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SCONTRO 12 Agosto Ago 2015 1956 12 agosto 2015

Blair chiede di non votare Corbyn: «Un pericolo mortale»

Labour verso un leader di sinistra radicale. L'ex premier: «È l'abisso».

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«Il partito laburista è in pericolo mortale oggi più che in qualsiasi altro momento degli oltre 100 anni della sua esistenza». Inizia così la lettera di Tony Blair pubblicata l'11 agosto dal quotidiano Guardian contro la possibile elezione di Jeremy Corbyn a segretario del 'suo' Labour. Corbyn è un esponente dell'ala più radicale del centrosinistra britannico. Pacifista, ambientalista, pro palestinese, anti austerity, anti Thatcher e ovviamente anti Blair.
CORBYN PRIMO PER GRADIMENTO. A 66 anni si è candidato alla leadership pensando a una campagna di testimonianza come lui stesso ha spiegato, ma ora si ritrova in netto vantaggio su tutti i competitor - Andy Burnham, Yvette Cooper e Liz Kendall.
Di lui il Guardian ha scritto: «Non c'è campagna internazionale - dalla guerra in Iraq, alla protesta contro le armi nucleari (...) - a cui non ha aderito». Intellettuale, riflessivo, si è sposato tre volte (e non ama parlarne), ma ha ammesso che uno dei motivi dietro a uno dei divorzi era che la moglie aveva iscritto il figlio a una scuola privata.
LO SMANTELLAMENTO DEL NEW LABOUR. Michael Meacher, ex ministro del lavoro e sostenitore di Corbyn, ha detto che l'entusiasmo per quello che viene già definito il Podemos britannico significa lo «smantellamento dell'era New Labour». «È il più grande capovolgimento non rivoluzionario dell'ordine sociale nella moderna politica britannica. Il colpo di stato Blair di metà degli anni 1990 ha dirottato il partito verso l'ideologia Tory di 'lasciare tutto al mercato e che lo stato si tolga di mezzo».
E in questo clima è arrivato il durissimo appello dell'ex premier, che del New Labour è stato creatore e incarnazione: «Con Corbyn leader», ha scritto Blair nella sua lettera «non sarà una sconfitta come il 1983 o il 2015 alle prossime elezioni. Vorrà dire la disfatta, l'annientamento. Questo non è il 1980». E ancora: il Labour è «in pericolo di vita».



L'appello di Blair pubblicato dal Guardian.  

«Votare Corbyn? È rinunciare al governo: un pericolo mortale»

Il titolo della lettera pubblicata dal Guardian già dice tutto: «Anche se mi odiate, non portate il Labour oltre il bordo della scogliera». L'uomo che ha trasformato la sinistra britannica parla a coloro che lo vedono come la causa del declino del loro partito, in crisi di identità da quando è stato lasciato da un premier che ne ha modificato la natura profonda, ne è diventato l'immagine, ne ha decretato vittorie e fallimenti come la terribile avventura della guerra in Iraq.
«STARE AL POTERE FA LA DIFFERENZA». Ma oggi Blair rivendica il suo operato e soprattutto la vocazione di governo del centrosinistra inglese: «Il Labour al governo ha cambiato questo Paese», scrive l'ex golden boy d'Inghilterra, «Non intendo solo il salario minimo, le unioni civili, massicci investimenti nei servizi pubblici che hanno sollevato dalla povertà milioni di cittadini o la pace in Irlanda del Nord. Voglio dire, abbiamo cambiato zeitgeist della nazione».
Blair risponde implicitamente alle critiche nei suoi confronti - brucianti nell'ala sinistra del Labour: «E, sì, i governi fanno cose che la gente non apprezza, e col tempo perdono potere. Questa è la natura della democrazia. Ma in mille modi, piccoli o grandi, che chiunque nel governo può descrivere, stando al potere si può fare la differenza per coloro che rappresentiamo».
CORBYN? COME UN MOVIMENTO DI PROTESTA. Quello che conta per l'uomo della Terza via si riassume in poche parole: «I governi possono cambiare un paese». Mentre «i movimenti di protesta semplicemente si agitano contro chi governa». E quello che sta per prendere la guida del Labour sarebbe secondo l'ex premier molto simile a un movimento di protesta: «Alcuni realmente disprezzano il governo». E per questo l'ex leader, oggi pensionato e consulente d'oro stando alle parcelle pagate per i suoi discorsi, ha deciso di entrare a gamba tesa nella campagna del partito di cui è stato dominus per quindici anni. Con un appello quasi disperato.
«NON IMPORTA SE MI ODIATE». «Non importa se siete di sinistra, a destra o al centro del partito, se mi avete sostenuto o se mi odiate. Ma vi prego di capire il pericolo in cui ci troviamo. Il partito sta camminando occhi chiusi, braccia distese, sopra il bordo di un burrone che sotto ha rocce frastagliate. Questo non è il momento per dire di non disturbare la serenità della passeggiata perché provoca 'disunione'. È un momento per un tackle di rugby, se fosse possibile». E il tackle di Blair è arrivato. Ora bisognerà capire se i militanti britannici preferiranno proseguire la passeggiata e lasciarsi l'ex primo ministro alle spalle.

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