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DIPLOMAZIA 14 Agosto Ago 2015 1650 14 agosto 2015

Cuba, riapre l'ambasciata Usa: 5 cose da sapere

Torna a sventolare la bandiera americana su L'Avana (foto). John Kerry esulta. Restano però bloqueo e distanze sui diritti. Che il Vaticano cerca di colmare.

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Era il 4 gennaio 1961 quando tre marine statunitensi ammainarono la bandiera a stelle e strisce a L'Avana dopo la rivoluzione castrista.
A 54 anni di distanza, gli stessi tre marine (oggi ultrasettantenni in congedo) hanno partecipato alla cerimonia in cui è stata issata nuovamente la bandiera americana a Cuba: un gesto dal forte valore simbolico, ma anche l'inizio ufficiale di una nuova era nei rapporti tra Washington e L'Avana (foto).
EMBARGO ANCORA IN VIGORE. John Kerry è diventato così il primo segretario di Stato Usa a visitare l'isola negli ultimi 70 anni, un giorno dopo l'89esimo compleanno di Fidel Castro, che non ha risparmiato critiche all'eterno nemico accusando gli Stati Uniti di aver sottratto «milioni di dollari» a Cuba nel corso dei decenni, soprattutto attraverso l'embargo.
LA MEDIAZIONE DEL VATICANO. Ed è proprio l'eliminazione di questo ostacolo il prossimo passo, il più difficile e più importante da compiere, ancora una volta con l'aiuto fondamentale del Vaticano. Ecco in sintesi il punto della situazione e cosa bisogna aspettarsi ora nei rapporti fra Cuba e Stati Uniti.

1. Dalle strette di mano all'apertura delle ambasciate: le tappe del disgelo

Un primo segnale di riavvicinamento era stata la storica stretta di mano tra il presidente americano Barak Obama e l'omologo cubano Raul Castro alla commemorazione di Nelson Mandela in Sudafrica nel dicembre 2013.
L'anno dopo i due leader hanno annunciato in contemporanea l'avvio di un nuovo capitolo nei rapporti e si sono poi incontrati di nuovo a Panama durante il Vertice delle Americhe nell'aprile 2015.
CUBA FUORI DALLA BLACK LIST USA. Dopo numerosi round di trattative, si è quindi passati a fatti concreti, come lo scambio di spie, l'abolizione di molte restrizioni per il commercio e i viaggi, la rimozione di Cuba dalla lista nera degli Stati considerati sponsor del terrorismo e l'apertura dell'ambasciata cubana a Washington il 20 luglio.

2. Divieti turistici, diritti umani, libertà: restano ancora tante distanze

Le relazioni tra i due Paesi, comunque, non sono ancora normalizzate.
Oltre all'embargo, restano in vigore i divieti di turismo reciproci, nonostante siano state allentate le regole imposte a Cuba per le visite familiari, per incontri diplomatici, affari e per attività legate all'istruzione.
Obama ha chiesto al Congresso di rimuovere tutti i vincoli, ma il processo è reso molto difficile dal fatto che l’organo legislativo americano è dominato dai repubblicani, contrari al disgelo con L’Avana. Inoltre restano importanti distanze su questioni come i diritti umani, elezioni democratiche e la libertà di informazione a Cuba.
SCONTRO ANCHE SU GUANTANAMO. Anche lo status della Baia di Guantanamo è motivo di scontro: la legittimità della presenza della base militare americana è contestata dal governo de L'Avana, che considera il territorio come cubano occupato da forze straniere.


L'annuncio del disgelo in diretta tivù di Raul Castro e Barack Obama.

3. L'embargo resta: serve l'ok del Congresso, ma è in mano al Gop

Della delegazione americana a Cuba fanno parte Tesoro e Commercio: un segnale della volontà di Obama di lavorare per togliere l'embargo imposto all'isola nel 1960.
Ma la strada è tutta in salita. L’embargo, infatti, negli Usa è legge federale e per abolirlo è necessario il via libera del Congresso a maggioranza repubblicana.
Il Grand Old Party, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2016, non ha intenzione di cedere su questo punto, nonostante un recente sondaggio del Pew Research Center dimostri che il 72% degli americani vuole la fine del bloqueo.
FIDEL ACCUSA GLI STATI UNITI. Sugli effetti dell'embargo pluridecennale è intervenuto anche l'ex presidente Fidel Castro: «Gli Usa ci devono molti milioni di dollari», ha scritto il Líder máximo in un articolo nel giorno del suo 89esimo compleanno.
Dal canto suo Obama ha già annunciato una serie di misure che dovrebbero essere positive per la vita dei cubani. Le infrastrutture di telecomunicazioni sull'isola saranno sviluppate per consentire un migliore accesso a internet, sarà autorizzata l’esportazione di materiali per l’edilizia privata e apparecchiature per i piccoli agricoltori, le rimesse ai familiari cubani dall’America passeranno da 500 dollari al trimestre a 2 mila dollari e sarà consentito l'uso di carte di credito americane a Cuba.

4. Dissidenti non invitati alla cerimonia: pioggia di critiche su Obama

All'alzabandiera non sono stati invitati i dissidenti cubani, che per anni sono stati l'unico canale di contatto fra gli Usa e Cuba. La decisione dell'amministrazione Obama nasce dalla volontà di non creare tensioni e incidenti, come un possibile boicottaggio da parte delle autorità cubane, in una giornata storica.
Alcuni dei dissidenti tra cui Yoani Sanchez, Manuel Cuesta Morua e Martha Beatriz Roque hanno incontrato dopo la cerimonia il segretario di Stato americano Kerry, il quale ha smentito che Washington abbia ora intenzione di sospendere la sua assistenza ai gruppi dell'opposizione cubana.
RUBIO E JEB BUSH CONTRO BARACK. Ma la scelta di Obama ha ricevuto anche numerose critiche, come quelle piovute dal candidato repubblicano e senatore di origine cubane Marco Rubio. Il mancato invito è «uno schiaffo» agli attivisti democratici cubani, ha affermato Rubio, figlio di immigrati cubani anticastristi. «I dissidenti sono rappresentati legittimi del popolo cubano e sono loro, non gli esponenti del regime di Castro, a meritare un trattamento da tappeto rosso dagli americani».
Per Jeb Bush, altro candidato repubblicano alla Casa Bianca, il viaggio di Kerry a Cuba è un «regalo di compleanno per Fidel e il simbolo del consenso dell'amministrazione Obama al suo spietato retaggio».

5. Il ruolo-chiave del Vaticano: Francesco a Cuba a settembre

La fondamentale mediazione del Vaticano nel percorso di disgelo è stata riconosciuta sia da Washington sia da L'Avana.
Dopo aver sottolineato come «i presidenti Obama e Castro» abbiano «smesso di essere prigionieri della storia», e dopo aver pronosticato «grandissimi benefici» una volta che «i nostri cittadini potranno scambiarsi visite, idee, imparare a conoscersi», Kerry ha ringraziato papa Francesco per l'importante contributo all'apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni.
E adesso una nuova missione è in programma per il pontefice argentino, atteso a Cuba dal 19 al 22 settembre e poi negli Stati Uniti fino al 28.
TERZO PAPA A VISITARE L'ISOLA. Dopo aver ospitato i colloqui iniziali tra le due parti e dopo la visita di Raul Castro in Vaticano, Francesco sarà così il terzo papa a visitare Cuba, dopo Giovanni Paolo II nel gennaio 1998 e Benedetto XVI nel marzo 2012.

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