Renzi Migranti 150626114220
FACT CHECKING 10 Agosto Ago 2015 0700 10 agosto 2015

Renzi, problemi coi conti: le promesse incompiute

Banda larga. Assunzioni dei prof. Edilizia popolare. Matteo fa grandi progetti.
Ma numeri alla mano mancano sempre fondi. E la spending resta nel cassetto.

  • ...

Il premier Matteo Renzi.

Dovevano essere 4,9 miliardi i fondi per la banda larga in prima battuta.
Invece ne sono stati sbloccati dal Cipe soltanto 2,2 miliardi, lasciando il resto da trovare con successivi provvedimenti normativi.
Questo è soltanto l’ultimo caso nel quale Matteo Renzi promette mirabolanti interventi di carattere economico e poi - complici la crisi, la prudenza della Ragioneria generale dello Stato e le scarse disponibilità - finisce per mostrarsi meno generoso del dovuto.
I DEBITI VERSO LE IMPRESE SI RIGENERANO. L’esempio lampante riguarda i cosiddetti debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Lo scorso 31 dicembre, ha sentenziato la Banca d’Italia, ammontavano a 70 miliardi. Il governo Renzi, che ha promesso in Europa di azzerare questa voce in un triennio, dice di avere già pagato 35 miliardi di euro di arretrati.
E lo dimostra anche la crescita delle emissioni degli ultimi anni. In realtà l’effetto è stato diverso, perché l’esecutivo non è riuscito a intervenire sui tempi di pagamento e queste passività si sono rigenerate, seguendo il corso degli interessi.
JOBS ACT, NESSUNA CERTEZZA SUGLI INCENTIVI. Luci e ombre anche sul Jobs Act. Al di là degli effetti sul numero dei disoccupati, il nuovo pacchetto lavoro sconta due gap non da poco, che spingono le aziende (per ora) soltanto a usare le nuove leggi per stabilizzare i lavoratori e non crearne ex novo.
Manca almeno 1 miliardo per ampliare la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali. Nel contempo, non ci sono ancora certezze sulla conferma degli incentivi alle assunzioni: valgono 10 miliardi e sono stati finanziati per lo più rimodulando gli aiuti alle imprese.

Dalle assunzioni nella scuola all'edilizia popolare: le promesse incompiute

Professori durante una manifestazione contro il ddl Scuola

Molto complesso il versante delle opere pubbliche, sul quale il governo si è mostrato alquanto schizofrenico. Renzi, si sa, vuole passare alla storia come un novello Fanfani e tagliare il nastro della nuova Salerno-Reggio Calabria. Ma nel contempo tutti i documenti dicono che bisogna uscire dalla logica delle grandi opere, irrealizzabili alle prove di fatti.
In questo caos non deve sorprendere che a inizio dell’anno il premier abbia annunciato un piano per le infrastrutture da 20 miliardi e che intanto parte dei 4,9 miliardi inseriti nello Sblocca Italia lo scorso per questo capitolo anno non siano ancora spendibili.
'SOLO' 1,2 MLD PER IL TERRITORIO. Soltanto per la cronaca, i professori da assumere con la Buona scuola erano prima 150 mila, poi sono scesi a 100 mila.
Nel 2014 era stato dato come imminente un fondo di 1,5 miliardi per la tutela del territorio, ma i soldi sono stati liberati soltanto quest’anno e sono calati a 1,2 miliardi.
C’è totale incertezza sugli 1,71 miliardi previsti per il piano di edilizia popolare.
Si dirà che è difficile mantenere in toto le promesse quando non ci sono soldi. Ma proprio per questo risulta imbarazzante l’atteggiamento tenuto dalla maggioranza sulla spending review.
LA SPENDING REVIEW RINNEGATA. Nonostante il lavoro dell’alto funzionario del Fondo, Carlo Cottarelli, il governo non ha mantenuto il proposito di tagliare soltanto nel primo anno di vita 16 miliardi di spesa.
In compenso ha ridotto i trasferimenti verso gli enti locali di 7 miliardi.
Ma di strutturale c’è poco se, come ha sentenziato la Corte dei Conti, delle 7.684 partecipate locali esistenti alla fine del 2013 soltanto un migliaio è in via di liquidazione.
NIENTE SALARIO MINIMO. Ma sul versante delle promesse, Renzi, l’apoteosi l’ha raggiunta dopo che la Corte Costituzione ha messo fuori legge i blocchi all’indicizzazione delle pensioni, voluti da Monti.
Il premier andò in televisione e face sapere: «Non sarà un rimborso totale. Ma ci sono 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà. Quattro milioni di italiani avranno il primo agosto in tasca 500 euro a testa».
Come dire: per colpa dei pensionati più indigenti, circa 5 milioni di poveri tout court non avrebbero avuto il salario minimo, che tanto piace anche al presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Correlati

Potresti esserti perso