GLI INVESTIMENTI. In queste frasi sibilline gli esperti della materia leggono una strategia precisa. Da un lato il ministero studia misure che garantiscano al Sud maggiore flessibilità: vuoi liberando risorse attraverso il patto di stabilità locale, vuoi rilanciando provvedimenti dei governi precedenti per finanziare l’innovazione nei distretti più poveri o la contrattazione di secondo livello.
Ma soprattutto Padoan lavora per aumentare gli investimenti nel Mezzogiorno. È questa, secondo lui, la chiave di volta.
Per farlo vorrebbe mettere assieme in un unico fondo i finanziamenti ordinari (in calo negli ultimi anni) e quelli di natura europea. Ma questo vorrebbe dire scippare la coesione a Palazzo Chigi, che Renzi vuole portare in dote al nuovo ministero per il Sud.

Correlati

Potresti esserti perso