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MAMBO 10 Agosto Ago 2015 0938 10 agosto 2015

Sinistra Pd e Renzi, due disastri in un solo partito

La prima è rancorosa e senza futuro, il secondo si è circondato di mezze calzette.

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Gianni Cuperlo e Matteo Renzi.

Ci sono cose più importanti del Pd In Italia e, figuriamoci, nel mondo. Tuttavia quel che accade nel partito maggiore del nostro Paese - “maggiore” finora - non può essere trattato con sufficienza neppure di fronte alla noia del suo dibattito interno.
Il Pd è un'invenzione di due laboratori: uno faceva capo a Beniamino Andreatta e si è trasferito nella fornace politico-intellettuale di Romano Prodi e di Arturo Parisi.
L’altro, in quasi totale solitudine, aveva trovano, pescando nelle file degli ex comunisti, in Walter Veltroni l’interprete più autentico, cioè colui che aveva tratto le conseguenze più serie della svolta della Bolognina.
UN PARTITO NATO MALE. Gli altri filoni, poi rivelatisi dominati, cioè quello democristiano che faceva capo a Franco Marini, vivevano questa scelta come una dura necessità, esattamente come Fassino e D’Alema, che avrebbero preferito una svolta di tipo socialista, assai più il primo del secondo.
Comunque il partito è stato fatto e indubbiamente è stato fatto molto male.
Renzi, qualche anno dopo, trionfa sulla base di due “ideuzze”: la prima prevede la messa in pensione di tutta la classe dirigente precedente, ma soprattutto quella ex comunista, l’altra prevede una lettura plebiscitaria del Pd prodian-veltroniano.
Ha ragione Sergio Staino quando scrive a Cuperlo che Renzi è frutto degli errori della cosiddetta sinistra.
RENZI LEADER PER I TANTI ERRORI DELLA SINISTRA. Gli errori sono stati, li elenco sommariamente, questi: una culura ondivaga fondata sull’ansia di legittimazione.
La “terza via” nella versione italiana è stata la più grande iniezione di liberismo nella sinistra. Fassina e Orfini sono frutto di quella stagione.
Inoltre l’altro errore è stato quello di considerare il popolo della sinistra come una massa immobile. Ricordo una intervista del mio amico Sansonetti che, parlando del giornale che qualche anno dopo avremmo diretto insieme, considerava già messo in banca lo zoccolo duro e pensava a quelli nuovi da conquistare. Lo zoccolo duro è una immagine statica perché il mondo profondo del Pd , cioè gli ex comunisti, ragionano, hanno passioni, aspirazioni, rancori. Altro che zoccolo, altro che duro! D’Alema ha pensato di esserne il capo a vita. Non è stato così. Non poteva essere così.
Renzi molti lo hanno vissuto come una occasione, molti come una liberazione. L'attuale premier ha parlato un linguaggio prorompente, è sembrato avere la forza e la passione del radicale cambiamento, poi, come fosse nato ad Avellino, è stato travolto dal familismo amorale, che resta familismo e resta amorale anche sulle rive dell’Arno.
DEM A UN PASSO DALLA SCISSIONE. Questo Renzi la sua sinistra interna lo ha combattuto in modo dissennato, con alterigia, rancore, disprezzo. Oggi siamo a un passo dalla inevitabile, e auspicabile, rottura. Sergio Staino ha rivolto un estremo appello a Cuperlo, persona mite, colta e ragionevole, ma Bobo perde tempo. Non ci sono più margini.
La sinistra fallirà questo altro appuntamento per guasconeria e rissosità. E mancanza di idee-forza. Col fallimento della sinistra, fallirà anche Renzi che, scioccamente, ha pensato di essere diventato un fenomeno italiano.
Poi ha scelto di fare il capo-clan, scegliendo fra le mezze calzette. A ciascuno il suo.

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