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TIVU' 16 Agosto Ago 2015 1448 16 agosto 2015

Fronte anti Gomorra: serie nel mirino dei sindaci

Prima Afragola, poi Acerra: sempre più Comuni chiudono le porte alla fiction. «Troppi stereotipi, dobbiamo difenderci da chi rovina l'immagine della città».

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Stai senza pensier (che qui non si gira). La frase cult della fiction Gomorra non farà forse felici in questo caso attori e produzione, ma è la più adatta alla situazione.
Due sindaci del Napoletano si sono infatti rifiutati di firmare le autorizzazioni per le riprese del sequel della fortunata serie Sky. Il primo a far scattare il semaforo rosso è stata la fascia tricolore di Afragola Domenico Tuccillo, a cui si è accodato il collega di Acerra Raffaele Lettieri.
Improvvisa allergia al noir televisivo? Non proprio.
LOTTA AGLI STEREOTIPI. «Dico no alle riprese nel quartiere Salicelle perché si tratta di un quartiere difficile, attraversato da una profonda sofferenza sociale e vittima di uno stereotipo già diffuso e veicolato dai mass media», attacca Tuccillo.
Aggiunge Lettieri: «Agiremo in ogni sede opportuna per tutelare l'immagine della città e dei cittadini di Acerra descritta da alcuni che non conoscono la realtà della città in maniera totalmente difforme da come è, ma solo frutto di stereotipi».
RIPRESE NON AUTORIZZATE. Non bastano evidentemente gli sketch dei ragazzacci dei The Jackal e le battute che si rincorrono sulla Rete per demolire l'immagine dei boss del narcotraffico che si fanno la guerra per conquistare piazze di spaccio e soldati da mandare al macello.
La malavita fa ancora paura e pur se romanzata può rappresentare, come ammonì il figlio del pentito Roberto Perrone a Lettera43.it, un folle e criminogeno modello di riferimento.
«Al Comune non è mai pervenuta nessuna richiesta di autorizzazione o permesso, e qualora tali richieste dovessero essere mai avanzate, quest'amministrazione non autorizzerà alcuna ripresa, evitando così la spettacolarizzazione di questi stereotipi negativi già diffusi e malamente veicolati da qualcuno», spiega meglio Lettieri.

  • Stai senza pensier, il saluto refrain nella fiction Gomorra.

Il sindaco di Afragola: «Devo tutelare l'immagine della mia città»

Posizione ribadita da Tuccillo che, evidentemente, non ci sta a far picconare ancor di più una situazione sociale già compromessa per qualche punto di share.
«La spettacolarizzazione della fiction», ha spiegato Tuccillo, «accentuerebbe inevitabilmente questo stereotipo e vanificherebbe il lavoro di riscatto in cui sono impegnati tanti cittadini, associazioni e questa amministrazione. Tutto questo sarebbe profondamente ingiusto».
Per cui, «pur apprezzando la fiction, i contenuti e la narrazione che essa veicola», il primo cittadino dice no «a Gomorra ad Afragola e nel quartiere Salicelle. Per tutelare l'immagine e le persone della mia città e di quel quartiere».
CATTLEYA, MANAGER INDAGATI. In origine, tra i detrattori di Gomorra si era iscritto pure Angelo Pisani, il presidente della Municipalità Scampia (l'area maggiormente interessata alle riprese dove effettivamente una sanguinosa faida tra i Di Lauro e gli scissionisti nel 2004/2005 portò al massacro di settanta persone) salvo poi, a sorpresa, essere folgorato sulla via di Sky e rivalutare addirittura come «capolavoro» la prima serie.
Certamente si tratta della pellicola più sfortunata della major Cattleya, considerata la brutta storia in cui sono andati a infilarsi un manager e due collaboratori dell'azienda. Indagati dalla procura distrettuale antimafia di Napoli per aver pagato il pizzo a una famiglia mafiosa di Torre Annunziata per le riprese di casa Savastano e per aver rivelato a un boss del famigerato rione Penniniello, poi arrestato, l'esistenza di una inchiesta a suo carico.
OTTO ANNI AL BOSS GALLO. In particolare, il produttore Matteo De Laurentiis venne intercettato mentre svelava al padrino Raffaele Gallo il contenuto dell'interrogatorio a cui lo aveva sottoposto il pubblico ministero.
«Mi hanno tenuto tre ore e mezzo per cercare di farmi dire che erano soldi di proventi illeciti», sussurrava il manager nell'auto del camorrista, riferendosi alla convocazione in procura da parte del pm Antimafia Pierpaolo Filippelli. «Perché loro in quello configurerebbero un reato. E perciò, noi, questo reato lo dobbiamo completamente levare».
La casa di produzione, inizialmente, aveva provato a minimizzare l'accaduto, smentendo addirittura le prime indiscrezioni giornalistiche, ma si era poi dovuta arrendere all'evidenza della ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata sul pagamento delle mazzette e sul mini-appalto per la ristorazione della troupe, affidato a una paninoteca della sorella del capoclan.
Il boss Gallo è stato pure condannato a otto anni per estorsione, e con lui i genitori che tenevano i rapporti con la società romana. Più Gomorra di così.

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