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GEOPOLITICA 16 Agosto Ago 2015 1807 16 agosto 2015

Si allarga l'Unione Eurasiatica, ma il futuro è incerto

L'Uee ha 5 Stati membri. Ultimo il Kirghizistan. E il 14% della superficie globale: il potenziale è enorme. Ma pesa la crisi di Mosca. Cina e India? Ancora lontane.

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È un altro tassello nel mosaico post-sovietico che Vladimir Putin sta cercando di ricostruire: il Kirghizistan è diventato membro a pieno titolo dell’Unione Economica Euroasiatica (Uee), il progetto di integrazione economica che il presidente russo ha rilanciato con vigore da un quinquennio a questa parte.
L'ASSE KAZAKISTAN-RUSSIA. La minuscola e povera repubblica ex sovietica dell’Asia centrale si va quindi ad aggiungere all’altrettanto piccola e misera Armenia e alle sorelle maggiori e già più benestanti Bielorussia e Kazakistan.
Soprattutto quest’ultima, guidata da oltre 20 anni dall’ex segretario del vecchio partito comunista Nursultan Nazarbayev, forma con la Russia un solido asse.
Alla conta manca l’Ucraina, che il Cremlino voleva integrare nel processo e che invece ha preso un’altra strada. In bilico tra Accordo di associazione (Aa) con l’Unione Europea e ingresso nell’Uee, Kiev aveva scelto con Victor Yanukovich alla fine del 2013 la seconda ipotesi, poi ribaltata con la rivoluzione di Euromaidan e la firma dell’intesa con Bruxelles da parte del nuovo governo filoccidentale.
L'UCRAINA RESTA NEL LIMBO. Ora in realtà l’Ucraina rimane lontana dall’Europa e dall’Eurasia e né Unione Europea né Russia sembrano aver voglia di accollarsi i costi per agganciarla saldamente nelle rispettive architetture, abbandonandola di fatto in un limbo sull’orlo della catastrofe.
Dal punto di vista di Mosca un’Ucraina se non proprio solida, almeno non devastata dalla guerra, avrebbe potuto costituire un pilastro importante nel nuovo spazio economico, essendo con i suoi 45 milioni di abitanti la più popolosa delle ex repubbliche dell’Urss e un mercato da sempre connesso con quello russo.

L'Uee copre il 14% della superficie mondiale: gli Stati membri sono Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.

Lo scenario più ottimistico? Una collaborazione con Bruxelles e Pechino

Adesso Putin si deve accontentare di coagulare i resti dell’Impero: alle porte ha già bussato il Tagikistan, mentre gli altri due Stan della regione, Uzbekistan e Turkmenistan, stanno alla finestra per capire quello che succederà nel medio periodo.
Non è infatti chiaro come sarà il futuro dell’Unione Euroasiatica guidata dalla Russia che al momento non gode proprio di buona salute e il cui ruolo egemonico viene visto con una certa diffidenza.
Gli scenari sono dunque diversi e vanno dal più catastrofico, che vede crollare Mosca con tutto il suo castello, a quelli più ottimistici che predicono una collaborazione dell’Uee con l’Unione Europea, la Cina, l’India e anche la Turchia, con grandi benefici per tutti.
GRANDI POTENZIALITÀ DI SVILUPPO. Qualcuno nel dubbio si mette comunque in fila, dall’Egitto al Vietnam. I veri passi inziali, fatti dal 2010 con la regia di Putin e il lancio dell’Unione doganale tra Russia, Kazakistan e Bielorussia, avevano fatto ben sperare prima che la crisi in Ucraina mandasse in frantumi di rapporti tra Mosca e Occidente.
Ma sul lato orientale il Cremlino ha continuato a tessere le proprie relazioni, con l’obiettivo di creare comunque uno spazio economico integrato tra la vecchia Europa e la straripante Cina e non sprofondare.
I poco più di 180 milioni di abitanti dell’Unione Euroasiatica costituiscono un mercato relativamente limitato su una superficie che è il 14% di quella mondiale, le potenzialità di sviluppo sono però enormi proprio per quel riguarda la crescita complessiva trainata da settori fondamentali come quello energetico, dell’agricoltura e delle infrastrutture.
PUTIN GUARDA A CINA E INDIA. Se l’idea di Vladimir Putin di una grande spazio economico comune da Lisbona a Vladivostok, avanzata già nel 2010 alla partenza dell’Unione doganale, si è per ora infranta sulla guerra nel Donbass che ha aperto lo scontro tra Mosca e Occidente, è inevitabile che prima o poi anche l’Europa non potrà fare a meno di guardare l’Uee come un partner.
Soprattutto se accanto all’integrazione nell’ex blocco sovietico arriverà quella con i giganti d’Oriente, e se quindi dopo il Kirghizistan saranno la Cina e l’India a stringere patti economici con un’alleanza oggi ancora allo stato embrionale.

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