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OSTACOLI 13 Agosto Ago 2015 1830 13 agosto 2015

Grecia, Schaeuble torna a ostacolare l'accordo

Sì di Atene al piano di aiuti. Ma il ministro tedesco frena: vuole gli asset greci sotto controllo Ue. E restano i dubbi sul debito. Rispunta l'ipotesi prestito ponte.

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Alexis Tsipras in parlamento, il 22 luglio.

Il documento è partito da Berlino, dagli uffici di Wolfgang Schaeuble, ed è arrivato sui tavoli di tutti i ministri europei chiamati a partecipare all'Eurogruppo di venerdì per dare il via libera al terzo salvataggio della Grecia e al piano di riforme triennale su cui i rappresentanti della Troika e il governo ellenico hanno trovato un'intesa preliminare e il parlamento di Atene si è già pronunciato.
Berlino ha voluto condividere i dubbi sul nuovo memorandum che prevede rialzi delle tasse, tagli al welfare, privatizzazioni e un gran numero di riforme, ma che secondo il ministero delle Finanze tedesco non offre abbastanza certezze.
L'INTERVENTISMO DI SCHAEUBLE. La notizia del rinnovato interventismo di Schaeuble è stata data dal Financial times, il 13 agosto, dopo che la Reuters aveva parlato di divisioni sul dossier greco tra il ministro delle Finanze di Berlino e il suo collega all'Economia Sigmar Gabriel.
Secondo il quotidiano della City Scheauble avrebbe avanzato dubbi sulla reale capacità di realizzare il programma da parte dell'esecutivo di Tsipras. Avrebbe dichiarato insufficienti gli impegni di Atene nella creazione di un fondo privato proprietario degli asset dello Stato. E messo in discussione la sostenibilità del debito greco.
Un'iniziativa che lo stesso Ft, solitamente poco generoso con i greci, ha definito «sabbia negli ingranaggi» dei negoziati.

Le obiezioni di Berlino sul Fondo degli asset ellenici

Angela Merkel Wolfgang Schaeuble.

Le 29 pagine del nuovo memorandum (qui il testo completo in inglese) contengono liberalizzazioni e un'imponente stretta fiscale: ci sono nuove tasse sul gasolio da ottobre 2015, un aumento delle imposte per i liberi professionisti dal 2016, un prelievo maggiore sul reddito degli agricoltori dall'ottobre dello stesso anno, la fine delle agevolazioni per le isole scaglionata tra l'ottobre del 2015 e il 2017, una nuova tassa al 23% sulle scuole private e sul settore marittimo a partire dal 2016.
NUOVO PIANO CONTRO L'EVASIONE. Un piano contro l'evasione fiscale sarà inoltre messo a punto entro novembre, mentre dall'inizio del 2016 dovrebbe essere applicato un nuovo modello centralizzato per gli acquisti della pubblica amministrazione.
Inoltre è previsto un taglio della spesa per il welfare pari allo 0,5% del Pil ogni anno, circa 900 milioni di euro, il proseguimento del programma di privatizzazioni incluso negli accordi precedenti (il 13 agosto sono state annunciate le scadenze per la vendita dei due maggiori porti, Pireo e Salonicco, e della società ferroviaria Trainose). E un fitto calendario di riforme, dalla pubblica amministrazione alla giustizia, fino al riordino complessivo del sistema fiscale.
LE PRESSIONI SULLA GESTIONE DELLE PROPRIETÀ GRECHE. Ma Schaeuble contesta la tempistica delle misure. E in particolare l'impegno del governo greco a istituire il Fondo privato proprietario degli asset ellenici, quello che nella sua proposta iniziale doveva essere basato in Lussemburgo e dopo l'estenuante maratona di trattative del 13 luglio è stato spostato ad Atene.
Sul punto il memorandum pubblicato dal Ft recita: «Il Fondo sarà stabilito in Grecia e gestito dalle autorità greche sotto la supervisione delle istituzioni europee», «perseguirà i suoi obiettivi aderendo alle best practice internazionali in termini di governance (...) e trasparenza (...)». E «un'apposita task force indipendente per dare raccomandazioni sulla governance» sarà istituita «dall'ottobre del 2015».
Berlino, scrive il Ft, considera insufficienti queste righe, perché non darebbero garanzie sulla gestione del Fondo. Su quanto dunque sarebbe il potere di controllo delle istituzioni europee sugli asset greci, che nell'idea di Schaeuble sono la garanzia del debito ellenico.

Nel 2022 il debito ellenico supererà il 150% del Pil

I capi di Stato e di governo della zona euro hanno stabilito innanzitutto che la Grecia debba inoltrare una richiesta di assistenza finanziaria anche al Fondo monetario internazionale. Si tratta di una precondizione affinché l'Eurogruppo possa trovare un accordo su un nuovo programma del fondo salva-Stati a vantaggio di Atene. Le tre istituzioni (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) si preparano così a tornare ad Atene.

L'altra preoccupazione del ministro tedesco è ben più fondata: il debito greco, così com'è, è insostenibile.
Le stesse istituzioni europee l'hanno scritto in un documento di tre pagine (qui il testo completo in inglese) pubblicato questa volta dal Wall Street Journal.
L'Ue in quelle pagine rivede le stime al rialzo. E di fatto abbraccia le tesi del Fondo monetario.
Secondo le nuove proiezioni, se la Grecia riuscisse a portare a termine tutto il programma del memorandum, nel 2022 il suo debito sarebbe al 159,7% del Pil, se lo facesse solo in parte toccherebbe quota 173,7% e, solo e soltanto, se riuscisse a crescere più di quanto le condizioni attuali fanno prevedere e a privatizzare più beni potrebbe limitare il debito al 148,2% della ricchezza nazionale.
LA PROMESSA AL FONDO MONETARIO. Il problema è che nessuna di queste proiezioni risponde alla promessa fatta dai leader dell'Unione all'Fmi: cioè riportare il rapporto debito Pil di Atene entro il 110% per quella data.
L'organizzazione di Washington offre aiuti solo nei casi in cui sia assicurata la sostenibilità del debito. E da mesi ha messo in discussione la sua partecipazione a un terzo salvataggio.
Berlino teme che a queste condizioni l'Fmi, che deve sciogliere le riserve in autunno, si sfili. E lasci al Fondo salva Stati Ue e alla Bce l'intero carico degli aiuti. E l'allarme sulla posizione americana è condivisa da tutti gli altri protagonisti: lo stesso ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, critico nei confronti dell'accordo sottoscritto da Tsipras, ha dichiarato che senza l'organizzazione della Lagarde il piano è «impraticabile».

Torna l'idea di un prestito ponte, come prima del referendum

Il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos durante la discussione del 22 luglio.

Poco importa che il 13 agosto Atene abbia incassato il sì della Finlandia al terzo bailout: gli effetti della frenata tedesca si sono già fatti sentire.
Fonti Ue hanno fatto sapere che sul tavolo dell'Eurogruppo previsto per il 14 ci sono sia la possibilità di dare il via libera al salvataggio Esm, sia l'opzione di un nuovo prestito ponte.
Cioè di dare il via libera a una tranche di aiuti provvisoria, senza impegnarsi su un ordine temporale di tre anni.
Praticamente quello che era stato proposto a Tsipras prima che indicesse il referendum sull'intesa con l'Ue.
GLI SFORZI DI TSAKALOTOS MESSI IN DISCUSSIONE. Il premier e il ministro delle Finanze Euklid Tsakalotos nelle ultime settimane hanno stretto i tempi delle trattative con i funzionari delle istituzioni arrivando a un'intesa persino in anticipo rispetto alle scadenze previste.
Mettere in dubbio i loro sforzi sarebbe una pessimo risultato per l'Europa. E una sconfitta cocente per Atene.
Capace di metterebbe di nuovo in discussione la scelta europeista dell'esecutivo, proprio in un momento in cui il leader dell'ala radicale di Syriza, l'ex ministro dell'Energia Lafazanis, ha annunciato la nascita di un movimento nazionale anti-memorandum. Se Tsipras pensava che il suo maggiore problema adesso fossero solo i ribelli interni, la mossa di Berlino lo costringe, ancora una volta, a ricredersi.

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